Il settore auto UE ripensa l’auto elettrica: le formule di Renault e Volkswagen

Due percorsi diversi e due visioni vicine riguardo il futuro dell'elettrificazione in Europa e la risposta ad una crisi che non scema

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Redazione

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Una mobilità elettrica economicamente accessibile ed in grado di competere coin i grandi produttori cinesi: il settore automotive europeo riformula le sue aspettative sul futuro e delinea nuovi obiettivi, mettendo avanti la transizione verso l’elettrico. E’ quanto emerso dal Piano strategico presentato questa mattina da Renault e dall’incontro annuale con azionisti ed investitori di Volkswagen.

Renault avanti con convinzione con l’auto elettrica

Il Gruppo Renault, che comprende oltre al marchio Renault anche Dacia e Alpine, ha presentato questa mattina il nuovo piano strategico futuREady, con cui punta a mantenere la sua dinamica di crescita e a diventare il costruttore automobilistico di riferimento in Europa. Il Gruppo lancerà 36 nuovi modelli da qui al 2030, accelerando l’elettrificazione e la sua gamma internazionale. In particolare, lancerà 22 nuovi modelli in Europa, di cui 16 elettrici, e 14 modelli sui mercati internazionali.

Nel medio termine, il Gruppo punta a raggiungere un margine operativo compreso tra il 5% e il 7% del fatturato e un free cash flow Automotive superiore o pari a 1,5 miliardi di euro all’anno in media.

Per quanto riguarda il marchio Renault (il gruppo controlla anche Dacia e Alpine), l’obiettivo è vendere oltre 2 milioni di veicoli all’anno entro il 2030, con un aumento del 23% rispetto agli 1,63 milioni di auto vendute nel 2025. La metà di questi veicoli sarà venduta al di fuori dell’Europa, rispetto al 38% dell’anno scorso. Le vendite elettrificate saranno al 100% in Europa e al 50% al di fuori dell’Europa.

Tra gli altri obiettivi del gruppo, c’è quello di aumentare la produttività e ridurre il punto di pareggio della rete di almeno il 20%. Inoltre, intende produrre oltre 300.000 veicoli all’anno per altri produttori (Nissan, Mitsubishi Motors, Volvo Group (Renault Trucks), Geely e Ford) entro il 2030.

Volkswagen punta sull’auto elettrica “accessibile”

Il Gruppo Volkswagen, che questa mattina ha incontrato investitori, analisti ed azionisti per illustrare i conti 2025 e le prospettive per il 2026, ha formulato una stima di variazione del fatturato tra 0 e +3% quest’anno, sul presupposto che le attuali tariffe doganali rimangano in vigore. Il ritorno operativo sulle vendite (ROS) del Gruppo dovrebbe attestarsi tra il 4% e il 5,5% dal 2,8% del 2025.

Nella Divisione Automotive, il Gruppo prevede un tasso di investimento compreso tra l’11 e il 12% nel 2026. Il flusso di cassa netto dovrebbe attestarsi tra i 3 e i 6 miliardi di euro. La liquidità netta nella Divisione Automotive dovrebbe attestarsi tra i 32 e i 34 miliardi di euro nel 2026.

Il CEO  Oliver Blume ha annunciato che “dopo tre intensi anni di riallineamento” si stanno raccogliendo i frutti e il Gruppo può ora “entrare ora nella prossima fase di trasformazione”. “Nel 2026, lanceremo una mobilità elettrica accessibile con tecnologia premium – ha spiegato – Nel mercato cinese, avvieremo la più grande campagna di prodotti della nostra storia. E stabiliremo traguardi chiave per batterie, software e guida autonoma nel nostro percorso per diventare il leader globale della tecnologia automobilistica”. Altro annuncio è il taglio di 50mila posti di lavoro entro il 2030.

Il Gruppo Volkswagen ha registrato 321,9 miliardi di euro di fatturato nel 2025, in linea con l’anno precedente (324,7 miliardi di euro), mentre il risultato operativo si è attestato a 8,9 miliardi di euro, il 53% in meno rispetto al 2024 (19,1 miliardi di euro) con margine operativo del 2,8%. Il calo del risultato operativo è attribuibile ai dazi statunitensi, alle spese relative all’adeguamento della strategia di prodotto Porsche, agli effetti valutari e agli effetti prezzo/mix. Il Gruppo ha terminato l’anno con 9 milioni di veicoli venduti, con aumenti significativi in Europa (+5%) e Sud America (+10%) che sono stati compensati dai cali previsti dovuti alle difficili condizioni di mercato in Nord America (-12%) e Cina (-6%).

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