Il taglio delle accise non arriva al portafoglio e i prezzi dei carburanti salgono ancora

Benzina e gasolio registrano nuovi rincari. Tra le cause l'effetto spugna, che impedisce cali ai listini nonostante gli incentivi fiscali.

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Emanuela Colatosti

Giornalista

Laureata in filosofia e giornalista pubblicista dal 2024, esperta di concorsi pubblici e del mondo del lavoro. Si occupa anche di tematiche ambientali e sociali

La rapidità con cui qualsiasi beneficio fiscale sui prezzi si dissolve al momento del rifornimento è simile a quella di una goccia d’acqua che cade sull’asfalto rovente. Che si tratti di un calo delle quotazioni internazionali o di un intervento di contenimento, l’effetto distensivo sul portafoglio degli automobilisti tende ad assottigliarsi fino a sparire. I tentativi di ribasso vengono assorbiti in breve tempo dalle fluttuazioni della materia prima e dai margini della filiera, riportando la spesa finale al punto di partenza.

In poche settimane, il tanto agognato beneficio dello sconto sulle imposte sui carburanti si è tradotto in una nuova e costante impennata dei prezzi di listino.

I numeri del pieno: le cifre reali alla pompa

I dati più recenti registrati sulle rilevazioni dei prezzi mostrano un quadro di aumenti quotidiani che spingono le quotazioni su livelli record sia sulla rete ordinaria che in autostrada:

Questi micro-adeguamenti continui verso l’alto dimostrano come la spinta dei rincari riesca a cancellare in tempi brevissimi il taglio sulle accise mobili, che avrebbe dovuto portare a una riduzione di 17 centesimi al litro.

Il sorpasso del diesel sulla benzina e la fine del margine storico

I dati evidenziano una dinamica ancora più profonda: il sorpasso del gasolio sulla benzina, un paradosso che stravolge la convenienza tradizionale di milioni di automobilisti:

Il ribaltamento dei valori rende la stangata dei carburanti ancora più gravosa per i pendolari e per chi utilizza l’auto per lavoro. Una rivoluzione preannunciata, che ha motivazioni anche di ordine ecologico.

L’effetto elasticità nella formazione del prezzo

La velocità con cui i prezzi schizzano verso l’alto nasconde una profonda asimmetria nella trasmissione delle quotazioni industriali lungo la filiera. Mentre gli aumenti del greggio e dei prodotti raffinati vengono scaricati con immediata puntualità sui listini dei distributori, i cali della materia prima e le misure di taglio fiscale faticano a trasferirsi al consumo, muovendosi con estrema lentezza.

Questo fenomeno finisce per creare un vero e proprio effetto spugna, dove i margini di risparmio concessi ai cittadini vengono rapidamente riassorbiti dalle fluttuazioni di mercato e dalle componenti fisse che gravano sul prezzo finale. Senza una riforma strutturale dei meccanismi di formazione del listino e un monitoraggio sulla filiera, qualsiasi intervento di riduzione delle imposte si trasforma così nell’ennesima parentesi temporanea, esosa per le casse dello Stato e inutile per le tasche dei cittadini, destinata a chiudersi nel giro di pochissimi giorni.

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