Aria condizionata, per rinfrescare le nostre case stiamo scaldando ancora di più il pianeta

Un circolo vizioso energetico che entro il 2050 quadruplicherà i consumi, trasformando sempre di più il fresco domestico in una questione di classe

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Giorgia Bonamoneta

Giornalista

Nata ad Anzio, dopo la laurea in Editoria e Scrittura e un periodo in Belgio, ha iniziato a scrivere di attualità, geopolitica, lavoro e giovani.

Proseguono i giorni di caldo intenso, con temperature ben oltre la media stagionale. Molti paesi europei hanno toccato record di temperature, con picchi fino a 46-47 °C con cui si cerca riparo ovunque. Diversi progetti prevedono aperture gratuite all’interno di cinema, musei e biblioteche che hanno l’aria condizionata. Ma cosa succede in casa? Stare al fresco è purtroppo una questione di classe, in molti infatti non possiedono sistemi di raffreddamento come l’aria condizionata e, in diversi casi, persino un ventilatore rappresenta una spesa elevata.

Mentre il secondo caso è poco utile per vivere in appartamenti che si surriscaldano durante il giorno, l’uso del condizionatore diventa sempre di più una “nuova normalità”. Aumentano infatti le domande di raffreddamento, dimostrando come l’intera Europa stia diventando sempre più dipendente dall’aria condizionata.

L’uso dell’aria condizionata

Secondo il rapporto dell’Aie, l’utilizzo dei sistemi di raffreddamento elettrici nelle abitazioni continuerà ad aumentare. Il numero di condizionatori dal 1990 al 2025 è raddoppiato. Fino al 2023 sono stati installati 130 milioni di unità di aria condizionata ed entro il 2050 si parla di quadruplicare le unità.

Non è solo un problema europeo. Nel sud-est asiatico, per esempio, il numero di condizionatori aumenterà di nove volte entro il 2040 e nello specifico in Indonesia si prevede una percentuale di possessori di aria condizionata che passerà dal 14% attuale all’85% entro il 2050.

Un utilizzo che non è senza conseguenze. Secondo l’agenzia Aie, infatti, l’aria condizionata è attualmente responsabile delle emissioni di circa 1 miliardo di tonnellate di CO2 all’anno, su un totale di 37 miliardi di tonnellate emesse a livello mondiale.

Il “feedback loop”

La crescita dell’uso dei condizionatori contribuisce al riscaldamento globale. Per cercare di rinfrescarci stiamo in realtà rendendo il pianeta più caldo, in un circolo vizioso che nel lungo periodo, ovvero entro il 2050, potrebbe aggiungere al riscaldamento globale tra lo 0,03 e lo 0,07 °C.

Se pensiamo che una buona parte della popolazione è a rischio mortalità da calore, come anziani, neonati o persone più fragili, l’accesso all’aria condizionata diventa tanto un salvavita, quanto una corresponsabilità.

Quindi sì, l’aria condizionata fa male al pianeta, ma è anche uno strumento di salute pubblica. In un sistema più giusto, il raffreddamento sarebbe una soluzione accessibile a tutti, ma soprattutto decarbonizzata. Dovrebbe essere sostenuta da elettricità proveniente da fonti rinnovabili, dovrebbe avere refrigeranti meno inquinanti e dovrebbe far parte di un’architettura pubblica e privata che scherma il calore.

La pressione sulle reti elettriche

È vero che l’aria condizionata migliora le condizioni di vita in casa, ma ci sono anche degli effetti negativi. Da una parte la prevenzione per i decessi legati al caldo, dall’altra sfide al sistema energetico non ancora pronto a supportare il numero crescente di condizionatori.

Un caso preso ad esempio è quello dell’inizio dell’estate del 2025, quando in Francia la diffusione dei condizionatori d’aria ha registrato un picco di consumo elettrico serale superiore del 25% rispetto alla media fuori stagione.

Picchi che possono mettere a rischio l’accessibilità economica e l’affidabilità dell’elettricità, con rischio di blackout che avrebbe come conseguenza negativa il mancato accesso a un numero molto più ampio di persone al raffreddamento domestico per diverse ore o giorni.

Aria condizionata: quanta energia useremo in futuro

Secondo l’Agenzia Internazionale dell’Energia, entro il 2050 l’80% della domanda di elettricità sarà destinata al raffreddamento delle abitazioni e dei luoghi pubblici. Mentre l’Europa cerca una soluzione al mix energetico per permettere a tutti di usufruire del raffreddamento domestico in maniera pulita, c’è anche un altro problema che si sta presentando.

I picchi di utilizzo dell’aria condizionata infatti comportano maggiore consumo di energia, maggiori emissioni di gas serra e, per quanto controintuitivo, anche un aumento delle temperature dell’aria. Accade soprattutto in città a causa dell’effetto isola di calore urbana. Infatti, i refrigeratori utilizzati nei condizionatori intrappolano nell’atmosfera una quantità di calore superiore a quella della CO2 e contribuiscono al riscaldamento globale. Lo spiega Clara Camarasa, esperta dell’Aie:

L’aria condizionata può esercitare un’enorme pressione sulle reti elettriche e accelerare le emissioni di gas serra, aggravando la crisi climatica. La rapida crescita del fabbisogno di aria condizionata può portare all’utilizzo di apparecchiature inefficienti e ad alto consumo energetico.

Per questo sono in molti a raccomandare sistemi di raffreddamento alternativi, come condizionatori a basse emissioni per chi può fare l’investimento, o progettare abitazioni in maniera strategica.

Ripensare la città

Singolarmente ogni cittadino e famiglia può mettere in atto comportamenti positivi, anche nell’utilizzo del condizionatore d’aria. Ci sono diversi consigli per un utilizzo consapevole, così da ridurre i consumi in bolletta e anche gli effetti negativi per l’ambiente.

Ma è guardando al medio-lungo periodo che si inizia a pensare a soluzioni più ampie. Per esempio, la progettazione di edifici con schermature per il caldo e che da soli possono raffreddare fino all’80% le abitazioni.

Si può pensare anche a una pianificazione urbana che raffreddi le strade, come l’inserimento di nuove piante o zone di raffreddamento. Rendere una città più verde, per esempio, può diminuire le temperature dell’aria fino a 7 °C rispetto alle zone cementate adiacenti.

In diversi paesi, infine, si stanno installando i cosiddetti rifugi climatici, ovvero edifici pubblici come biblioteche, musei, centri sportivi e centri commerciali disponibili gratuitamente e dotati di posti a sedere e acqua per proteggere le persone che o non dispongono di una casa, o che non hanno le risorse per affrontare le alte temperature.

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