Il Consiglio dei Ministri del 4 agosto 2026 ha chiuso il cerchio della riforma fiscale avviata con la legge delega 111/2023, approvando in via definitiva il decreto Omnibus insieme ai provvedimenti su giurisdizione tributaria e tributi regionali e locali. Con questa tripla approvazione il conto sale a 29 provvedimenti attuativi complessivi, tra 21 decreti e 8 Testi unici, portati a termine dal viceministro dell’Economia Maurizio Leo, mantenendo sempre fermo il vincolo dell’invarianza di gettito.
Indice
Cosa cambia per famiglie e imprese
Il decreto Omnibus, passato da 28 a 37 articoli dopo il recepimento delle osservazioni parlamentari, interviene su diversi fronti concreti.
Fringe benefit auto, cambia la tassazione
Tra le novità più rilevanti figura la nuova disciplina del fringe benefit sulle auto aziendali. La tassazione forfettaria resta legata alle tabelle Aci e all’alimentazione del veicolo, ma non è più collegata alla data della prima immatricolazione. Dopo cinque anni di vita del mezzo scatta una maggiorazione del 50% del valore imponibile, per incentivare il rinnovo dei parchi auto aziendali.
Welfare aziendale, le novità
Sul tema welfare aziendale, è stato eliminato, con effetto retroattivo dal 2025, il requisito della convivenza per i familiari diversi da coniuge e figli, evitando che i lavoratori perdano benefici già maturati.
Concordato preventivo biennale, ravvedimento in arrivo
Per chi rinnova l’adesione al biennio 2026-2027 arriva un ravvedimento speciale. Sarà possibile regolarizzare le annualità 2020-2023, con imposte sostitutive tra il 10% e il 15%, pagamento rateale senza interessi e riduzione di due anni dei termini di accertamento.
Soglia di tolleranza per il Pos
Sul tema corrispettivi e Pos, il Governo ha introdotto una soglia di tolleranza del 5% sulle sanzioni in caso di divergenza tra scontrini e incassi elettronici. L’obiettivo era trovare un punto di equilibrio tra l’esigenza di contrastare l’evasione e quella di non penalizzare eccessivamente gli operatori economici, soprattutto alla luce delle difficoltà tecniche emerse nei primi mesi di applicazione delle nuove regole.
Cosa cambia per l’Iva
Sul fronte Iva, viene ripristinato il termine biennale per la detrazione, allineandosi agli orientamenti della giurisprudenza europea. In materia di accertamento si restringono i margini delle presunzioni sulle società a ristretta base partecipativa e sull’antieconomicità, richiedendo elementi indiziari più solidi.
I cantieri rimasti a metà
Nonostante il traguardo formale, la riforma lascia sul tavolo alcuni dossier di peso, tutti frenati dalla stessa causa: la scarsità di risorse disponibili.
Lato Iva, non si è arrivati alla razionalizzazione delle aliquote prevista in delega, obiettivo che avrebbe dovuto omogeneizzare il trattamento di beni e servizi a rilevanza sociale secondo i criteri Ue. Resta irrisolta anche la questione Irap: il graduale superamento dell’imposta, con priorità per società di persone e professionisti associati, non ha trovato copertura, anche perché vincolato all’invarianza del gettito per le Regioni.
Sul tema redditi finanziari, resta in sospeso la creazione di un’unica categoria reddituale onnicomprensiva con tassazione per cassa, così come la riduzione dal 26% al 20% del prelievo sui rendimenti delle Casse dei professionisti.
Dopo il riordino del gioco online, la riforma del gioco fisico si è arenata tra Regioni e Comuni. Gli 80 milioni destinati a governatori e sindaci come primo passo della devoluzione delle entrate sono stati recentemente dirottati sul federalismo fiscale, lasciando il settore in attesa dell’ennesima proroga delle concessioni nella prossima manovra.