La produzione dello stabilimento Mapal di Gessate, nell’area della Martesana in provincia di Milano, si ferma per essere trasferita in Germania. L’annuncio della delocalizzazione era già arrivato nelle scorse settimane, ma oggi è arrivata la conferma dei licenziamenti. Nello storico stabilimento lombardo, attivo dal 1989, sono diversi infatti i dipendenti che rischiano il posto di lavoro.
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Perché Mapal trasferisce la produzione in Germania
Mapal è un gruppo tedesco specializzato nella produzione di utensili di precisione destinati alla lavorazione dei metalli e all’asportazione del truciolo. Si tratta di componenti utilizzati in comparti industriali caratterizzati da elevati requisiti tecnologici, tra cui automotive e aerospazio.
Il gruppo è presente in 25 Paesi e conta complessivamente circa 4.850 dipendenti. La produzione dello stabilimento di Gessate va avanti da quasi quattro decenni, ma adesso l’azienda ha deciso di interrompere le attività produttive e di ricondizionamento nello stabilimento di via Monza, trasferendo i macchinari e le relative lavorazioni negli impianti tedeschi, dove intende concentrare la produzione.
La motivazione fornita dalla multinazionale è legata alla necessità di rendere la struttura industriale più sostenibile dal punto di vista economico, efficiente e competitiva nel lungo periodo.
Quanti lavoratori verranno licenziati
Dei circa 90 dipendenti complessivi dello stabilimento di Gessate, sono 40 i dipendenti che rischiano il posto di lavoro per via della cessazione delle attività produttive. Sul territorio lombardo, stando a quanto fatto sapere nei comunicati ufficiali di Mapal, dovrebbero rimanere invece operative i servizi commerciali e di vendita e gli uffici amministrativi, di consulenza tecnica e dell’assistenza ai clienti italiani. Per questi comparti non si parla né di delocalizzazione né di licenziamenti, poiché il cambiamento riguarda soprattutto la funzione industriale dello stabilimento.
La protesta della Fiom
La Fiom Cgil di Milano ha reagito duramente all’annuncio e ha espresso la propria contrarietà alla scelta della multinazionale. Per questo motivo, è stato proclamato uno sciopero, che secondo il sindacato ha registrato un’adesione elevata tra i lavoratori.
La Fiom chiede al gruppo di investire in innovazione e ricerca, puntando anche sulla diversificazione dei prodotti, così da non contrapporre stabilimenti italiani e tedeschi. Il problema, secondo il sindacato, non dovrebbe essere stabilire quale sito debba conservare la produzione a scapito dell’altro, ma costruire una strategia industriale anche per valorizzare le competenze presenti a Gessate ed evitare i licenziamenti.
Per la segretaria, Manuela Musolla, il trasferimento delle lavorazioni e i conseguenti esuberi non rappresentano l’unica strada possibile. In presenza di una produzione concentrata su determinati comparti, per esempio, ampliare la gamma di prodotti o individuare nuove applicazioni industriali può ridurre la dipendenza da singoli mercati. Pertanto, il sindacato intende affrontare i prossimi incontri con l’azienda chiedendo di discutere non soltanto delle modalità della riorganizzazione, ma della possibilità di mantenere l’integrità industriale del sito.
La società ha dichiarato di voler gestire il processo in modo responsabile, trasparente e nel rispetto delle norme applicabili, coordinando i passaggi successivi con i rappresentanti dei lavoratori e le autorità competenti. Per i dipendenti, tuttavia, l’incertezza rimane elevata. Il futuro dello stabilimento in Lombardia dipenderà, di fatto, dall’esito del confronto tra l’azienda e i sindacati.