Il presidente del Napoli Aurelio De Laurentiis torna a criticare il sistema calcio, focalizzandosi in particolare sulla gestione dei giocatori convocati nelle nazionali. In un’intervista rilasciata alla Cbs, il dirigente ha sollevato una questione economica e organizzativa che riguarda il rapporto tra club e federazioni. Secondo De Laurentiis, l’attuale modello penalizza le società, che mettono a disposizione i propri calciatori senza ricevere un adeguato riconoscimento economico. Un tema che, a suo avviso, rappresenta uno dei nodi principali da affrontare per riequilibrare il sistema.
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La proposta di De Laurentiis per le Nazionali
Il presidente del Napoli ha espresso una posizione netta sulla questione. “Se vogliono i nostri giocatori, li devono pagare”, ha dichiarato, sottolineando che i calciatori rappresentano un investimento dei club. Nel dettaglio, Aurelio De Laurentiis ha spiegato che, se un giocatore percepisce uno stipendio annuale di 10 milioni di euro, la sua convocazione per un mese in nazionale dovrebbe comportare un compenso di circa un milione per la società di appartenenza. “Perché li devo dare gratuitamente? Sono una mia proprietà, non loro”, ha aggiunto, evidenziando la necessità di riconoscere il valore economico dei calciatori anche quando vengono impiegati dalle selezioni nazionali.
Le accuse sulle convocazioni e il ruolo degli agenti
Nel corso dell’intervista, Aurelio De Laurentiis ha avanzato anche accuse più ampie sul funzionamento del sistema. “È troppo facile per loro prendere 15 giocatori e non pagarli”, ha affermato, riferendosi alle federazioni.
Il presidente del Napoli ha inoltre sollevato dubbi sul processo di convocazione, parlando della possibilità che possano esistere dinamiche poco trasparenti. “Oppure loro ricevono soldi sottobanco da agenti per convocarli in Nazionale. È poco professionale, ma sta accadendo in Italia”, ha dichiarato. Affermazioni che aprono un tema delicato, legato alla gestione delle convocazioni e ai rapporti tra federazioni, agenti e club.
Il nuovo presidente della FIGC
Dopo le dimissioni di Gabriele Gravina, che in un’intervista al Corriere della Sera ha rivelato di aver pensato di lasciare il suo ruolo prima ancora dei playoff persi dall’Italia per qualificarsi ai Mondiali 2026, la Lega Serie A ha scelto Giovanni Malagò come proprio candidato alla presidenza della FIGC. Il via libera al nome dell’ex numero uno del Coni è arrivato durante l’assemblea dei club in corso a Milano. Sono 18 i club che hanno firmato la candidatura di Malagò, gli unici a non votarlo sono stati Lazio e Hellas Verona. “Accolgo con grande soddisfazione l’importante mandato fiduciario conferito dalla Lega di Serie A, visto anche il contenuto numerico con cui è stato espresso. È un segnale di straordinaria considerazione, che mi permette di intraprendere un doveroso percorso esplorativo”. queste le parole di Giovanni Malagò all’ANSA, intanto anche Giancarlo Abete ha scelto di candidarsi come nuovo presidente della FIGC.
La replica dell’Assoagenti
L’AIACS (Assoagenti) ha diffuso un comunicato ufficiale in cui condanna con fermezza le accuse rivolte alla categoria, annunciando anche possibili azioni legali.
“Le dichiarazioni rilasciate dal Presidente della SSC Napoli, Aurelio De Laurentiis, e riportate dalla stampa, pur essendo dirette in prima battuta contro la categoria degli agenti sportivi, producono un effetto lesivo diretto e di eccezionale gravità anche nei confronti dei vertici istituzionali e tecnici della Federazione Italiana Giuoco Calcio (F.I.G.C.) e, in particolare, delle figure preposte alla gestione delle Squadre Nazionali. L’affermazione secondo cui vi sarebbero soggetti che «ricevono soldi sottobanco da agenti per convocarli in Nazionale» e che ciò «sta accadendo in Italia» costituisce un attacco diretto alla governance della F.I.G.C. e alle sue massime espressioni, sportive ed istituzionali ma anche ai responsabili tecnici, il Commissario Tecnico e lo staff unici deputati alle convocazioni dei calciatori. La dichiarazione insinua l’esistenza di un sistema corruttivo radicato all’interno delle strutture federali che gestiscono le Nazionali. Tale accusa lede la reputazione dei dirigenti federali sotto un duplice profilo di complicità o connivenza nonché di incompetenza ed omesso controllo. Lanciare un’accusa così infamante senza fornire elementi probatori equivale a gettare un’ombra di sospetto che non colpisce solo gli agenti, ma anche e soprattutto coloro che, secondo De Laurentiis, sarebbero i destinatari del denaro, ovvero figure interne alla Federazione. Questo delegittima l’intera istituzione agli occhi dell’opinione pubblica, degli sponsor e delle altre componenti del mondo sportivo. L’AIACS desidera sottolineare come tali esternazioni risultino ancora più gravi e inopportune se contestualizzate nel presente momento storico, caratterizzato da note criticità e difficoltà per l’intero movimento calcistico italiano. In una fase in cui tutte le componenti del sistema dovrebbero collaborare per individuare soluzioni costruttive e rilanciare il settore, accuse generiche e distruttive non fanno altro che aggravare il clima di sfiducia e di tensione, minando ulteriormente la credibilità del calcio italiano nel suo complesso e allontanando ogni possibilità di risanamento. Se il Presidente De Laurentiis è a conoscenza di fatti penalmente o sportivamente rilevanti, ha il dovere morale e giuridico di denunciarli immediatamente alle autorità competenti, presentando nomi e prove concrete. In caso contrario, le sue parole si qualificano come mere insinuazioni diffamatorie, finalizzate unicamente a delegittimare una componente fondamentale del sistema calcio, forse per mascherare altre problematiche o per perseguire personali battaglie contro le istituzioni sportive”