Il metodo “Pagati per primo” per risparmiare, quanto mettere da parte ogni mese

Il metodo "Pagati per primo" per risparmiare partendo dallo stipendio: come automatizzare la quota, quanto mettere da parte e i limiti

Pubblicato:

Mirko Ledda

Editor e fact checker

Scrive sul web dal 2005, come ghost writer e debunker di fake news. Si occupa di pop economy, tecnologia e mondo digitale, alimentazione e salute.

Nel primo trimestre del 2026 le famiglie italiane hanno risparmiato l’8% del reddito disponibile. Lo ha rilevato l’Istat nel Conto trimestrale dei settori istituzionali diffuso il 1° luglio. La quota nasconde un’abitudine diffusa ma poco lungimirante: si mette da parte quello che avanza a fine mese. E spesso non avanza nulla. Il metodo “Pagati per primo” ribalta questa consuetudine e sposta l’accantonamento in cima alla lista, prima delle spese.

Cos’è il metodo “Pagati per primo”: il decimo di Babilonia

Pagarsi per primi vuol dire trattare il risparmio come la prima spesa fissa del mese. Appena arriva lo stipendio si mette da parte una quota stabilita e solo dopo si affrontano affitto, bollette, spesa e tempo libero con quello che rimane.

La formula ha una storia antica. La rese popolare l’americano George S. Clason nel 1926 con The Richest Man in Babylon, una raccolta di parabole ambientate nella Babilonia dei mercanti e dei costruttori di mura. Il protagonista Arkad, l’uomo più ricco della città, riassume il suo primo segreto in una massima diventata proverbiale:

Una parte di tutto ciò che guadagni è tua e devi tenerla per te.

La regola era mettere da parte un decimo di ogni entrata, che oggi equivarrebbe al 10% dello stipendio o del fatturato netto, prima di destinare il resto alle spese. Il decimo di Babilonia è dunque, nel racconto di Clason, la versione più antica del metodo.

Come attivarlo in automatico con la busta paga

Oggi per risparmiare bastano le automazioni e quattro passaggi:

  1. aprire un conto separato o un salvadanaio digitale distinto dal conto corrente su cui arriva lo stipendio;
  2. fissare la percentuale del reddito da accantonare, partendo anche dal 5% se il bilancio è stretto;
  3. impostare un bonifico automatico ricorrente con la data del giorno dell’accredito dello stipendio o degli incassi, così la somma esce prima di poter essere spesa;
  4. destinare il primo accumulo a un fondo di emergenza per fronteggiare tra i 3 e i 6 mesi di spese, prima di pensare a qualsiasi investimento.

Facciamo un esempio.

Su uno stipendio netto di 1.500 euro al mese, accantonare il 10% significa spostare 150 euro su un conto dedicato. In un anno fanno 1.800 euro messi da parte senza azioni da compiere.

Chi ha entrate variabili (lavoro autonomo o stagionale) può legare la quota a una percentuale invece che a una cifra fissa.

Quanto mettere da parte: la regola del 50/30/20

Il decimo di Babilonia non è particolarmente diffuso oggi. Il riferimento più usato è invece la regola del 50/30/20, resa nota dalla giurista, senatrice Usa e guru finanziaria Elizabeth Warren, che divide così il reddito netto:

La quota da mettere da parte subito, in questo caso, è dunque l’ultimo 20%. Ovviamente resta uno schema orientativo, da tarare sul proprio reddito: chi vive in una città con affitti alti difficilmente può tenere le spese fisse dentro il 50%. In quel caso conviene partire da una percentuale più bassa per il risparmio, come detto prima magari il 5% o il 10% consigliato da Clason, e alzarla nel tempo invece di rinunciare al metodo.

I limiti del metodo “Pagati per primo”

Il metodo funziona a una condizione, cioè che sul reddito resti un margine.

Per chi ha entrate interamente assorbite da spese fisse e obbligatorie, spostare una quota all’inizio del mese sposta solo il problema o crea un debito più caro del risparmio accantonato. In questi casi prima di automatizzare l’accantonamento bisogna ottimizzare le spese o capire come alzare il reddito, valutando lavori extra o, ad esempio, il mercato second hand per rivendere vestiti, libri, elettrodomestici e oggetti che non si usano più.

L’inflazione erode il risparmio

Bisogna poi prendere in considerazione che il risparmio non è un investimento. Una somma parcheggiata su un conto non remunerato non cresce e con l’inflazione si perde potere d’acquisto. A giugno 2026 i prezzi al consumo sono saliti del 3% su base annua (lo riporta l’Istat, indice Nic). Significa che 1.800 euro fermi su un conto senza interessi valgono, in termini reali, circa 54 euro in meno dopo 12 mesi.

Il “pagati per primo” costruisce la disciplina e il capitale di partenza, decidere dove allocarlo (conto deposito, titoli di Stato, fondi) è un passo successivo, in base al profilo di rischio e alla fiscalità associata.

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