Trump si prepara alla guerra con 1.000 missili Tomahawk all’anno, la nuova strategia Usa

Il Pentagono porta la produzione dei Tomahawk da 60 a oltre 1.000 missili l'anno per ricostituire le scorte svuotate dalla guerra all'Iran

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Mirko Ledda

Editor e fact checker

Scrive sul web dal 2005, come ghost writer e debunker di fake news. Si occupa di pop economy, tecnologia e mondo digitale, alimentazione e salute.

La Marina militare statunitense, la Us Navy, ha assegnato a Raytheon, controllata del gruppo RTX, un contratto da 22,9 miliardi di dollari per moltiplicare la produzione dei missili da crociera Tomahawk. L’accordo, che dovrebbe durare 7 anni, punta a portare le consegne da circa 60 a oltre 1.000 missili all’anno: una capacità quasi 17 volte superiore a quella attuale. Washington si sta preparando a riempire i suoi arsenali di armi a lungo raggio a un ritmo che non si vedeva da decenni.

Pagamento in anticipo per 1.000 missili all’anno

Raytheon oggi produce circa 60 Tomahawk in 12 mesi. Il contratto chiede di superare quota 1.000, un aumento che l’azienda definisce possibile solo con nuovi investimenti in stabilimenti, forniture e personale. Nei primi 6 mesi del 2026 la società ha consegnato il triplo dei Tomahawk rispetto allo stesso periodo del 2025.

L’intesa del 17 agosto formalizza un accordo quadro firmato a febbraio 2026 e segue lo stesso schema usato per i missili Patriot e Thaad: contratti pluriennali che danno ai grandi appaltatori la certezza economica necessaria per investire miliardi in nuove linee produttive. Washington, in pratica, garantisce gli ordini e anticipa il denaro per convincere l’industria bellica ad aumentare le proprie capacità produttive.

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Che tipo di missile è il Tomahawk

Il Tomahawk è un missile da crociera a lungo raggio e a velocità subsonica, lanciato dalle navi di superficie e dai sottomarini della Marina statunitense (e dai sottomarini della Royal Navy britannica). Nasce per l’attacco in profondità contro bersagli a terra ben difesi. Non è dunque un’arma da duello ravvicinato, ma un vettore che parte da centinaia di chilometri di distanza e arriva sull’obiettivo con precisione.

Vola basso, a poche decine di metri dal suolo, per sfuggire ai radar, spinto da un motore turbofan a una velocità di poco inferiore a quella del suono.

La versione oggi in servizio ha una gittata intorno ai 1.600 chilometri e trasporta una testata convenzionale da circa 450 chili. La guida combina navigazione inerziale, GPS e sistemi di riconoscimento del terreno. Può essere ridiretto in volo su un altro bersaglio, restare in attesa sopra l’area (la cosiddetta capacità di loiter) e trasmettere immagini dell’obiettivo poco prima dell’impatto.

La famiglia si è evoluta per versioni successive, chiamate Block. Oggi si producono il Block IV e soprattutto il Block V, entrato in flotta nel 2021, con navigazione e comunicazioni potenziate e difese anti-disturbo del segnale GPS.

Da questo derivano due varianti:

Sono queste le versioni che il contratto da 22,9 miliardi punta a sfornare a ritmo record.

Scorte di armi in calo negli Usa

Alla base del nuovo accordo c’è lo svuotamento delle scorte dopo due anni di impegni militari su più fronti. Gli Stati Uniti hanno rifornito a lungo due alleati in guerra: l’Ucraina, con sistemi di difesa aerea, missili e mezzi corazzati contro la Russia, e Israele, destinatario di circa 3,8 miliardi di dollari l’anno di aiuti militari.

A questo si è aggiunto il consumo diretto nella guerra all’Iran, l’operazione Epic Fury, scattata il 28 febbraio 2026. Solo nella prima fase, chiusa dalla tregua del 7 aprile, secondo il Center for Strategic and International Studies sarebbero stati colpiti oltre 13.000 obiettivi, soprattutto difese aeree e installazioni militari iraniane, raggiunte proprio con i missili da crociera lanciati dal mare.

Per il Csis Washington avrebbe esaurito solo in quei 40 giorni più della metà di almeno quattro delle sue munizioni più avanzate. I Tomahawk sarebbero passati da circa 3.000 a meno di 2.000 in un mese e mezzo. Stesso schema per gli intercettori Patriot, tra i 1.060 e i 1.430 impiegati su circa 2.330 disponibili. Ricostituire le riserve, avverte il centro studi, richiederà dai 4 ai 5 anni.

Bisogna considerare inoltre che il cessate il fuoco è durato poco tra violazioni ripetute, raid statunitensi ripresi a fine maggio e una nuova escalation il 7 luglio. Le scorte potrebbero essere molte meno di quanto ipotizzato inizialmente.

La smentita di Trump: “Abbiamo usato briciole”

Il presidente statunitense ha minimizzato l’allarme. In un’intervista a Fox News, Donald Trump ha dichiarato, parlando dei consumi recenti:

Quelle che abbiamo usato sono briciole, abbiamo moltissime armi di livello intermedio.

Trump si prepara a una nuova guerra?

La logica dell’amministrazione Trump è la deterrenza. Più Tomahawk pronti significano, nella narrazione del Pentagono, la capacità di colpire in profondità senza schierare truppe.

Non siamo dunque davanti a una mobilitazione da economia di guerra totale, ma nemmeno a un riassortimento di routine. Gli analisti del Csis lo spiegano così: le scorte non sono a livello critico per un nuovo intervento in Medio Oriente, lo diventerebbero però di fronte a un conflitto ad alta intensità con un rivale come la Cina. È lì, sull’Indo-Pacifico, che guarda gran parte di questo arsenale, insieme alla pressione su Teheran e al rifornimento degli alleati.

I missili potrebbero dunque essere utilizzati per evitare nuove crisi a Taiwan e disincentivare attacchi da parte dell’avversario orientale.

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