Dimissioni Santanchè, Meloni verso la revoca e sfiducia dalle opposizioni

Giorgia Meloni vuole le dimissioni di Daniela Santanchè e la ministra del Turismo resiste: "Non mi dimetto". Che carte può giocare la premier

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Mauro Di Gregorio

Giornalista politico-economico

Laurea in Scienze della Comunicazione all’Università di Palermo. Giornalista professionista dal 2006. Si interessa principalmente di cronaca, politica ed economia.

Il Governo Meloni continua a perdere pezzi, e potrebbe presto perderne anche degli altri: dopo le dimissioni di Andrea Delmastro Delle Vedove (sottosegretario alla Giustizia) e di Giusi Bartolozzi (capo di gabinetto alla Giustizia), la premier ha chiesto un passo indietro alla ministra del Turismo Daniela Santanchè.

La quale ha risposto seccamente: “Non mi dimetto“. La sconfitta al referendum sulla Giustizia segna la fase due del Governo: la premier intende epurare la squadra da chiunque abbia pendenze con la magistratura o possa, a qualsiasi titolo, rappresentare un problema politico. Per Meloni si tratta di un ritorno all’identità legalitaria della destra in vista della lunga marcia verso le elezioni politiche del 2027.

Perché Delmastro e Bartolozzi hanno lasciato

Andrea Delmastro è nell’occhio del ciclone per la sua partecipazione a una società insieme alla figlia 18enne di un prestanome dei Senese, con la quale ha aperto una bisteccheria. “Ho commesso una leggerezza”, ha ammesso il diretto interessato.

Delmastro aveva già infiammato le cronache per alcune sue uscite spericolate: durante i giorni caldi del caso Cospito, il deputato FdI Giovanni Donzelli intervenne alla Camera attaccando alcuni parlamentari del PD che avevano visitato Cospito in carcere. Per farlo, citò conversazioni avvenute tra Cospito e boss della criminalità organizzata. Donzelli ammise di aver ottenuto queste informazioni riservate dal suo collega di partito e coinquilino Andrea Delmastro. Delmastro venne criticato anche per avere espresso “intima gioia” nel vedere “sfilare” un nuovo mezzo della polizia penitenziaria sapendo che esso contiene criminali che “noi sappiamo trattare e incalziamo” e nonlasciamo respirare“. Fu accusato di essere disumano, ma poi lui chiarì che si riferiva ai mafiosi.

Bartolozzi è indagata nel caso Almasri. Durante la campagna referendaria è stata attaccata dall’opposizione per questa frase: “Votate Sì e ci togliamo di mezzo la magistratura, che sono plotoni di esecuzione“.

Il Governo Meloni, lo ricordiamo, ha già perso due pezzi:

Perché Santanchè non vuole lasciare

Dopo le dimissioni di Delmastro e Bartolozzi, una inusuale nota ufficiale di Palazzo Chigi ha accolto l’evento in questi termini:

Il Presidente del Consiglio dei Ministri, Giorgia Meloni, esprime apprezzamento per la scelta del Sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro e del Capo di Gabinetto Giusi Bartolozzi di rimettere gli incarichi finora ricoperti e li ringrazia per il lavoro svolto con dedizione. Auspica che, sulla medesima linea di sensibilità istituzionale, analoga scelta sia condivisa dal Ministro del Turismo Daniela Santanchè.

Il vecchio adagio, valido per ogni occasione, vuole che i panni sporchi si lavino in famiglia. Per questo fra i commentatori politici serpeggia un sospetto: il riferimento a Santanchè nella nota di Palazzo Chigi sarebbe arrivato dopo un fallito tentativo privato di convincere alle dimissioni la responsabile del Turismo. Con questa mossa, Meloni avrebbe messo Santanchè con le spalle al muro, facendole mancare l’appoggio politico.

Fino ad oggi, Santanchè ha dribblato le polemiche relative ai suoi casi giudiziari come una salamandra nel fuoco, forte della protezione del presidente del Senato Ignazio La Russa.

