Concordato preventivo biennale, come funziona la flat tax e quali sono i vantaggi

Confermato anche per il 2026, il concordato preventivo biennale propone un reddito fisso su cui pagare le tasse, con una flat tax sull'extra

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Pierpaolo Molinengo

Giornalista

Pierpaolo Molinengo, giornalista dal 2002, è esperto di analisi economica e dinamiche fiscali. Autore per testate nazionali e portali finanziari, si occupa di interpretare gli scenari geopolitici e le riforme dei mercati, coniugando rigore tecnico e capacità di lettura delle grandi tendenze macroeconomiche globali.

Il panorama fiscale italiano sta vivendo una fase di profonda trasformazione e, tra le misure più discusse dell’ultimo periodo, spicca senza dubbio il concordato preventivo biennale. Pensato per offrire una tregua e una stabilità senza precedenti a imprese, professionisti e lavoratori autonomi, questo strumento si presenta come una vera e propria scommessa bilaterale tra il contribuente e lo Stato.

Ma al di là degli slogan politici e della burocrazia ministeriale, come funziona l’accordo con il Fisco nel concreto? In che modo la flat tax sul maggior reddito può tradursi in un risparmio reale per le tasche dei contribuenti? Cerchiamo di analizzare la misura con un taglio estremamente pragmatico, mettendo sui piatti della bilancia vantaggi, requisiti e rischi effettivi.

Come funziona il concordato preventivo biennale

Il principio su cui si basa il concordato preventivo biennale è di una linearità quasi spiazzante: l’Agenzia delle Entrate propone al contribuente una base imponibile fissa su cui calcolare le imposte per i due periodi d’imposta successivi.

Attraverso i dati già in possesso dell’anagrafe tributaria e le informazioni trasmesse tramite i modelli ISA o le fatture elettroniche, il Fisco elabora una proposta di reddito. Se il contribuente accetta questa proposta:

Si tratta, a tutti gli effetti, di una pianificazione fiscale d’anticipo che sposta il rischio d’impresa: lo Stato si assicura un gettito certo e prevedibile, mentre il contribuente scommette sulla crescita del proprio business.

Il ruolo della Flat Tax sulle eccedenze: aliquote e convenienza

L’elemento che ha maggiormente catalizzato l’interesse dei consulenti del lavoro e dei commercialisti è la tassazione sostitutiva agevolata – ovvero una specifica flat tax – applicabile sulla differenza tra il reddito effettivo storico (dichiarato l’anno precedente) e il reddito più alto proposto dall’Agenzia delle Entrate per il biennio concordato.

Invece di far confluire questo maggior reddito negli scaglioni Irpef ordinari (che per i redditi medio-alti raggiungono rapidamente aliquote del 35% e del 43%), la normativa consente di applicare un’imposta sostitutiva fissa. La percentuale della flat tax non è uguale per tutti, ma premia l’affidabilità fiscale del contribuente misurata tramite il punteggio ISA.

Grado di affidabilità (Punteggio ISA) Aliquota Flat Tax applicata sul maggior reddito proposto
Punteggio pari o superiore a 8 (Soggetti molto affidabili) 10%
Punteggio compreso tra 6 e 8 (Soggetti mediamente affidabili) 12%
Punteggio inferiore a 6 (Soggetti sotto la sufficienza) 15%

Per chi opera in regime forfettario, la tassazione sull’eccedenza concordata è ancora più leggera: si applica una flat tax sostitutiva fissa del 10%, che scende addirittura al 3% per le start-up e le nuove attività nei loro primi cinque anni di vita.

Attenzione, in questo caso, al tetto degli 85.000 euro: i decreti correttivi hanno inserito una clausola di salvaguardia. La flat tax agevolata si applica su una quota di reddito incrementale fino a un massimo di 85.000 euro complessivi. Qualora il salto reddituale proposto dal Fisco dovesse superare tale soglia, sulla parte eccedente si tornerà ad applicare l’aliquota Irpef progressiva ordinaria.

Chi può accedere? Requisiti e cause di esclusione

L’accesso al concordato preventivo biennale non è automatico né concesso indistintamente a qualsiasi partita Iva. La legge fissa paletti precisi per garantire che lo strumento sia riservato a contribuenti in una situazione di sostanziale regolarità:

Vantaggi e rischi: la bilancia del contribuente

A questo punto un qualsiasi contribuente si domanda se gli convenga aderire? Per rispondere, è necessario analizzare la misura in modo asettico, soppesando i pro e i contro.

I vantaggi concreti:

I rischi da non sottovalutare:

Conclusioni: quando dire di sì

In definitiva, il concordato preventivo biennale combinato con la flat tax sulle eccedenze è uno strumento straordinario per chi ha una traiettoria di business in netta crescita e gode già di una buona pagella ISA. Al contrario, per chi opera in settori instabili o prevede un ridimensionamento della propria attività, l’adesione rischia di trasformarsi in un costoso autogol finanziario. Il consiglio d’oro è quello di sedersi a tavolino con il proprio commercialista, simulatore alla mano, per valutare la convenienza matematica della proposta prima di apporre la firma definitiva.

L’aspetto operativo: come e quando si aderisce

Dal punto di vista operativo, l’adesione al Concordato preventivo biennale non richiede complesse procedure burocratiche separate, ma si perfeziona direttamente all’interno della dichiarazione dei redditi (Modello Redditi) dell’anno di riferimento. È il software dell’Agenzia delle Entrate a elaborare la proposta personalizzata, ma la valutazione finale spetta al contribuente, supportato dal proprio intermediario fiscale. La scadenza per l’invio della dichiarazione rappresenta quindi il termine ultimo per decidere se accettare il patto con il Fisco o proseguire con la tassazione ordinaria. Un passaggio cruciale che richiede un’attenta analisi preventiva dei flussi di cassa.

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