Con il via libera della conferenza Stato-Regioni alla proposta di rinnovo dell’accordo nazionale, sono state definite regole, tariffe e tetti di spesa per l’accesso alle cure termali nel 2026. L’intesa, che attende ora soltanto il nulla osta definitivo del ministero della Salute e del ministero dell’Economia e delle Finanze, riguarda le prestazioni termali erogate attraverso il servizio sanitario nazionale.
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Cosa prevede l’accordo sulle cure termali
La conferenza Stato-Regioni ha definito il quadro economico delle cure termali convenzionate con il servizio sanitario nazionale per il quadriennio 2025-2028. Nel dettaglio, è stato previsto il mantenimento delle tariffe massime per la remunerazione delle prestazioni termali per gli anni 2025 e 2026.
Per gli anni 2027 e 2028 è invece previsto un incremento delle tariffe pari al 2% annuo, che tiene conto dell’andamento dei costi sostenuti dalle strutture termali e della necessità di preservare la qualità dei servizi offerti ai cittadini.
Anche sul fronte dei tetti di spesa regionali viene confermata una linea di prudenza accompagnata da una certa flessibilità. I limiti di spesa resteranno invariati nel 2025 rispetto ai livelli del 2024. Nel 2026 le singole regioni potranno decidere autonomamente di incrementare tali tetti fino a un massimo del 5%, mentre nel 2027 e nel 2028 verranno mantenuti i livelli raggiunti nell’anno precedente.
Per fare un esempio, se una regione aveva un tetto di spesa di 10 milioni di euro nel 2024, nel 2025 resterebbe a 10 milioni, nel 2026 potrebbe decidere di portarlo fino a 10,5 milioni (+5%), mentre nel 2027 e nel 2028 resterebbe a 10,5 milioni.
Le tariffe
Le tariffe delle cure termali convenzionate variano in base al tipo di trattamento erogato. Di seguito alcune relative alle prestazioni più richieste (i costi sono indicativi e per seduta):
- cure inalatorie tra 4,80 e 5,60 euro;
- fango con doccia di annettamento 16,16 euro;
- fango con bagno terapeutico 29,03 euro;
- bagni per malattie artroreumatiche tra 10,86 e 12,24 euro;
- bagni per malattie dermatologiche tra 10,86 e 12,24 euro;
- irrigazioni vaginali 6,84 euro;
- cure idropiniche (assunzione di acqua termale a scopo terapeutico) 5,70 euro;
- cicli di cura per i postumi delle flebopatie tra 21,55 e 25,16 euro.
Si tratta delle somme che il Servizio sanitario nazionale riconosce agli stabilimenti termali per l’erogazione delle singole prestazioni o dei cicli di cura convenzionati. Per il cittadino, invece, resta generalmente a carico soltanto l’eventuale ticket previsto dalla Regione di appartenenza, salvo i casi di esenzione.
Come funziona l’accesso alle cure
Le cure termali sono trattamenti sanitari che utilizzano le proprietà terapeutiche delle acque minerali naturali, dei fanghi e dei vapori provenienti da sorgenti termali. In Italia alcune di queste prestazioni sono riconosciute dallo Stato e possono essere effettuate pagando soltanto il ticket sanitario (o gratuitamente per chi ne è esente), previa prescrizione medica.
L’accordo approvato non introduce nuove cure, ma stabilisce quanto verranno rimborsate alle strutture termali le prestazioni erogate a carico del SSN e quali saranno i limiti di spesa regionali fino al 2028. Serve cioè a garantire che i cittadini possano continuare ad accedere alle cure termali convenzionate e che gli stabilimenti ricevano le risorse necessarie per erogarle.
Le principali cure termali previste dal sistema sanitario sono:
- cure inalatorie, utilizzate soprattutto per problemi delle vie respiratorie come sinusiti, riniti croniche, faringiti e bronchiti. Comprendono aerosol, inalazioni e nebulizzazioni con acqua termale;
- fangoterapia, che consiste nell’applicazione di fanghi termali maturati nelle acque minerali, indicata in particolare per artrosi, reumatismi e alcune patologie osteoarticolari;
- balneoterapia, ovvero bagni in acqua termale utilizzati per disturbi dell’apparato locomotore, dermatologici e circolatori;
- cure idropiniche, cioè l’assunzione controllata di acque minerali per favorire alcune funzioni digestive e metaboliche;
- cure ginecologiche, che sono irrigazioni e trattamenti specifici per alcune patologie dell’apparato genitale femminile;
- cure per la sordità rinogena, ovvero trattamenti destinati a particolari problemi dell’udito collegati a patologie delle vie respiratorie superiori.
In genere il SSN consente un ciclo di cure termali all’anno per chi soffre di determinate patologie incluse negli elenchi ministeriali e presenta una prescrizione del medico di famiglia o dello specialista convenzionato.
L’impatto sul turismo
Dal punto di vista economico, il settore termale italiano è particolarmente rilevante perché unisce sanità e turismo: molte persone raggiungono località come Abano Terme, Montecatini Terme, Salsomaggiore Terme o Ischia proprio per effettuare questi trattamenti, generando ricadute positive su alberghi, ristoranti e attività locali.
Per questo motivo, Federalberghi – che da tempo seguiva la trattativa – ha espresso apprezzamento per il via libera all’accordo. Secondo il presidente Emanuele Boaretto, il risultato è il frutto di un lungo percorso di confronto tra operatori e istituzioni, capace di valorizzare un comparto che continua a rappresentare una componente essenziale dell’economia di numerosi territori italiani.