L’eruzione dell’Etna mette in crisi il turismo in Sicilia, a quanto ammontano i danni

L'eruzione dell'Etna e la cenere bloccano l'aeroporto di Catania: impatto sui voli a ridosso di Ferragosto e gravi perdite per la filiera turistica.

3 min di lettura

Federica Petrucci

Editor esperta di economia e attualità

Laureata in Scienze Politiche presso l'Università di Palermo. Scrive di Fisco e Tasse, Economia, Diritto e Lavoro, con uno sguardo sull'attualità e i temi caldi

L’eruzione dell’Etna ha messo in crisi il sistema dei trasporti in Sicilia, trasformando la situazione in un’emergenza che, a cascata, ha travolto anche il turismo. La cenere vulcanica ha infatti imposto nuove limitazioni alle operazioni dell’aeroporto di Catania Fontanarossa proprio nei giorni che precedono Ferragosto, uno dei periodi di maggiore movimento dell’anno. Il risultato è un effetto domino che ha coinvolto compagnie aeree, passeggeri, strutture ricettive, tour operator, ristorazione e trasporti terrestri, causando danni da miliardi di euro.

Voli cancellati e riprogrammati: a quanto ammontano i danni causati dall’eruzione dell’Etna

Guardando ai numeri del traffico aereo, le circostanze critiche sono immediatamente quantificabili. Tra il 7 e il 12 agosto:

La redistribuzione ha interessato soprattutto Palermo e Comiso, ma anche Trapani e Lamezia Terme. In particolare:

Le conseguenze economiche per il comparto turistico vengono stimate tra 12 e 24 milioni di euro, secondo le valutazioni di Assoesercenti riportate nelle ultime ore. Questo perché il danno non riguarda soltanto i biglietti aerei cancellati. Quando un aeroporto come quello di Catania subisce uno stop prolungato, trattandosi di un punto di arrivo e partenza di riferimento per molti viaggiatori sull’isola, l’impatto si estende all’intera filiera turistica. E in pieno agosto, con alberghi, case vacanza, ristoranti ed escursioni organizzati sulla base di prenotazioni effettuate con largo anticipo, anche pochi giorni di interruzione possono tradursi in perdite di questa entità per il settore turistico.

Quanto durerà?

La stima dei danni, stando agli esperti, è destinata a crescere se le limitazioni ai voli dovessero prolungarsi. Lo stop alle operazioni è stato prorogato fino alle 2 di notte del 14 agosto, tenendo conto di quella che è la situazione legata alla presenza di cenere e all’evoluzione dell’attività dell’Etna.

Nel frattempo, oltre al coinvolgimento degli altri aeroporti siciliani (che sono stati chiamati a sostenere il peso della domanda), sono state organizzate soluzioni via autobus e altri collegamenti terrestri per consentire ai passeggeri di spostarsi tra gli aeroporti siciliani. Una parte consistente dei viaggiatori ha dovuto attraversare l’Isola per poter finalmente raggiungere la propria destinazione o rientrare a casa.

Resta però delicata la situazione per le imprese che lavorano quasi esclusivamente nei mesi estivi. Per alcune attività, perdere una settimana nel pieno dell’alta stagione equivale a perdere una quota di fatturato difficilmente recuperabile nei mesi successivi.

Perché la situazione potrebbe peggiorare

Palermo, Comiso e Trapani hanno assorbito parte dei voli originariamente destinati a Catania, ma la redistribuzione non può compensare completamente la capacità persa da Fontanarossa. Se l’emergenza dovesse prolungarsi, o anche solo se il percepito di chi viaggia è di una situazione di instabilità, il rischio è quello di un possibile aumento incontrollato delle disdette nelle settimane più importanti dell’anno per il turismo siciliano.

Catania rappresenta un importante punto di ingresso per chi vuole raggiungere la costa orientale, l’Etna, Taormina, Siracusa, Noto e numerose altre località turistiche. Quindi, un’interruzione prolungata dei collegamenti aerei può spingere chi deve ancora partire a scegliere di rinunciare o cambiare destinazione se partenze e rientro non sono garantiti.

© Italiaonline S.p.A. 2026Direzione e coordinamento di Libero Acquisition S.á r.l.P. IVA 03970540963