Nel gennaio 2025, di fronte al mare di Gedda, in Arabia Saudita, parlando con la stampa, Santanchè affermò che avrebbe deciso lei quando dimettersi. La ministra parlò in risposta a Meloni che l’aveva invitata a riflettere sull’opportunità di un passo indietro. Santanchè tirò in ballo l’amico e garante Ignazio La Russa, sempre pronto a difenderla: “Non mi abbandonerà mai”.

Le cose sono cambiate: oggi Giorgia Meloni pretende le dimissioni di Santanchè, a qualsiasi costo.

Giorgia Meloni può revocare l’incarico a Daniela Santanchè?

La Costituzione non si esprime sui casi in cui, in concreto, il premier possa rimuove un ministro non più gradito. La Costituzione (agli articoli 92, 94, 95) non prevede un potere diretto del Presidente del Consiglio di revoca unilaterale. Può esercitare semmai pressione politica, ma non far decadere automaticamente il ministro.

È il Parlamento che può far cadere un ministro con una mozione di sfiducia individuale: anche una sola Camera basta, secondo la Corte costituzionale che si è espressa con la sentenza n. 7/1996 (caso Mancuso).

Se una Camera approva la sfiducia e il ministro non si dimette, allora il Capo dello Stato, su proposta del premier, formalizza la sostituzione con decreto.

Nella storia della Repubblica italiana si è vista una prassi diversa: ogni qualvolta un ministro sia entrato in frizione con il premier, ha lasciato l’incarico più o meno volentieri, così da non creare una crisi politica.

Non mi dimetto, anzi. Sono pronta a presentarmi al prossimo Consiglio dei ministri“, ha risposto la ministra Santanchè.

Daniela Santanchè e la giustizia

Daniela Santanchè è coinvolta in diversi procedimenti giudiziari, tra indagini e processi, legati alla sua attività imprenditoriale.

È indagata a Milano per bancarotta fraudolenta in relazione al fallimento di Bioera. Un’ipotesi di accusa analoga è stata formulata anche per il caso Ki Group.

Nel filone Visibilia è imputata, insieme ad altri, per falso in bilancio: secondo l’accusa, sarebbero state effettuate operazioni contabili per occultare perdite a partire dal 2014.

È inoltre a rischio di rinvio a giudizio per una presunta truffa aggravata ai danni dell’Inps durante la pandemia: secondo l’ipotesi accusatoria, sarebbero stati richiesti ammortizzatori sociali mentre i dipendenti continuavano a lavorare.

Le opposizioni depositano una mozione di sfiducia per Santanchè

Una mozione di sfiducia alla ministra del Turismo, Daniela Santanchè: è stata depositata nella mattinata del 25 marzo alla Camera e sottoscritta da tutte le forze di opposizione.

Il testo è stato firmato da Chiara Braga (PD), Riccardo Ricciardi (M5S), Luana Zanella (AVS), Matteo Richetti (Azione), Maria Elena Boschi (IV) e Riccardo Magi (+Europa).

Così si legge:

La Camera, premesso che: l’articolo 94 della Costituzione attribuisce a ciascuna Camera il potere di revocare la fiducia mediante mozione motivata; la responsabilità politica dei singoli ministri costituisce elemento essenziale del corretto funzionamento dell’esecutivo e del rapporto fiduciario con il Parlamento; considerato che: – la presidente del Consiglio dei ministri, con dichiarazione resa nel tardo pomeriggio del 24 marzo c.a. ha pubblicamente auspicato le dimissioni della ministra del Turismo Daniela Garnero Santanchè; tali dichiarazioni evidenziano il venir meno del rapporto fiduciario tra la presidente del Consiglio e la ministra, determinando una situazione di oggettiva incompatibilità con la permanenza in carica; la mancata assunzione di responsabilità mediante dimissioni volontarie, a fronte di una esplicita presa di distanza del vertice dell’esecutivo, configura una grave anomalia istituzionale; tale situazione compromette la credibilità dell’azione di governo e arreca pregiudizio all’immagine delle istituzioni; visto l’articolo 94 della Costituzione e visto l’articolo 115 del regolamento della Camera dei deputati, esprime la propria sfiducia alla Ministra del turismo, senatrice Daniela Garnero Santanchè, e la impegna a rassegnare le proprie dimissioni.

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