Sono oltre 674mila le imprese italiane che potrebbero trovarsi in difficoltà finanziaria nei prossimi dodici mesi. Questo è quello che emerge dal Business scan 2026 di Sevendata, l’osservatorio che analizza il rischio di insolvenza delle aziende italiane.
Attraverso i modelli predittivi basati su dati di bilancio, le informazioni camerali, gli eventi pregiudizievoli, gli indicatori finanziari e i profili del management, il sistema imprenditoriale appare resiliente, ma con fragilità crescenti. Ma in alcune regioni, ad oggi, la situazione è peggiore che in altre.
Quante sono le imprese a rischio fallimento in Italia
Secondo l’analisi, la quota di imprese considerate a rischio insolvenza in Italia è salita al 12,1% delle attività economiche censite dalle Camere di Commercio (5.570.296 in totale). La quota è aumentata di un punto percentuale rispetto alla rilevazione precedente. Si tratta di un’azienda su dieci, anche se questo rapporto non è uguale per tutti. In alcune regioni, infatti, le probabilità di fallire sono il triplo.
Anche se non si tratta di aziende destinate automaticamente al fallimento, il rating elaborato da Sevendata rappresenta una valutazione probabilistica, che tiene conto di fattori quali:
- dati camerali;
- bilanci aziendali;
- eventi pregiudizievoli;
- scoperti bancari;
- profilo degli amministratori;
- indicatori patrimoniali e finanziari;
- sostenibilità del debito nel medio periodo.
In questo modo, è possibile provare a capire con anticipo quante realtà potrebbero entrare in crisi, consentendo interventi correttivi prima che la situazione diventi irreversibile.
La classifica delle Regioni con più imprese vicine all’insolvenza
Come riportano i dati:
- il Lazio è la regione che presenta la maggiore concentrazione di imprese considerate vulnerabili, con una quota del 17,5%, praticamente un’azienda ogni sei;
- seguono Calabria e Campania, entrambe con percentuali molto elevate;
- il Trentino-Alto Adige, invece, si conferma il territorio economicamente più solido del Paese.
La tabella seguente illustra la classifica completa delle regioni italiane in base alla percentuale di imprese a rischio di insolvenza, evidenziando le differenze territoriali.
| Regione | Imprese a rischio insolvenza |
|---|---|
| Lazio | 17,5% |
| Calabria | 14,0% |
| Campania | 13,8% |
| Sicilia | 13,1% |
| Abruzzo | 13,0% |
| Lombardia | 12,6% |
| Molise | 12,2% |
| Umbria | 12,1% |
| Puglia | 12,1% |
| Basilicata | 11,8% |
| Liguria | 11,4% |
| Sardegna | 11,1% |
| Toscana | 11,0% |
| Emilia-Romagna | 10,5% |
| Marche | 10,1% |
| Veneto | 9,0% |
| Friuli-Venezia Giulia | 8,7% |
| Piemonte | 8,6% |
| Valle d’Aosta | 7,5% |
| Trentino-Alto Adige | 6,6% |
La media nazionale è pari al 12,1% ma, come è possibile dedurre guardando le percentuali, non basta distinguere Nord e Sud per comprendere il fenomeno. A fronte della presenza di molte regioni meridionali con percentuali elevate, in classifica si è posizionata anche la Lombardia, che con il 12,6% supera la media italiana, mentre regioni come Marche, Veneto e Piemonte risultano decisamente più virtuose.
In Trentino-Alto Adige, invece, il rischio medio è sceso al 6,6%, con la provincia di Bolzano ferma al 5,8% e quella di Trento al 7,5%. E non è un caso se, mentre a livello nazionale il numero delle imprese attive diminuisce dello 0,8%, la regione registra invece una crescita dell’1,2%.
I settori economici più esposti alle difficoltà finanziarie
Tenendo conto di quanto emerso dall’analisi, l’osservatorio individua come attività considerate maggiormente vulnerabili quelle caratterizzate da:
- forti investimenti iniziali;
- elevata intensità di capitale;
- forte esposizione alle oscillazioni dei mercati energetici e delle materie prime.
Tra i comparti più a rischio figurano:
- fornitura di energia elettrica e gas;
- attività estrattive;
- gestione dell’acqua e dei rifiuti;
- settore immobiliare.
Nel Friuli-Venezia Giulia, ad esempio, il rischio raggiunge il 27,3% per le aziende energetiche e il 20,7% per quelle estrattive.
In Veneto la situazione è simile, ma con un’inversione delle prime posizioni. Infatti, le attività estrattive arrivano al 28,1%, mentre il comparto energetico si attesta al 26,8%.
All’estremo opposto della graduatoria si trovano invece:
- agricoltura;
- pesca;
- istruzione;
- servizi finanziari;
- attività assicurative.
Questi comparti mostrano mediamente una maggiore solidità patrimoniale e una migliore capacità di assorbire eventuali shock economici.