Volkswagen chiude 4 impianti e licenzia 120mila lavoratori, via dal mercato metà dei modelli

Dalla riunione dei vertici aziendali di Volkswagen sarebbe uscito un piano i ridimensionamento significativo del gruppo tedesco da attuare entro il 2030

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Matteo Runchi

Editor esperto di economia e attualità

Redattore esperto di tecnologia e esteri, scrive di attualità, cronaca ed economia

Nella giornata di ieri 9 luglio si è tenuta un’attesa riunione dei vertici aziendali di Volkswagen, il più grande gruppo automobilistico tedesco ed europeo. I dirigenti hanno deciso per un piano molto estremo di riduzione dei costi e delle dimensioni dell’azienda da attuare nei prossimi quattro anni, per far tornare il gruppo alla crescita.

I tagli riguarderanno quattro stabilimenti in Germania e circa 120mila posti di lavoro secondo quanto riporta la stampa tedesca. Volkswagen taglierà anche il 50% dei suoi modelli attualmente in vendita, concentrandosi esclusivamente su quelli più redditizi. Il gruppo tedesco è in crisi da anni e i suoi problemi hanno contribuito al rallentamento dell’intera economia della Germania.

Il piano di tagli ufficiale di Volkswagen

Dalla riunione del 9 luglio sono uscite due diverse notizie. La prima è quella del piano ufficiale di Volkswagen, presentato dal Ceo Oliver Blume e dagli altri dirigenti, pensato per rendere “più resiliente, più efficiente e più competitivo” il gruppo. L’intera manovra ruota attorno a un taglio estremo del numero di modelli che Volkswagen e i marchi che controlla hanno sul mercato.

Il numero di modelli sarà dimezzato entro il 2030. La varietà della gamma, come ad esempio i diversi allestimenti, del 75%. Questo dovrebbe permettere a Volkswagen di semplificare molto la produzione, con significativi risparmi sui costi. I fondi così ottenuti saranno diretti sullo sviluppo tecnologico e sull’innovazione dei modelli “sopravvissuti” ai tagli.

L’altra parte centrale del piano è lo sviluppo software. Saranno annullate diverse duplicazioni tra i vari marchi del gruppo, che inizieranno a utilizzare soluzioni sempre più simili tra loro in modo da ottimizzare il lavoro degli ingegneri. Rimarrà una sola grande differenza, quella tra le tecnologie dedicate al mercato occidentale e a quello orientale.

Da dove vengono i 120mila licenziamenti e i 4 stabilimenti tedeschi chiusi

Nel piano presentato da Blume non si parla né di chiusure di impianti né di licenziamenti. È però inevitabile che, vista la massiccia riduzione del numero di modelli e l’obiettivo di un significativo taglio dei costi, il ridimensionamento di Volkswagen andrà a impattare anche sulla parte produttiva delle aziende del gruppo.

La stampa tedesca, in particolare Bild e Der Spiegel, ha quindi indagato più a fondo e ha riportato che il gruppo prevede entro il 2030 di:

Dal 2027, inoltre, dovrebbe essere ridotta drasticamente anche la dimensione dei bonus dedicati ai dipendenti dell’azienda. I posti di lavoro dovrebbero essere ridotti tramite uscite volontarie e pensionamenti, visto che i contratti dei lavoratori tedeschi di Volkswagen rendono il licenziamento molto difficile.

L’origine della crisi di Volkswagen

Nel nuovo millennio Volkswagen, come buona parte dell’economia industriale tedesca, aveva fondato il proprio modello di crescita su tre elementi:

Tutti questi presupposti sono venuti meno tra il 2020 e il 2022. La pandemia da Covid-19 ha bloccato l’economia cinese, la guerra in Ucraina ha interrotto le forniture di gas russo e in Oriente le auto elettriche a basso costo e una crescente diffidenza per i prodotti occidentali, insieme al rallentamento dell’economia, hanno limitato le vendite di auto del gruppo Volkswagen.

A questo si è unita l’avversità del gruppo per le tecnologie elettriche e la spinta dell’Ue per la riduzione delle emissioni provenienti dal settore dei trasporti, che hanno messo in difficoltà i marchi del gruppo anche in Europa, e i dazi statunitensi, che hanno ulteriormente messo in difficoltà le vendite.

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