Crisi energetica, aumenti fino a 2.270 euro a famiglia: avvertimento del Fmi

Il Fondo monetario internazionale aggiorna le stime sul caro energia: la crisi in Medio Oriente può costarci fino a 2.270 euro a famiglia

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Mauro Di Gregorio

Giornalista politico-economico

Laurea in Scienze della Comunicazione all’Università di Palermo. Giornalista professionista dal 2006. Si interessa principalmente di cronaca, politica ed economia.

Il caro energia continua a mordere le tasche degli italiani e la situazione potrebbe peggiorare ulteriormente in caso le tensioni in Medio Oriente dovessero prolungarsi.

Il Fondo monetario internazionale è preoccupato sia per gli effetti sulle famiglie che per quelli sui mercati finanziari, ma anche per la crescita dell’Eurozona.

Fmi, perdite fino a 2.270 euro

Nel quadro aggiornato presentato dall’Fmi, l’impatto sui bilanci domestici appare significativo. Per l’Italia, il Fondo stima una perdita media a famiglia di 450 euro nello scenario base e fino a 2.270 euro nello scenario grave.

A livello europeo, il quadro è altrettanto preoccupante, con differenze significative tra i vari Paesi, dal momento che alcuni, per le loro peculiarità, sono meno esposti allo shock dei prezzi petroliferi.

Nel corso della presentazione all’Eurogruppo, Oya Celasun, vicedirettore per l’Europa del Fondo monetario, ha sintetizzato in questi termini:

Con i prezzi attuali, la famiglia media dell’Ue perderebbe circa 375 euro nel 2026, pari allo 0,7% del consumo medio, a causa di tutti gli aumenti di prezzo. L’impatto varia notevolmente, da 620 euro in Slovacchia a 134 euro in Svezia. Secondo lo scenario “grave” del Weo del Fmi di aprile 2026, la perdita media salirebbe a 1.750 euro.

Sul fronte macroeconomico, il rallentamento dell’Eurozona appare sempre più probabile nello scenario base. Il Fmi scrive:

Secondo lo scenario di base, la crescita nell’Eurozona dovrebbe rallentare all’1,1% nel 2026 e all’1,2% nel 2027, con un’inflazione in aumento di 0,7 punti percentuali al 2,6% nel 2026 e in calo al 2,2% nel 2027. Nello scenario ’grave’ al ribasso di aprile, l’area euro potrebbe avvicinarsi alla recessione.

Le preoccupazioni non riguardano solo la crescita, ma anche la dinamica dei mercati energetici e finanziari. Il Fondo sottolinea infatti che “i mercati stanno diventando più pessimisti sui prezzi dell’energia”, con un progressivo avvicinamento agli scenari peggiori già delineati nelle precedenti previsioni.

Impatto su titoli di Stato e spread

L’impatto dello shock energetico si riflette anche sui titoli di Stato e sugli spread sovrani. L’Fmi avverte che l’aumento dei rendimenti potrebbe propagarsi al settore privato, incidendo sulla qualità del credito e aumentando la vulnerabilità complessiva del sistema finanziario europeo.

Quali interventi

Sul piano delle politiche economiche, il Fondo richiama la necessità di interventi più mirati e coordinati. Da un lato, viene sottolineata l’urgenza di rafforzare il mercato unico europeo:

L’agenda europea per il mercato unico è diventata ancora più urgente, perché non solo aumenterebbe la crescita in modo sostenibile, ma migliorerebbe anche notevolmente la resilienza delle economie europee.

Dall’altro, i vicedirettori del dipartimento europeo dell’Fmi, Helge Berger e Oya Celasun, mantengono una posizione prudente sull’utilizzo delle clausole di flessibilità fiscale:

Deroghe al Patto di stabilità solo per shock straordinari, non è questo il caso.

Secondo il Fondo, esistono comunque margini per interventi pubblici mirati senza compromettere i conti pubblici:

Esistono modi per rispondere allo shock che stiamo vivendo in modo contenuto e prudente. Se il sostegno è mirato a chi ne ha bisogno, non costerà tanto e sarà più facile per i governi compensarlo all’interno dei bilanci esistenti.

Fmi contro il taglio delle accise

Sul piano energetico viene criticata la diffusione di misure temporanee sui prezzi, come gli interventi sulle accise sui carburanti, giudicati distorsivi per il funzionamento del mercato. Il Fondo invita a evitare politiche che riducano i segnali di prezzo, perché potrebbero rallentare l’adattamento dell’economia a un contesto energetico più costoso e instabile.

La gestione del debito

Infine, il Fmi richiama anche la necessità di una gestione più rigorosa del debito nei Paesi più esposti. Per gli Stati con alto indebitamento, viene indicata la prosecuzione dei percorsi di consolidamento fiscale, mentre per quelli con maggiore margine viene suggerita una gestione più flessibile degli stabilizzatori automatici.

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