Case passive, il segreto delle abitazioni che fanno risparmiare fino al 90% sul riscaldamento

Consumano pochissima energia per il riscaldamento e puntano su isolamento, tenuta all'aria e ventilazione con recupero di calore. Come funzionano le Passivhaus, quanto costa costruirle e dove si trovano

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Emanuela Galbusera

Giornalista di attualità economica

Giornalista pubblicista, ha maturato una solida esperienza nella produzione di news e approfondimenti relativi al mondo dell’economia e del lavoro e all’attualità, con un occhio vigile su innovazione e sostenibilità.

Una casa che in inverno conserva il calore quasi come un thermos e in estate riduce il fabbisogno di raffrescamento. Non è una casa senza impianti, né una casa che produce necessariamente tutta l’energia che consuma: è un edificio progettato per avere bisogno di pochissima energia per mantenere condizioni di comfort durante l’anno. Stiamo parlando delle case passive, o Passivhaus, uno standard costruttivo nato in Germania oltre trent’anni fa e oggi applicato a case, condomini, scuole, uffici e strutture ricettive.

In Italia esistono ormai diversi esempi certificati, dal Trentino alla Lombardia fino alla Puglia. Alcuni hanno un fabbisogno per il riscaldamento inferiore a 10 kWh per metro quadrato all’anno. E il tema non riguarda soltanto l’ambiente: per chi costruisce o ristruttura una casa, significa soprattutto cercare di ridurre i consumi energetici e rendere più prevedibili i costi di gestione.

Cos’è lo standard Passivhaus

Il termine Passivhaus nasce alla fine degli anni Ottanta dall’attività di ricerca del fisico tedesco Wolfgang Feist e dell’architetto e ricercatore svedese Bo Adamson. L’idea alla base dello standard è semplice: prima di produrre energia, bisogna evitare di disperderla. Una casa passiva viene quindi progettata come un unico sistema nel quale involucro, finestre, orientamento, ventilazione e impianti lavorano insieme.

Non c’è una tecnologia specifica, né un particolare materiale da costruzione. Una Passivhaus può essere realizzata in legno, laterizio, cemento o con sistemi costruttivi misti. Tra gli elementi fondamentali ci sono:

Il segreto è non disperdere energia

Il principio fondamentale delle case passive è conservare il calore che già c’è. Quindi occorrono:

Quali requisiti deve rispettare una casa passiva

Per ottenere la certificazione Passivhaus, un edificio deve rispettare parametri molto precisi. Il fabbisogno energetico per il riscaldamento non può superare i 15 kWh per metro quadrato all’anno, oppure il carico termico di progetto deve restare entro i 10 W/m².
Anche la tenuta all’aria è sottoposta a limiti rigorosi, con un massimo di 0,6 ricambi d’aria all’ora a 50 Pascal.
A questi requisiti si aggiungono specifici criteri sul consumo complessivo di energia e sul comfort estivo: la temperatura interna, ad esempio, non deve superare i 25 °C per più del 10% delle ore annuali.

Dove si trovano le case passive in Italia

I tanti  esempi di Passivhaus nel nostro Paese raccontano una geografia ampia e variegata e uno standard che non è rigido, ma può essere adattato a condizioni climatiche molto diverse: in una zona alpina la priorità di una casa passiva può essere limitare le perdite invernali; in un clima mediterraneo diventa importante evitare il surriscaldamento estivo.

Al Nord, le case passive stanno crescendo rapidamente sia nel segmento delle ville unifamiliari sia nei grandi interventi di rigenerazione urbana. Il Trentino-Alto Adige è tra le aree italiane più attive sul fronte dell’edilizia ad alta efficienza, dove si concentra un numero significativo di edifici certificati grazie alla tradizione della bioedilizia in legno e all’impulso dell’Agenzia CasaClima di Bolzano, dai complessi di edilizia residenziale pubblica fino alle scuole.

A Sondrio si trova Casa Pedrini, una villa indipendente di 176 m², costruita in legno, sul versante sud della Valtellina e circondata dai vigneti. Ma ci sono tanti progetti anche in provincia di Lecco, Mantova, Venezia e non solo.

A Chiaverano si trova Casa TP, la prima Passivhaus Plus realizzata in Italia e tra le prime cinque al mondo. Certificata Passivhaus Plus nel 2015, si trova sulle colline dell’Anfiteatro Morenico d’Ivrea, con rivestimento in pietra, pergolato e 6 kW di fotovoltaico.

Non mancano progetti anche al Centro-Sud, dove lo standard Passivhaus deve confrontarsi con condizioni climatiche diverse da quelle del Nord. In queste zone diventano particolarmente importanti l’orientamento dell’edificio, le schermature solari, i portici e le pergole, insieme a soluzioni che aiutano a limitare il surriscaldamento estivo.

In Puglia si trova un edificio plurifamiliare a Putignano, in provincia di Bari, certificato Passivhaus, con 8 appartamenti e un ufficio, per circa 650 m² di superficie utile. È stato completato nel 2017 e presenta un fabbisogno annuale per il riscaldamento di 15 kWh/m², cioè esattamente il limite previsto dallo standard. A Mascalucia, alle pendici dell’Etna, il Progetto Botticelli è stato invece realizzato secondo i protocolli Passivhaus e CasaClima Gold, con particolare attenzione al controllo delle alte temperature estive e alla produzione di energia da fonti rinnovabili.

A Cesena si trovano due progetti particolarmente interessanti: la Fiorita Passive House, un edificio residenziale di 8 appartamenti, realizzato in legno Xlam e certificato dal Passive House Institute. Il progetto nasce dalla demolizione e ricostruzione di un edificio del 1955. E ancora, la Casa Studio Passivehouse, che applica il protocollo Passivhaus a un edificio esistente, invece che a una nuova costruzione. Il progetto è stato inserito nel Censimento delle architetture italiane dal 1945 a oggi del Ministero della Cultura.

Quanto costa e quanto fa risparmiare una casa passiva?

Non esiste un prezzo standard per una Passivhaus. Le stime indicano generalmente un costo di costruzione superiore rispetto a un edificio tradizionale, in un ordine di grandezza che in diversi studi si colloca intorno al 5-15%. La differenza dipende dal progetto, dalla tecnica costruttiva, dal livello di prestazioni richiesto. Rispetto a una costruzione tradizionale, possono aumentare i costi legati all’involucro, ai serramenti, alla progettazione dei dettagli costruttivi e alla ventilazione meccanica con recupero di calore. La differenza, però, non è necessariamente uguale in tutte le case e può ridursi quando lo standard viene integrato nella progettazione fin dalle prime fasi.

Il vantaggio economico si vede soprattutto nei consumi per il riscaldamento. Le analisi sulle Passivhaus mostrano riduzioni nell’ordine dell’80-90% rispetto alle costruzioni convenzionali, il che non significa necessariamente che la bolletta complessiva si riduca della stessa percentuale: una famiglia continua ad avere consumi per acqua calda, elettrodomestici, illuminazione e altri usi, mentre il risparmio effettivo dipende anche dagli impianti, dalle abitudini degli occupanti e dal prezzo dell’energia. Anche il tempo necessario per recuperare l’eventuale maggiore investimento iniziale varia da progetto a progetto e va valutato in base ai costi di costruzione e ai consumi energetici previsti.

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