L’inflazione corre e il caro spesa torna a mordere il portafoglio, impoverendo il carrello.
Frutta, verdura, carne e pesce costano sempre di più. Il rincaro dei prodotti freschi sta accelerando mentre l’aumento complessivo dei prezzi alimentari europei, soprattutto per gli alimenti trasformati, è rimasto relativamente contenuto nel corso dell’anno. E i consumi restano sostanzialmente fermi, con il potere d’acquisto al palo.
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Inflazione, alimenti non trasformati alle stelle
A ottobre i prezzi degli alimenti non trasformati in Italia sono aumentati del 7,5% rispetto allo stesso mese del 2025, con un’accelerazione significativa rispetto al +5,5% registrato a settembre. Il carrello della spesa ha subito una nuova impennata dall’1,5% al 2,5%.
Dietro il trend c’è soprattutto il costo dell’energia: carburanti, elettricità e riscaldamento sono diventati più cari e la filiera dei prodotti freschi è particolarmente esposta. In Europa, carburanti, elettricità e riscaldamento sono costati circa il 20% in più rispetto all’anno precedente.
Un’energia più cara si traduce nell’immediato in maggiori costi per produrre, trasportare e tenere le merci deperibili in fresco. E il prezzo finale viene scaricato sul portafoglio dei consumatori. Senza contare il fatto che i maggiori costi rendono più difficile per le aziende innovare e investire.
Ma il problema non riguarda soltanto i prezzi: i dati sulle vendite al dettaglio fotografano un mercato debole, nel quale le famiglie acquistano meno prodotti e i piccoli negozi continuano a perdere terreno rispetto alle grandi piattaforme online, che invece volano.
L’Italia registra una delle accelerazioni più evidenti. A ottobre il rincaro annuo ha raggiunto il 7,5%, due punti percentuali in più rispetto al mese precedente.
| Indicatore | Sett. 2026 | Ott. 2026 |
|---|---|---|
| Alimenti non trasformati in Italia | +5,5% | +7,5% |
| Carrello della spesa | +1,5% | +2,5% |
Ma se sul fronte dei prezzi l’Italia piange, altri Paesi non ridono: fare la spesa è diventato particolarmente costoso anche in Francia, Spagna, Portogallo, Cipro e Romania.
Ma non è finita qui: a dicembre potrebbe arrivare dalla Bce un rialzo dei tassi che spingerebbe verso su i mutui.
Vendite al dettaglio, gli italiani comprano meno prodotti
I dati Istat sulle vendite al dettaglio di settembre 2026 mostrano una situazione di sostanziale stagnazione. Rispetto ad agosto, le vendite sono aumentate appena dello 0,1% in valore, mentre i volumi sono rimasti fermi. Significa che il fatturato del commercio può crescere anche senza un corrispondente aumento della quantità di prodotti acquistati.
Su base annua, a settembre le vendite al dettaglio sono aumentate dell’1,6% in valore, ma sono diminuite dello 0,1% in volume.
La situazione è ancora più evidente nel comparto alimentare:
- valore +1,7% rispetto a settembre 2025;
- volume -0,1% rispetto a settembre 2025.
In altre parole, gli italiani spendono di più per acquistare una quantità leggermente inferiore di prodotti alimentari.
Il fenomeno riguarda anche i beni non alimentari, con vendite in aumento dell’1,5% in valore e in calo dello 0,2% in volume.
Il bilancio del terzo trimestre è persino peggiore: rispetto al trimestre precedente, le vendite al dettaglio sono diminuite dello 0,3% in valore e dello 0,5% in volume.
Piccoli negozi in difficoltà, l’e-commerce cresce
Dai dati Istat emerge poi il progressivo spostamento degli acquisti verso il commercio elettronico: a settembre 2026, rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, le vendite online sono aumentate dell’8,5% in valore e del 7,1% in volume.
Una tendenza che preoccupa Confesercenti, secondo cui il commercio di prossimità continua a perdere quote di mercato. L’associazione sottolinea che nei primi nove mesi del 2026 le piccole superfici hanno registrato una flessione dello 0,8% in volume. A settembre, il calo rispetto allo stesso mese del 2025 è stato dell’1,2%. La grande distribuzione ha invece mantenuto un andamento migliore, con un incremento dei volumi dello 0,6% nei primi nove mesi dell’anno.