Paolo Zampolli, chi è l’uomo di Trump: perché potrebbe portare l’Italia ai Mondiali 2026

Chi è Paolo Zampolli e perché propone l’Italia ai Mondiali 2026 al posto dell’Iran. Il suo ruolo deciso da Donald Trump e la sua storia

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Claudio Cafarelli

Giornalista e content manager

Giornalista pubblicista laureato in economia, appassionato di SEO e ricerca di trend, content manager per agenzie italiane e straniere

Dopo le indiscrezioni lanciate dal Financial Times, Paolo Zampolli, inviato speciale del presidente degli Stati Uniti Donald Trump per le partnership globali, ha confermato le sue intenzioni in merito alla possibilità di vedere l’Italia ai Mondiali 2026. “Vorrei dire agli italiani che farò tutto il possibile per poterli ricevere a braccia aperte ai Mondiali di calcio negli Stati Uniti” ha dichiarato al Corriere della Sera. Nelle partnership globali di cui si occupa Paolo Zampolli è compresa anche la cosiddetta sport diplomacy, cioè l’uso di eventi e relazioni sportive come strumento di politica estera. La sua proposta ha un motivo ben preciso: “Sono un italiano, per me sarebbe un sogno vedere gli azzurri partecipare al campionato ospitato dagli Stati Uniti. Con quattro titoli mondiali, hanno un pedigree che giustifica l’inserimento”.

Paolo Zampolli, chi è

Nato a Milano nel 1970, Paolo Zampolli ha costruito nel tempo un percorso professionale che lo ha portato a operare tra Europa e Stati Uniti, fino a ricoprire oggi il ruolo di inviato speciale per le partnership globali del presidente degli Stati Uniti. Come evidenziato anche da un ritratto del Financial Times, Zampolli si colloca “a metà strada tra chi decide e chi vuole arrivare a chi decide”, con l’obiettivo di mettere in contatto interlocutori e favorire accordi.

Paolo Zampolli è cresciuto in una famiglia di imprenditori attiva nel settore dei giocattoli. Il padre guidava un’azienda legata alla distribuzione di marchi internazionali, ma la sua morte improvvisa ha segnato una svolta nella sua vita. Dopo aver lasciato il percorso universitario, ha deciso di vendere l’attività di famiglia e intraprendere una nuova strada. Negli anni Novanta è entrato nel mondo della moda internazionale, un passaggio che si rivela decisivo per la costruzione della sua rete di contatti. Nel 1994 ha partecipato all’organizzazione del concorso “Look of the Year” e si è trasferito a New York. Qui ha fondato l’agenzia di modelle ID Models e lavorato con figure di primo piano del settore.

L’incontro con Donald Trump

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Paolo Zampolli con Donald Trump e Melania Trump

Uno degli elementi centrali del percorso di Zampolli è il rapporto con Donald Trump. L’amicizia tra i due risale alla fine degli anni Novanta e viene spesso indicata dallo stesso Zampolli come la base della sua attività attuale. Tra gli episodi più citati c’è quello dell’incontro tra Trump e Melania Knauss, futura first lady, che l’inviato speciale ha affermato di aver favorito durante la Fashion Week di New York nel 1999. Questo legame personale ha contribuito a consolidare la sua posizione negli ambienti politici e imprenditoriali statunitensi.

Dopo l’esperienza nel settore della moda, ha ricoperto il ruolo di direttore dello sviluppo internazionale del Trump Group, per poi fondare il Paramount Group, società immobiliare rivolta a una clientela di alto livello. A partire dal 2011 è diventato ambasciatore della Repubblica Dominicana presso le Nazioni Unite e successivamente ambasciatore per la tutela degli oceani. Nel 2021 è stato nominato nel Consiglio presidenziale per lo sport, la salute e la nutrizione negli Stati Uniti, incarico che ha confermato la sua presenza nel contesto istituzionale americano.

Il ruolo attuale e le relazioni internazionali

Oggi Paolo Zampolli opera come inviato speciale per le partnership globali. In questo ruolo promuove relazioni tra Paesi, aziende e istituzioni, con l’obiettivo di favorire opportunità economiche e cooperazione internazionale. Il suo approccio si basa soprattutto sulle relazioni personali. “Io porto insieme le parti”, ha spiegato, sottolineando come il suo compito sia quello di creare le condizioni per avviare trattative, lasciando poi ad altri la definizione tecnica degli accordi. Questo modello si riflette anche negli incontri istituzionali e informali che lo vedono coinvolto, sia negli Stati Uniti sia in Italia. In tal senso è nata l’idea di portare l’Italia ai Mondiali 2026. La nomina di Paolo Zampolli a inviato speciale per le partnership globali è arrivata a marzo 2025. L’ufficialità è stata data da Donald Trump tramite il social Truth

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