Nike licenzia 775 dipendenti e “assume” robot con il piano per l’automazione

Il recente annuncio di Nike sul taglio di 775 posti di lavoro nei centri di distribuzione è un punto di svolta nella gestione della logistica

Pubblicato:

Federica Petrucci

Editor esperta di economia e attualità

Laureata in Scienze Politiche presso l'Università di Palermo e Consulente del Lavoro abilitato.

L’annuncio di Nike di tagliare 775 posti di lavoro negli Stati Uniti, principalmente nei centri di distribuzione, rappresenta molto più di una semplice riorganizzazione aziendale. È il segnale concreto di una trasformazione strutturale che sta attraversando l’industria globale della logistica e della distribuzione. L’accelerazione dell’automazione diventa infatti strumento per ridurre i costi, aumentare l’efficienza e migliorare i margini operativi.

Il piano di ridimensionamento globale di Nike

Secondo quanto dai media statunitenti, i licenziamenti colpiscono in modo particolare i centri di distribuzione situati in Tennessee e Mississippi, dove Nike gestisce grandi hub logistici.

Le riduzioni di personale si sommano ai circa 1.000 tagli già annunciati nell’estate precedente a livello corporate, delineando un ridimensionamento complessivo che va ben oltre un semplice aggiustamento marginale dell’organico.

In una dichiarazione ufficiale, l’azienda ha spiegato che la scelta rientra in una strategia volta a

ridurre la complessità, migliorare la flessibilità e costruire un’operazione più reattiva, resiliente, responsabile ed efficiente.

Tutto puntando su

tecnologie avanzate e automazione.

Il linguaggio utilizzato da Nike è emblematico della narrativa dominante nelle grandi corporation globali: non si parla solo di tagli, ma di trasformazione, modernizzazione, investimento nelle competenze future e rafforzamento della supply chain.

Di fatto, l’automazione viene presentata come un passaggio necessario per rendere l’azienda più competitiva in un contesto economico sempre più complesso e instabile.

La corsa globale alla robotica nei centri di distribuzione

La dinamica non è isolata. L’uso di robotica, intelligenza artificiale e sistemi automatizzati nei magazzini e nei centri di distribuzione è in forte crescita in tutta l’economia statunitense (e non solo).

Settori come e-commerce, logistica e retail stanno investendo massicciamente in tecnologie che permettono di ridurre i tempi di consegna, abbattere gli errori, ottimizzare i flussi e, soprattutto, comprimere il costo del lavoro.

Un esempio è quello di Ups, che ha annunciato piani per il taglio di circa 48.000 posti di lavoro, in parte proprio grazie all’aumento dell’automazione nei suoi impianti. In questo scenario, la decisione di Nike appare meno come un’eccezione e più come una tappa di un processo sistemico.

I tagli colpiscono in modo diretto lavoratori della logistica, una categoria già esposta a processi di precarizzazione e sostituzione tecnologica. I magazzini automatizzati riducono la necessità di manodopera per attività ripetitive come picking, stoccaggio e movimentazione merci, sostituite da robot, nastri intelligenti e sistemi di gestione automatica degli ordini.

E questo comporta una trasformazione delle competenze richieste. Meno attività manuale, più profili tecnici, informatici e ingegneristici.

Prospettive future

La progressiva digitalizzazione del lavoro ridisegna il rapporto tra capitale, tecnologia e occupazione. Da un lato le imprese cercano efficienza, velocità e competitività globale, all’altro i lavoratori si trovano sempre più esposti a processi di sostituzione e riconversione forzata.

La sfida per il futuro non sarà tanto fermare l’automazione, trattandosi di un processo ormai strutturale, quanto governarla con politiche di formazione, riqualificazione e protezione sociale.

Se l’automazione diventa il nuovo standard, la vera questione sarà la capacità delle imprese e delle istituzioni di creare percorsi reali di riconversione professionale, evitando che l’innovazione tecnologica si traduca esclusivamente in esclusione occupazionale.

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