Conte divide il Campo Largo sul riarmo: “Minaccia russa costruita dalla Nato”

Le parole dell'ex premier sulla minaccia russa e la spesa militare aprono fratture nel Campo Largo e attacchi da Calenda al Pd

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Mirko Ledda

Editor e fact checker

Scrive sul web dal 2005, come ghost writer e debunker di fake news. Si occupa di pop economy, tecnologia e mondo digitale, alimentazione e salute.

Sono bastate poche frasi di Giuseppe Conte, dette sul palco, per far esplodere il caso politico di questa prima parte dell’estate. L’8 luglio 2026, nel corso della manifestazione del Campo Largo a Napoli, l’ex premier ha attaccato la spesa militare e la linea della Nato.

Stanno costruendo una minaccia russa per convincerci che dobbiamo armarci fino ai denti.

Il giorno dopo il leader del Movimento 5 Stelle è stato bersaglio di attacchi da più parti, anche dagli stessi alleati.

Cosa ha detto Giuseppe Conte sul riarmo

L’intervento del capo dei pentastellati è arrivato a poche ore dalla chiusura del vertice Nato di Ankara, che ha definito la Russia una minaccia a lungo termine.

Giuseppe Conte ha accusato il governo Meloni di voler:

Buttare soldi per acquistare armi americane per compiacere Trump.

Il pericolo di un’aggressione russa all’Europa sarebbe dunque stato gonfiato, per l’ex premier, per giustificare gli investimenti nella difesa.

Cos’è il riarmo Nato e quanto vale

Al vertice dell’Aia del giugno 2025 i 32 Paesi membri della Nato, Italia compresa, si sono impegnati a portare la spesa per la difesa al 5% del Pil entro il 2035 (oggi siamo a crica il 2,8%), di cui:

L’impegno è stato ribadito pochi giorni fa al vertice di Ankara, in cui si è parlato di un’ulteriore tranche di finanziamenti all’Ucraina per 70 miliardi di euro per il 2026.

Il piano ReArm Europe

Non è solo la Nato a spingere per maggiori spese per la difesa. A marzo 2025 Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea, ha presentato il piano ReArm Europe, poi ribattezzato Readiness 2030.

L’Ue punta a mobilitare fino a 800 miliardi di euro con una deroga alle regole di bilancio per le spese militari, lo strumento Safe (che prevede 150 miliardi di prestiti agli Stati) e la possibilità di dirottare i fondi di coesione.

Nelle intenzioni di Bruxelles, dovrebbero sostenere soprattutto l’industria della difesa europea, ma parte delle forniture continuerà a passare dall’industria statunitense.

Quanto spenderà l’Italia in difesa

Quanto costerà all’Italia arrivare al 5% è oggetto di stime diverse. Si va dai circa 400 miliardi in 10 anni a valutazioni più alte, vicine ai 700 miliardi per il solo 3,5%. Giuseppe Conte ha parlato di 500 miliardi entro il 2035.

Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha assicurato a più riprese che l’aumento non intaccherà sanità, scuola e welfare.

Campo Largo e avversari contro Conte

Le dichiarazioni di Conte hanno diviso il Campo Largo e attratto le critiche anche di altre fazioni politiche.

Con un duro intervento sui social, Carlo Calenda, leader di Azione, ha tacciato il Cinquestelle di fare propaganda filoputiniana e ha attaccato duramente Elly Schlein per il suo silenzio.

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Stessa linea dell’eurodeputata dem Pina Picierno, che non ha risparmiato critiche alla propria leader e che ha spiegato che il Campo Largo, opponendosi alla destra sovranista italiana deve prendere posizione anche contro l’operato di Putin.

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Giorgio Gori, in una dichiarazione ripresa dall’Ansa, ha invitato il partito a non “far finta di niente”.

Il caso ha riaperto uno storico scontro sulla politica estera tra Pd, M5S e Alleanza Verdi Sinistra. Riguardo la solidarietà all’Ucraina e la difesa europea, i dem hanno sempre tenuto una linea opposta a quella di Conte. A Napoli, intanto, la piazza era stata contestata anche da Potere al Popolo.

Conte: “Sono stato frainteso”

Il 9 luglio, ospite di In Onda su La7, Conte ha provato a spegnere le polemiche:

Sono stato frainteso, parlavo del comandante supremo delle forze armate della Nato.

E ha sottolineato:

Per l’Italia significa 500 miliardi entro il 2035. Ma questi soldi dove li prendono?

Ha poi citato l’amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina, che nel corso della presentazione del progetto Scelte Future a Torino, ha dichiarato:

Vedendo 95mila bambini in famiglie con reddito sotto i 15mila euro, il fatto che stiamo ragionando su come aumentare le spese per le armi mi fa sentire in imbarazzo da cittadino italiano.

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