I prezzi del carrello della spesa continuano ad aumentare. A confermare il trend al rialzo dei costi sono gli ultimi dati Istat, pubblicati il 12 agosto 2026 e relativi a luglio 2026. In un mese, anche se l’inflazione è scesa rispetto a giugno, il costo della vita non è diminuito di pari passo, con effetti sul potere d’acquisto degli italiani, molti dei quali in difficoltà persino con gli acquisti di prima necessità.
L’emergenza non riguarda più soltanto gli ultimi o chi non può contare su un’entrata fissa, ma si è estesa a chi – pur lavorando – con quello che guadagna fa fatica a far quadrare il bilancio familiare. Tant’è che, di recente, sono state lanciate le prime iniziative di “spesa a rate“.
Indice
Di quanto sono aumentati i prezzi del carrello della spesa
Nel mese di luglio, l’indice nazionale dei prezzi al consumo ha registrato un aumento del +2,9% su base annua, in lieve rallentamento rispetto al +3,0% rilevato a giugno. Ad aumentare, pure in questo caso in maniera più lenta rispetto al mese precedente, anche i prezzi del carrello della spesa, cresciuti dell’1%.
Analizzando l’andamento dei costi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona, la dinamica ha cioè mostrato un calo del tasso di variazione tendenziale, passando dal +1,3% di giugno al +1% di luglio. Tuttavia, questo non vuol dire che i prezzi stanno diminuendo ma che, in generale, stanno semplicemente aumentando più lentamente.
Cosa costa di più
I rincari maggiori – in termini di variazioni congiunturali (rispetto al mese precedente) – si sono registrati nei:
- servizi energetici regolamentati (+6,5%)
- trasporti (+1,4%);
- settori ricreativi, culturali e per la cura della persona (+0,6%);
- servizi energetici non regolamentati (+0,5%).
Se si considerano i beni alimentari, per la cura della casa e della persona:
- gli alimentari non lavorati hanno registrato una flessione dei prezzi su base mensile (pari a -1,3%);
- mentre tra le voci che hanno registrato aumenti figurano gli alimentari lavorati, ovvero Pane, pasta, formaggi, conserve di pomodoro, salumi, verdure in scatola e piatti pronti. Questi sono cresciuti dello +0,3% rispetto al mese precedente.
Su base annua, invece, la crescita complessiva dei beni ad alta frequenza d’acquisto si attesta al +3,4% (sebbene in rallentamento rispetto al +3,9% registrato a giugno). Fanno parte di questa categoria principalmente:
- i prodotti alimentari e le bevande consumate regolarmente in casa;
- i prodotti per la cura della casa (detersivi, carta igienica, articoli per la pulizia);
- i prodotti per la cura della persona (prodotti d’igiene intima, cosmetici di base, articoli da toeletta);
- i carburanti per i mezzi di trasporto privato.
Perché se l’inflazione scende il costo della vita resta alto?
Spesso si pensa che, se l’inflazione scende, i prezzi debbano improvvisamente abbassarsi, ma in realtà non funziona così. Quando l’inflazione rallenta significa semplicemente che i prezzi continuano a salire, ma a una velocità inferiore. Proprio come è successo nell’ultimo mese monitorato dall’Istat.
Un tasso d’inflazione positivo, come quello registrato di recente, indica comunque che i beni e i servizi costano più di un anno fa. Per esempio, se un prodotto passa da 2 a 2,20 euro, il suo prezzo è aumentato del 10%. Se l’anno successivo passa da 2,20 a 2,24 euro, questo può essere considerato l’effetto di una spinta inflazionistica più contenuta. Il nuovo incremento c’è, anche se minore, poiché il consumatore continua a pagare 2,24 euro e non torna ai precedenti 2 euro.
Se, inoltre, a questo si aggiunge l’effetto cumulativo dei rincari nei mesi e negli anni passati – che restano incorporati nei prezzi attuali – pur rallentando la corsa, il livello generale del costo della vita rimane comunque in una soglia più alta. Ed è proprio questo il meccanismo che oggi rende particolarmente difficile la percezione di miglioramento da parte di famiglie e lavoratori.