Nuova flat tax al 4% sulla pensione per chi torna in Italia, requisiti

Il Governo vuole far rientrare in Italia i pensionati che si sono trasferiti all'estero, facendoli trasferire nelle "aree interne", per contrastare lo spopolamento offrendo loro una flat tax al 4%

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Matteo Runchi

Editor esperto di economia e attualità

Redattore esperto di tecnologia e esteri, scrive di attualità, cronaca ed economia

Fratelli d’Italia ha depositato un emendamento al Decreto Fisco alla Camera che prevede una flat tax al 4% sugli assegni previdenziali dei pensionati italiani che abitano all’estero ma decidono di tornare in Italia. L’agevolazione sarebbe riservata a chi si trasferisce nelle cosiddette aree interne, quindi nei comuni più lontani dalle città e a rischio spopolamento.

Si tratta di una norma simile a quella che riguarda il mezzogiorno, che esiste dal 2019 e che mette a disposizione una flat tax del 7%. La nuova legge ha però diverse criticità, dall’effettiva attrattiva che può rappresentare per gli emigrati, visto il vincolo territoriale, all’obiettivo di favorire la ripresa economica e demografica delle aree maggiormente in crisi nel nostro Paese attraverso la domanda di servizi dei pensionati.

La flat tax al 4% sulle pensioni degli emigrati

Le norma di Fratelli d’Italia prevede una serie di requisiti per poter accedere a una flat tax sulla pensione al 4%, che sostituirebbe le altre imposte, tra cui l’Irpef. Sarà necessario:

Le aree interne sono le zone del nostro Paese più lontane dalle città e dai centri produttivi. Negli ultimi anni questi comuni si stanno spopolando molto rapidamente a causa di una generale crisi di ogni settore, della mancanza di servizi essenziali e della maggiore attrattiva delle città.

Il confronto con la flat tax per le pensioni al 7%

L’idea ricorda un’altra misura, già in vigore dal 2019, che concede una flat tax del 7% ai pensionati esteri che si trasferiscono in determinate aree del Meridione. La principale differenza sta però nell’origine della pensione. La flat tax al 7%, infatti, riguarda solo i redditi che vengono erogati da soggetti esteri.

La platea è quindi radicalmente diversa: non italiani all’estero, ma stranieri che non possono aver avuto residenza fiscale in Italia negli ultimi cinque anni. Diversi anche i comuni in cui ci si può trasferire. Non piccoli borghi delle aree interne, ma anche cittadine fino a 20mila abitanti, purché si trovino nelle regioni del Meridione o delle Isole.

Dove sono andati i pensionati italiani all’estero

Gli italiani che abitano all’estero e ricevono una pensione sono 675mila. Nel 2025 sono cresciuti rispetto all’anno precedente, ma le dinamiche stanno nettamente cambiando. Se prima i cittadini italiani pensionati all’estero si trovavano soprattutto negli Stati Uniti e nel Regno Unito, ora le mete preferite sono:

Alcuni di questi Paesi hanno o avevano norme che favorivano l’arrivo di pensionati dall’estero grazie a sconti fiscali consistenti. In molti casi, però, queste norme si sono rivelate dannose o controproducenti, perché hanno creato una popolazione di anziani non produttivi ma con grandi disponibilità economiche, che hanno fatto aumentare i prezzi dei servizi senza nessun valore aggiunto per l’economia locale.

Anche per questa ragione, l’Italia vuole approfittare della situazione spingendo gli emigrati a tornare. La norma presenta però alcune forme di criticità evidenti.

I dubbi sull’efficacia della norma

Per quanto possa sembrare conveniente, la flat tax al 4% sulle pensioni genera un beneficio effettivo soltanto per chi ha una pensione di più di 25mila euro all’anno. Questo accade soprattutto a causa delle mancate detrazioni che una norma di questo tipo genera. Dei 675mila emigrati all’estero, soltanto il 27%, poco più di 182mila persone, superano questa soglia.

La popolazione che potrebbe essere interessata a questa norma è quindi minima e ci sono seri dubbi sul fatto che persone che sono emigrate dall’Italia per dare più valore alla propria pensione accettino di trasferirsi in zone economicamente depresse, che si stanno spopolando anche a causa della mancanza di servizi essenziali, che sono fondamentali per la vita di un anziano.

Infine, come dimostrato dal caso del Portogallo, anche l’idea di far ripartire l’economia di un luogo economicamente depresso attraverso un afflusso di pensionati non è particolarmente efficace nella pratica. Oltre a spendere meno della media, i pensionati richiedono soprattutto servizi che non producono grande valore aggiunto. Questo inoltre non risolve il disfacimento del tessuto produttivo locale che è la causa principale della crisi delle aree interne.

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