Tassi dei mutui in aumento a causa della guerra in Iran, variabili al 3,43%

I mutui a tasso variabile, pur rimanendo più convenienti di quelli a tasso fisso, stanno subendo gli effetti della guerra in Iran, con le rate che stanno rapidamente aumentando

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Matteo Runchi

Editor esperto di economia e attualità

Redattore esperto di tecnologia e esteri, scrive di attualità, cronaca ed economia

L’ultima rilevazione sul mercato dei mutui dell’Abi, l’Associazione bancaria italiana, ha notato che nonostante una crescita stabile della domanda, il costo dei mutui tasso variabile sta aumentando. Si tratterebbe degli effetti della guerra in Iran, che ha causato vari aumenti di prezzo, dai carburanti ai generi alimentari, e che potrebbe spingere presto la Bce ad alzare i tassi.

Per il momento, i mutui a tasso variabile rimangono i più convenienti, ma la situazione potrebbe cambiare entro la fine dell’anno. Dipenderà tutto dall’andamento dei due principali indici a cui i prezzi dei mutui fanno riferimento: l’Euribor a tre mesi e l’Irs a 30 anni.

Mutui a tasso variabile, crescono i costi

Proprio un’analisi dell’Euribor a tre mesi fa emergere la ragione per cui i costi dei mutui stanno aumentando. Anche se i tassi di interesse sono rimasti fermi nella prima parte dell’anno, l’indicatore a cui fanno riferimento le banche per stabilire gli interessi sulle rate dei prestiti ipotecari è passato dal 2% al 2,25%. Nel prossimo futuro, la situazione potrebbe peggiorare, con le previsioni degli analisti che danno l’Euribor a tre mesi al 2,8% tra la fine del 2026 e l’inizio del 2027.

Il risultato è che i costi dei mutui a tasso variabile in Italia stanno aumentando. La media dei tassi dei mutui attualmente attivi, ancora influenzata dai tassi alti del 2022 e del 2023, è attorno al 4%, mentre quella dei nuovi prestiti ipotecari ha toccato il 3,43% nel mese di aprile, secondo le ultime analisi dell’Abi.

Stabili i mutui a tasso fisso

Al contrario, rimangono stabili i mutui a tasso fisso. L’indice Irs a 30 anni, che è l’equivalente dell’Euribor per questo tipo di prestiti, è infatti fermo attorno al 3,3%. Per mantenere l’offerta di questo tipo di mutui attrattiva, le banche stanno applicando spread negativi, perché di per sé, al momento, il tasso fisso è l’opzione meno attraente.

Potrebbe però non essere così per molto tempo. La Banca centrale europea, infatti, potrebbe presto alzare il costo del denaro, con un impatto diretto sui mutui a tasso variabile, che aumenterebbero ulteriormente di costo. A quel punto l’attrattiva del tasso fisso diventerà maggiore, anche se è sempre necessario valutare l’orizzonte temporale scelto per il proprio mutuo.

Perché la guerra in Iran fa salire i costi dei mutui

In tutte le analisi del mercato dei mutui e dei prestiti italiano, la causa degli aumenti dei prestiti ipotecari a tasso variabile che viene indicata è sempre la stessa: la guerra in Iran. Il legame, però, non è così intuitivo. Il conflitto in Medio Oriente ha fatto crescere il prezzo del petrolio in tutto il mondo, perché Teheran ha bloccato lo stretto di Hormuz, l’unico passaggio che collega i Paesi del Golfo, tra i maggiori produttori mondiali di petrolio, agli oceani.

Il prezzo del petrolio più alto si sta ora “trasferendo” verso altri beni. Lo hanno mostrato i dati dell’inflazione, passata al 2,7% ad aprile. Uno dei metodi principali per contrastare l’inflazione è aumentare il costo del denaro, una decisione che in Europa viene presa dalla Bce. Questo parametro influenza direttamente i mutui, facendo aumentare gli interessi delle rate.

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