Ddl Sgomberi, sfratti più veloci e meno tempo per pagare gli affitti scaduti: le novità

Il nuovo provvedimento accelera i tempi per la liberazione degli immobili e dimezza i termini di grazia, ma introduce tutele per i fragili

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Giorgia Bonamoneta

Giornalista

Nata ad Anzio, dopo la laurea in Editoria e Scrittura e un periodo in Belgio, ha iniziato a scrivere di attualità, geopolitica, lavoro e giovani.

Nella bozza del ddl Sgomberi, approvato la scorsa settimana dal Consiglio dei ministri, c’è il piano per un nuovo procedimento per sgomberi più veloci. Arriva l’ingiunzione di rilascio per finita locazione. Lo scopo è quello di “assicurare la celere liberazione degli immobili oggetto di contratti di locazione conclusi o che stanno per concludersi”, come si legge nella bozza.

La bozza prevede una modifica del codice di procedura civile che andrà a sostituire la convalida di licenza per finita locazione. Prevede quindi che il locatore o concedente possa richiedere al giudice, ancor prima della scadenza del contratto, un’ingiunzione di rilascio per finita locazione.

Cosa cambia con il decreto Sgomberi

Il Piano Casa, approvato il 30 aprile, includeva un disegno di legge per accelerare le procedure di sfratto. Inizialmente inserito nel Piano Casa, il Quirinale si è detto contrario e quindi sarà trattato a parte.

Il ddl Sgomberi vuole velocizzare le pratiche per la liberazione di immobili privati e pubblici occupati in modo illegittimo. A cambiare rispetto alla procedura tradizionale sono i tempi.

Il decreto prevede il rilascio entro 15 giorni dal ricorso, con una penale pari all’1% del canone mensile per ogni giorno di ritardo nel lasciare l’abitazione.

Il giudice, con questa modifica, potrà ordinare il rilascio dell’immobile in tempi rapidi, entro 15 giorni, se la domanda è fondata.

Se il contratto risulta già scaduto al momento della domanda, il rilascio sarà compreso tra un minimo di 30 giorni e un massimo di 60.

Tempi per sanare la morosità

In caso di affitti scaduti, la bozza prevede di dimezzare il “termine di grazia”, anche in caso di difficoltà economiche.

Nella pratica, in 4 anni di contratto, gli inquilini potranno sanare per un massimo di due volte (non più tre) il pagamento dovuto per gli affitti scaduti, gli oneri accessori, gli interessi e le spese.

Si riduce anche il termine assegnato dal giudice in caso di comprovate condizioni di difficoltà del conduttore. Questo passa da 90 a 45 giorni. Il “termine di grazia“, a sua volta, passa da 120 a 60 giorni nel caso in cui l’inadempienza si prolunghi per non oltre due mesi.

Tutele per anziani e disabili

Le associazioni dei proprietari e degli operatori immobiliari hanno accolto con soddisfazione la stretta sugli sfratti. Tra queste Confedilizia, che sottolinea come la semplificazione delle procedure potrà contribuire a restituire fiducia ai proprietari.

Dall’altro lato c’è chi parla di “rischio impatto sociale”, perché il ddl potrebbe colpire le famiglie già fragili.

Ci sono delle tutele, ma solo per alcune categorie. Per esempio sarà possibile rinviare l’esecuzione dello sfratto, per un massimo di 6 mesi, nei casi di:

Inoltre, per i casi di fragilità, al momento della richiesta di sfratto è stato introdotto l’obbligo di segnalazione ai servizi sociali. In questo modo, anche se lo sfratto resta in corso, si avvieranno degli strumenti di supporto.

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