Conto corrente, ora scatta il controllo del Fisco se versi più di quanto dichiari

Con i nuovi strumenti informatici, il Fisco può controllare meglio disallineamenti tra conto corrente e stile di vita.

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Emanuela Colatosti

Giornalista

Laureata in filosofia e giornalista pubblicista dal 2024, esperta di concorsi pubblici e del mondo del lavoro. Si occupa anche di tematiche ambientali e sociali

I controlli dell’Agenzia delle Entrate sui conti correnti bancari possono spingersi fino a cinque anni a ritroso, arrivando a coprire le annualità ancora aperte all’accertamento fiscale. Con l’incrocio automatizzato tra la dichiarazione dei redditi e l’Archivio dei rapporti finanziari, le banche dati del Fisco riescono a far emergere le incongruenze tra stile di vita, versamenti in banca e imponibile dichiarato.

La giurisprudenza tributaria ha recentemente stabilito che l’Amministrazione finanziaria può utilizzare i nuovi algoritmi e i software di analisi del rischio anche per verificare gli anni passati. Una gestione superficiale dei versamenti personali può quindi far scattare accertamenti molto severi, con l’onere della prova totalmente a carico del contribuente.

Come il Fisco individua i conti correnti a rischio

L’Amministrazione finanziaria adotta strumenti informatici in grado di analizzare il profilo finanziario di ciascun cittadino. Quando i sistemi rilevano una sproporzione evidente tra l’importo totale dei versamenti effettuati durante l’anno e l’imponibile indicato nella dichiarazione dei redditi, scatta la segnalazione per la verifica.

Ecco i principali elementi che attraggono l’attenzione del Fisco:

Cosa non fare per non insospettire l’Agenzia delle Entrate

Per prevenire attenzioni indesiderate da parte del Fisco è fondamentale adottare comportamenti trasparenti nella gestione quotidiana dei propri risparmi e dei flussi finanziari:

Come difendersi e giustificare le somme in caso di controllo

Se l’Agenzia delle Entrate richiede chiarimenti su versamenti considerati anomali, la semplice spiegazione verbale non possiede alcun valore giuridico.

Nel diritto tributario vige infatti il principio della presunzione di redditualità: per il Fisco, qualsiasi somma entrata sul conto si considera reddito non dichiarato, a meno che il cittadino non fornisca la prova contraria.

Per difendersi ed evitare sanzioni, il contribuente deve essere in grado di ricostruire ogni singola operazione contabile esibendo una documentazione analitica che attesti:

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