Un nuovo prodotto italiano, un olio bolognese, entra ufficialmente nel sistema europeo delle Indicazioni geografiche protette (Igp). Si tratta di un extravergine prodotto nell’area collinare della città di Bologna, che a settembre 2026 ha ottenuto la registrazione da parte dell’Unione europea.
Indice
Cosa sappiamo dell’olio italiano che ha ottenuto il marchio Igp
Con il regolamento di esecuzione (Ue) 2026/2078 della Commissione europea, pubblicato nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea il 16 settembre 2026, è stato formalizzato il riconoscimento del marchio Igp all’Olio dei Colli di Bologna. L’Igp è una certificazione europea che lega un prodotto a una determinata area geografica ma, a differenza della Dop, per ottenerla non è necessario che tutte le fasi della produzione avvengano necessariamente in un territorio indicato.
Per l’indicazione di origine protetta è infatti sufficiente che almeno una fase della produzione, trasformazione o elaborazione sia legata all’area geografica di riferimento secondo quanto previsto dal disciplinare (che nel caso dell’olio definisce in modo preciso il territorio interessato e le modalità con cui devono essere coltivate, raccolte e trasformate le olive).
Per quanto riguarda invece la varietà di pianta coltivata (cultivar):
- per la produzione di olio monovarietale, il disciplinare ammette diverse varietà: Correggiolo, Frantoio, Nostrana di Brisighella e suoi cloni, Ghiacciolo e suoi cloni, Farneto, Montebudello, Montecapra, Montecalvo 2 e Oliveto;
- per gli oli non monovarietali, cioè ottenuti attraverso una miscela di varietà, possono essere utilizzate anche Leccino e Maurino.
Le varietà ammesse devono essere presenti secondo le percentuali stabilite dal disciplinare, ovvero:
- per la produzione monovarietale, la cultivar selezionata deve rappresentare almeno l’85% delle olive utilizzate;
- per i blend, due o più cultivar ammesse devono rappresentare complessivamente almeno l’80%.
Infine, al momento della commercializzazione è richiesto che l’olio abbia un’acidità libera non superiore allo 0,3%, mentre:
- il contenuto di acido oleico deve essere pari o superiore al 72%;
- l’acido linoleico non può superare il 10%;
- il rapporto tra acido oleico e acido linoleico deve essere almeno pari a 7.
Il disciplinare stabilisce anche un valore minimo di 150 mg di biofenoli o polifenoli per chilogrammo di olio, oltre a specifici limiti per i parametri K232 e K270.
Dove viene prodotto
La zona di produzione dell’Olio dei Colli di Bologna interessa la fascia dei colli bolognesi, un’area che, secondo i dati della Fondazione Qualivita, comprende l’intero territorio di 25 comuni e una parte del territorio di altri 7 comuni della provincia di Bologna. È proprio in quest’area che devono avvenire la coltivazione e la raccolta delle olive e il processo di oleificazione previsto dal disciplinare Igp.
Poiché si trova più a nord rispetto alle aree tradizionalmente vocate alla coltivazione dell’olivo, questa zona garantisce la produzione di un olio dal carattere unico e fortemente legato al territorio, elementi questi che hanno permesso di ottenere la certificazione.
Storia e gusto
Il percorso per ottenere l’Igp è iniziato nel 2021, su iniziativa della Rete olio extra vergine di oliva Colli di Bologna. Il disciplinare – alla quale definizione hanno contribuito il dipartimento di Scienze e Tecnologie Agro-Alimentari dell’Università di Bologna e l’Istituto per la Bioeconomia del Cnr di Bologna – descrive un olio con fruttato di oliva da medio a intenso, accompagnato da percezioni di amaro e piccante anch’esse medio-intense. Possono inoltre emergere note secondarie riconducibili a carciofo, erba, mandorla e pomodoro. Il colore può variare dal verde al giallo dorato in funzione dell’età dell’olio.
Nel complesso, le caratteristiche indicate dalle autorità europee descrivono un prodotto equilibrato, nel quale fruttato, amaro e piccante concorrono alla definizione del profilo organolettico.