Pensione anticipata e di vecchiaia: chi può lasciare davvero il lavoro dal 1° gennaio 2027

Secondo lo stato attuale dei decreti dell'Inps e del Mef ai contribuenti servirà un mese in più per lasciare il lavoro a partire dal prossimo anno. Restano attive le tutele per gli impieghi gravosi.

4 min di lettura

Emanuela Colatosti

Giornalista

Laureata in filosofia e giornalista pubblicista dal 2024, esperta di concorsi pubblici e del mondo del lavoro. Si occupa anche di tematiche ambientali e sociali

La stesura della nuova Manovra riapre l’infinito cantiere della previdenza italiana, ma la vera novità sulle pensioni non dipende dai tavoli della politica. A partire dal primo gennaio 2027 torna a muoversi la rotella dell’aspettativa di vita, il meccanismo automatico che adegua l’età d’uscita dal lavoro all’andamento della demografia nazionale.

Per chi sta pianificando il proprio ritiro dal mondo del lavoro, la prima regola è imparare a distinguere ciò che è già scritto nei decreti attuativi dell’Inps e del Ministero dell’Economia da quello che appartiene al dibattito parlamentare.

Come cambiano le età delle pensioni dal 2027

L’incremento dei requisiti anagrafici e contributivi per il biennio che va dal 2027 al 2028 poggia su basi normative già approvate. L’aggiornamento automatico, introdotto nel nostro ordinamento con le riforme del 2010 e confermato con la Legge di Bilancio del 2026, si riflette direttamente sulle circolari operative inviate dall’Inps ai patronati. Dal primo gennaio 2027 l’asticella della pensione di vecchiaia si alza ufficialmente di un ulteriore mese, passando da 67 anni a 67 anni e un mese, fermo restando il vincolo dei vent’anni di contributi versati.

Lo stesso scatto di un mese colpisce chi rientra interamente nel sistema contributivo, vale a dire chi ha iniziato a versare i primi contributi dopo il primo gennaio 1996. Per questa platea l’uscita di vecchiaia ordinaria sale a 71 anni e un mese, mentre chi punta alla pensione anticipata contributiva potrà staccare il biglietto solo a 64 anni e un mese d’età. Per questa modalità resta fermo l’ulteriore paletto di aver maturato ventuno mesi di contribuzione effettiva e un assegno mensile pari ad almeno 2,8 volte l’importo dell’assegno sociale. Si tratta di parametri già fissati per legge, destinati ad aumentare di altri due mesi a partire dal 2028.

Finestre mobili e decorrenza dell’assegno: i tempi di attesa

Oltre al requisito anagrafico puro, chi intende accedere al pensionamento dal 2027 deve fare i conti con l’applicazione delle cosiddette finestre mobili, vale a dire il lasso di tempo che intercorre tra la maturazione del diritto e la liquidazione del primo assegno da parte dell’Ente per la previdenza sociale. Per i lavoratori del settore privato che maturano l’accesso tramite la pensione anticipata, la finestra di attesa rimane fissata a tre mesi.

Diverso e più articolato è il quadro per i dipendenti della pubblica amministrazione. Per i lavoratori statali e degli enti locali, i tempi di differimento dell’erogazione si confermano pari a sette mesi se i requisiti vengono raggiunti entro la fine del 2027, con un ulteriore allungamento a nove mesi previsto a partire dal 2028. Questo fattore determina una slittamento pratico della percezione della pensione che prescinde dalla semplice età anagrafica maturata sulla carta.

Chi ha diritto alla pensione anticipata

Non per tutti l’età della pensione si alza. La legislazione riconosce una tutela specifica per chi svolge mansioni particolarmente gravose o usuranti. Per i lavoratori edili, gli operatori della catena di montaggio, i conduttori di gru e le altre categorie tutelate dalla legge sui lavori gravosi con almeno trent’anni di versamenti, la salita dei requisiti rimane congelata. In questi casi l’età d’accesso alla pensione di vecchiaia resta bloccata a 67 anni netti, evitando lo scatto anagrafico previsto per la generalità dei lavoratori.

Riforma pensioni e Manovra: cosa c’è di vero

Tutto ciò che si colloca al di fuori di questi parametri appartiene per ora alla sfera del dibattito e delle trattative intorno alla Legge di Bilancio. Le proposte per congelare l’aumento dei requisiti o le ipotesi di estendere la flessibilità d’uscita a 64 anni a tutti i lavoratori, indipendentemente dalla data del primo contributo, rappresentano opzioni di studio al vaglio del Governo. Senza una specifica copertura finanziaria e un voto espresso del Parlamento entro la fine dell’anno, dal prossimo gennaio le regole d’uscita saranno dettate unicamente dall’adeguamento demografico già fissato nei decreti.

© Italiaonline S.p.A. 2026Direzione e coordinamento di Libero Acquisition S.á r.l.P. IVA 03970540963