Negli ultimi cinque anni l’aumento della pressione sui servizi di salute mentale delle Regioni italiane, soprattutto tra adolescenti e giovani, è cresciuto. Eccome. Lo testimonia l’analisi dei contributi delle sezioni regionali della SIP (Società Italiana di Psichiatria). Dagli esperti emerge anche una proposta operativa che raccolga le indicazioni provenienti dalle realtà locali: l’istituzione di una conferenza permanente delle Regioni per monitorare i problemi e i servizi, per definire gli interventi immediati e quelli programmabili.
Ma qual è la situazione? Ecco quanto segnalano gli esperti.
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Servizi a macchia di leopardo
I numeri evidenziano un quadro molto differenziato. Alcune regioni del Nord, come Emilia-Romagna, Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige, mostrano una forte capacità di intercettazione dei bisogni e una buona dotazione di servizi territoriali: in Emilia-Romagna la presa in carico raggiunge 234,8 utenti ogni 10.000 abitanti, rispetto a una media nazionale di 171,9, mentre nella Provincia di Bolzano supera i 327 utenti ogni 10.000 abitanti.
In altre realtà emergono invece criticità specifiche: la Liguria registra la più alta prevalenza nazionale, con 447 utenti trattati ogni 10.000 abitanti contro una media italiana di 171,9, il Lazio evidenzia tassi di riammissione ospedaliera superiori al 20%, mentre Marche, Abruzzo, Molise e Calabria continuano a confrontarsi con una carenza di personale, con dotazioni che in alcuni casi scendono fino a circa 40 operatori ogni 100.000 abitanti rispetto a una media nazionale di 66,2.
Nel Mezzogiorno permangono inoltre differenze significative nell’organizzazione dei servizi, con regioni come la Puglia che hanno sviluppato una solida rete territoriale e riabilitativa e altre che devono ancora rafforzare la capacità di presa in carico. Un quadro complesso, che però conferma come le principali disuguaglianze non seguano rigidamente una direttrice geografica tra Nord e Sud, ma dipendano soprattutto dall’organizzazione locale dei servizi e dagli investimenti realizzati nel tempo.
“In Italia la salute mentale riguarda complessivamente circa il 15-20% della popolazione nel corso della vita, ma la risposta dei servizi resta disomogenea. Non tanto e non solo per una differenza geografica tra Nord e Sud, quanto per la presenza e l’organizzazione dei servizi sul territorio: le aree metropolitane concentrano competenze e strutture, mentre i contesti più periferici faticano a garantire continuità e tempestività nella presa in carico. Per questo è necessario rafforzare il coordinamento tra Regioni e istituire una conferenza permanente di monitoraggio dei servizi”
spiega Guido Di Sciascio, presidente SIP e direttore DSM dell’Asl di Bari.
Adolescenti e non solo
Gli accessi ai servizi di neuropsichiatria infantile e adolescenziale e ai pronto soccorso per motivi psichiatrici sono cresciuti in modo rilevante, nel periodo post-pandemico, in particolare per disturbi d’ansia, depressione e comportamenti autolesivi.
Sul fronte della psichiatria giudiziaria le REMS (le residenze destinate a persone autrici di reato) continuano a fare i conti con problemi che spesso esulano dal contesto medico: attualmente si contano circa 632 persone presenti nelle strutture e circa 750 in lista d’attesa, a fronte di una disponibilità limitata di posti, con tempi di attesa che in alcune regioni superano anche i 12 mesi.
In forte crescita anche gli accessi al pronto soccorso e le richieste di aiuto ai centri di salute mentale e ai servizi per la neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza. Numeri confermati anche dai dati epidemiologici più recenti: nel 2024 gli utenti psichiatrici assistiti dai servizi specialistici sono stati circa 845.516, con 272.497 persone entrate in contatto per la prima volta con i Dipartimenti di Salute Mentale e oltre 10 milioni di prestazioni erogate (media 13,6 per utente), confermando un aumento dei bisogni di salute mentale. Nel 2024 si registrano inoltre 636.113 accessi al pronto soccorso per motivi psichiatrici (3,3% del totale) e 4.586 trattamenti sanitari obbligatori (TSO). A questo si aggiungono la grande complessità nella gestione delle emergenze psichiatriche e il tema, sempre più rilevante, della sicurezza degli operatori sanitari.
Cosa fare alla dimissione
Infine, ma non meno importante, anche il tema delle cure è importantissimo per la gestione dei pazienti, sia durante i ricoveri che dopo le dimissioni. La disponibilità di nuovi trattamenti innovativi, sia farmacologici che non farmacologici non dovrebbe mai essere a macchia di leopardo o diversa tra centro e periferia nelle Regioni.
“Un ulteriore elemento di criticità riguarda la disponibilità delle terapie più innovative, che oggi non è uniforme sul territorio nazionale. Le differenze tra Regioni, già evidenti nei dati su servizi e presa in carico, si riflettono anche nell’accesso ai trattamenti. Questo si traduce in percorsi di cura disomogenei, in cui la qualità dell’assistenza rischia di dipendere più dal luogo di residenza che dal bisogno clinico della persona. Garantire equità di accesso alle terapie significa ridurre queste disuguaglianze e assicurare standard di cura omogenei su tutto il territorio”
fa sapere Antonio Vita, presidente eletto SIP e professore ordinario di Psichiatria e direttore DSM dell’Università di Brescia – Spedali Civili.