L’agricoltura italiana continua a rappresentare un pilastro dell’economia nazionale, ma il percorso verso l’innovazione appare ancora lento e disomogeneo. I dati diffusi dall’Istat a fine febbraio, solo il 12% delle aziende del settore ha realizzato interventi di innovazione, mentre la maggior parte degli operatori è rimasta indietro. Le percentuali sono ancora minori se si mettono a paragone le regioni del Nord con quelle delle Mezzogiorno, dove la maggior parte dei soldi investiti sono servivi a far fronte ad eventi climatici estremi e siccità.
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Agricoltura e innovazione: Nord e Sud a confronto
Se si prendono in considerazione specifiche aree del Paese, nel Nord-est è presente la quota maggiore di aziende innovatrici pari al 24,5%. A seguire ci sono quelle ubicate nelle regioni del Nord-ovest (19,4%), mentre molto più indietro troviamo Centro (10%), Sud (6,2%) e Isole (8,1%).
La propensione all’innovazione cresce anche al crescere della superficie agricola utilizzata: investe infatti solo il 7,9% delle piccole aziende (fino a 10 ettari), mentre la quota sale al 34,6% tra quelle di grandi dimensioni (con oltre 50 ettari).Tra queste, le aziende agro-zootecniche . che integrano coltivazione e allevamento . sono le più propense a innovare (20,8%), seguite da quelle esclusivamente zootecniche (15%) e da quelle dedite solo alla coltivazione (10,2%).
In cosa investono le aziende
Sebbene il tasso di innovazione nel Mezzogiorno sia numericamente inferiore, dai dati Istat emerge che le aziende meridionali che decidono di investire mostrano una maggiore propensione alla diversificazione degli interventi. A differenza del Nord, l’orientamento al Sud è guidato dalla necessità di rispondere alle emergenze climatiche, con una focalizzazione prioritaria sulla sostenibilità ambientale e sulla resilienza operativa di fronte alla scarsità di risorse.
Più marcata è inoltre l’attenzione meridionale verso la riduzione dell’erosione del suolo (45,8% nel Sud contro il 25,8% nel Nord-est) e verso la sicurezza alimentare e la tracciabilità (52,8% nel Sud contro meno del 32% nel Nord-est). Particolarmente rilevante è poi il tema dell’acqua. Il 41,4% delle aziende innovatrici ha investito in una migliore gestione delle risorse idriche, ma la quota supera il 50% nel Sud e nelle Isole.
L’aumento della produttività rimane l’obiettivo principale per oltre il 74% delle aziende innovatrici, con picchi nel Sud (78%) e nelle Isole (77,4%). A cambiare, quindi, sono i piani per raggiungere tale obiettivo. A tal proposito, il 50,2% delle aziende innovatrici ha dichiarato di aver dovuto potenziare le competenze tecniche interne. Nel Mezzogiorno questa esigenza supera il 60%, segno di un fabbisogno formativo più marcato. E ancora più significativa è la necessità di acquisire nuove figure professionali specializzate: lo dichiara il 22,7% delle aziende, ma la quota sale al 38% nel Sud.
I benefici percepiti: efficienza e riduzione dei costi
Nonostante la bassa diffusione dell’innovazione:
- l’82,2% delle aziende che investono riconosce nell’innovazione un miglioramento dell’ottimizzazione produttiva;
- il 72,5% una gestione più efficiente dei mezzi di produzione;
- il 63,6% una riduzione dei costi operativi.
Nel Mezzogiorno oltre la metà delle aziende valuta positivamente l’impatto delle innovazioni sulla gestione delle risorse idriche (53%), mentre nel Centro-Nord prevale un giudizio più tiepido. Analogamente, il controllo delle malattie delle colture è considerato un beneficio rilevante dal 65,2% delle aziende del Sud, contro meno del 50% nel Centro-Nord.
Tuttavia, il percorso non è privo di ostacoli. Il 12% delle aziende ha segnalato resistenze interne al cambiamento, con picchi del 23,1% nel Sud.
Decisioni autonome e autofinanziamento
Un altro elemento interessante riguarda il processo decisionale. L’86,6% delle aziende che hanno innovato dichiara di aver maturato la decisione autonomamente, con una quota che sale al 91% nel Nord-est. Accanto alle decisioni interne, un ruolo rilevante è svolto dalle associazioni di categoria, che hanno accompagnato le imprese nel 28,3% dei casi (il 37% al nel Mezogiorno).
Sul fronte finanziario, il 76,5% delle aziende si è autofinanziato. Il ricorso a risorse proprie è più frequente nel Nord-est (82,2%) e meno nel Sud (68,6%). La politica agricola comune (Pac) ha sostenuto il 40,3% degli investimenti, ma il suo peso cresce sensibilmente nel Mezzogiorno, dove quasi il 60% delle aziende innovative ha fatto ricorso ai fondi europei, contro il 25% del Nord-est.