Da dove arrivano le pesche che mangiamo? Dalla Spagna alla Cina: cosa comprano le famiglie

Dall'invasione spagnola ai prodotti cinesi in tavola: come cambiano gli acquisti di pesche e nettarine in Italia

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Federica Petrucci

Editor esperta di economia e attualità

Laureata in Scienze Politiche presso l'Università di Palermo. Scrive di Fisco e Tasse, Economia, Diritto e Lavoro, con uno sguardo sull'attualità e i temi caldi

Pesche e nettarine rappresentano uno dei casi più emblematici del cambiamento che sta trasformando la frutticoltura italiana. Da una parte ci sono superfici coltivate e produzioni che, nel lungo periodo, si sono ridotte, dall’altra un mercato che continua a riconoscere valore a questi frutti. I prezzi alla produzione sono infatti in aumento e la domanda, soprattutto per le nettarine e per il prodotto confezionato, mostra segnali interessanti.

Eppure, la contrazione strutturale del comparto ha avuto chiare conseguenze sul posizionamento internazionale, facendo perdere all’Italia la sua posizione di leadership in questo settore.

Di quanto è diminuita la produzione di pesche e nettarine in Italia

Secondo quanto emerso dall’ultimo report Istat pubblicato il 4 settembre 2026, che fotografa l’evoluzione delle principali colture agricole italiane tra il 2006 e il 2025:

Ancora più marcata è stata la contrazione per le nettarine:

Nonostante questa riduzione, le rese per ettaro sono cresciute del:

Il settore ha quindi perso una parte consistente del proprio potenziale produttivo, ma ha contemporaneamente migliorato la capacità di ottenere prodotto dalle superfici rimaste.

Quali sono state le rese: regioni a confronto

Secondo i dati del Cso Italy (Centro servizi ortofrutticoli italiano), le superfici italiane dedicate a pesche e nettarine hanno subito una progressiva erosione negli ultimi anni. Il fenomeno è stato particolarmente significativo nelle regioni settentrionali, mentre in alcune aree del Mezzogiorno la coltivazione ha mostrato una maggiore stabilità.

Complessivamente:

A livello regionale:

Pur trattandosi di numeri importanti, questi sono ancora lontani dai livelli che hanno caratterizzato il comparto in passato.

Chi ha superato l’Italia in Europa

L’Italia, storicamente protagonista della produzione di pesche e nettarine, ha perso la leadership europea a favore della Spagna. Oggi il nostro Paese è il secondo produttore europeo, mentre a livello mondiale si trova al terzo posto, preceduto dalla Cina e dalla Spagna.

Le stime di Europech attribuiscono all’Italia una produzione di circa 930.000 tonnellate, in aumento dello 0,5% nel 2025 rispetto al 2024. Eppure, anche se nello stesso periodo la Spagna ha registrato una contrazione, il comparto italiano non è comunque riuscito a riconquistare il primato sul mercato.

Perché i prezzi rischiano ancora di aumentare

La riduzione dell’offerta, combinata con una domanda ancora consistente, ha però contribuito a sostenere i prezzi. Nel 2025, infatti, nelle principali piazze monitorate da Ismea, i prezzi di pesche e nettarine, sia a polpa gialla sia a polpa bianca, sono risultati generalmente superiori rispetto al 2024 e alla media del triennio precedente.

Per esempio, il prezzo medio nazionale delle pesche a polpa gialla all’origine si è attestato intorno a 0,95 euro al chilogrammo, con un aumento del 12% rispetto allo stesso mese del 2024 e del 7% rispetto alla media del periodo 2022-2024.

Questo si verifica quando la disponibilità di un prodotto si riduce e, contemporaneamente, la domanda rimane alta. E se gli ettari continuano a diminuire, il rischio è quello di assistere a un mercato sempre più dipendente dall’offerta di pochi territori e, nei momenti di scarsità, dalle importazioni. Dove i prezzi sono destinati a salire ancora di più.

Da dove arrivano le pesche che mangiamo

La Spagna rappresenta il principale concorrente dell’Italia anche a livello interno. A tal proposito, osservando i dati del Cso:

Questo si è verificato proprio mentre l’Italia ha visto progressivamente la propria base produttiva ridursi, mentre la Spagna ha assunto un ruolo sempre più importante sia come concorrente sui mercati sia come fornitore del mercato italiano.

Dove l’Italia esporta di più

Sul fronte opposto, però, l’Italia mantiene una forte vocazione all’export. Nel 2024 le esportazioni di pesche e nettarine hanno sfiorato i 161 milioni di euro, in crescita del 26% rispetto al 2023, mentre i volumi sono aumentati del 37%. Il saldo della bilancia commerciale è tornato positivo, con un attivo di 13,4 milioni di euro.

I dati Cso relativi al 2017 mostrano che quasi il 70% delle esportazioni era destinato a cinque Paesi:

A chiudere la classifica, ci sono poi:

Cosa acquistano le famiglie: le preferenze dei consumatori

A confermare che pesche e nettarine sono un prodotto di punta ci sono anche i dati dall’analisi Italiafruit pubblicata a luglio 2026, in collaborazione con l’Osservatorio permanente YouGov Shopper. Quello che dicono i numeri è che:

Il vero cambiamento riguarda però il modo in cui il consumatore compra questi frutti:

Inoltre, le pesche conservano una base di consumatori più ampia: nel 2025 erano acquistate dal 68,7% delle famiglie, contro il 48,3% delle nettarine. Ma la dinamica premia nettamente queste ultime:

Il motivo è anche legato alle caratteristiche fisiche del frutto. La buccia liscia della nettarina la rende più semplice da mangiare fuori casa, senza necessità di sbucciarla, e quindi particolarmente adatta alle nuove modalità di consumo. È il segnale di una trasformazione più ampia del mercato ortofrutticolo. Poiché queste dinamiche confermano che il consumatore non sceglie più soltanto sulla base del prezzo o della qualità, ma anche in funzione della comodità d’acquisto e di consumo.

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