Il Governo accelera sul ritorno del nucleare in Italia: la premier Meloni ha annunciato una legge delega entro l’estate. La dichiarazione è arrivata durante il Premier Time al Senato del 13 maggio.
Per realizzare il nucleare in Italia serviranno anni, per cui l’obiettivo del Governo è puntare all’energia dell’atomo nel lungo periodo creando nel frattempo le condizioni per sostenere il fabbisogno italiano con un mix energetico nazionale che punti a ottimizzare le fonti tradizionali, non trascurando le rinnovabili.
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Meloni annuncia la legge delega sul nucleare
La legge delega, già approvata dal Consiglio dei ministri lo scorso ottobre, è ora all’esame delle commissioni Ambiente e Attività produttive della Camera. Secondo il calendario parlamentare il testo potrebbe arrivare a Montecitorio entro la fine di maggio per poi passare al Senato.
Così ha dichiarato Meloni intervenendo in Aula:
Approfitto per dire che entro l’estate sarà adottata la legge delega, saranno adottati i decreti attuativi e completato il quadro giuridico necessario alla ripresa della produzione nucleare in Italia.
Tra i punti previsti ci sono la sperimentazione di tecnologie avanzate, il sostegno alla ricerca sulla fusione e sulla fissione nucleare, la disciplina per la disattivazione e lo smantellamento degli impianti esistenti e la gestione dei rifiuti radioattivi e del combustibile esaurito.
I dettagli della strategia del Governo li ha esplicitati il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto Fratin, ospitato nella sede di Confindustria Toscana Nord:
C’è una doppia valutazione da fare. Da una parte sul lungo periodo, con nuove forme di produzione dell’energia a partire dal nucleare e dall’idrogeno. Dall’altra, però, guardando al breve periodo dobbiamo mettere in campo strumenti e correttivi che possano ovviare alla nostra dipendenza, pressoché totale, dall’estero. Non solo per quanto riguarda il gas, ma anche, ad esempio, per i pannelli fotovoltaici.
Nucleare in Italia: tutti gli ostacoli
Per il ritorno del nucleare in Italia la strada non è in discesa: dopo la legge delega dovranno arrivare i decreti attuativi e saranno definiti i criteri relativi alle autorizzazioni ambientali, ai siti, ai costi, alla gestione delle scorie e alle procedure di smantellamento degli impianti.
La politica dovrà scontrarsi con la sindrome Nimby (“not in my back yard”, ovvero “non nel mio cortile”). Questo significa incessanti bracci di ferro di con Regioni, Comuni e comitati locali per l’individuazione dei siti per gli impianti e per lo stoccaggio delle scorie.
C’è poi la questione delle materie prime: l’Italia punta sul nucleare come soluzione di lungo periodo per ridurre la dipendenza dai combustibili fossili, importati soprattutto da Medio Oriente, Russia, Stati Uniti e Nord Africa, e per limitare l’acquisto di elettricità dall’estero. Ma anche i materiali necessari ad alimentare eventuali centrali nucleari dovrebbe però essere importati. In questa filiera sarà la Cina ad avere un ruolo di primo piano.
L’Italia può davvero tornare al nucleare?
Dopo i due referendum sul nucleare, la domanda che molti si pongono è se l’Italia possa davvero tornare a puntare all’energia dell’atomo.
L’Italia abbandonò progressivamente la strada dell’energia atomica dopo il referendum del 1987, tenutosi all’indomani del disastro di Chernobyl. Nel 2011 un secondo referendum bloccò il tentativo di riaprire le centrali nucleari promosso dal governo Berlusconi dopo l’incidente di Fukushima.
Dal punto di vista giuridico, tuttavia, non esiste un divieto permanente che impedisca a un governo di riproporre il nucleare. I referendum abrogativi cancellano norme esistenti ma non vietano al Parlamento di approvare nuove leggi sulla stessa materia. È proprio in questo spazio normativo che si inserisce l’iniziativa di Giorgia Meloni sul nucleare.