Cure termali, via libera all’accordo su tariffe e tetti di spesa regionali

L'accordo Stato-Regioni blocca le tariffe delle cure termali convenzionate per il 2025 e 2026 e fissa i tetti di spesa regionali fino al 2028

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Federica Petrucci

Editor esperta di economia e attualità

Laureata in Scienze Politiche presso l'Università di Palermo. Scrive di Fisco e Tasse, Economia, Diritto e Lavoro, con uno sguardo sull'attualità e i temi caldi

Con il via libera della conferenza Stato-Regioni alla proposta di rinnovo dell’accordo nazionale, sono state definite regole, tariffe e tetti di spesa per l’accesso alle cure termali nel 2026.  L’intesa, che attende ora soltanto il nulla osta definitivo del ministero della Salute e del ministero dell’Economia e delle Finanze, riguarda le prestazioni termali erogate attraverso il servizio sanitario nazionale.

Cosa prevede l’accordo sulle cure termali

La conferenza Stato-Regioni ha definito il quadro economico delle cure termali convenzionate con il servizio sanitario nazionale per il quadriennio 2025-2028. Nel dettaglio, è stato previsto il mantenimento delle tariffe massime per la remunerazione delle prestazioni termali per gli anni 2025 e 2026.

Per gli anni 2027 e 2028 è invece previsto un incremento delle tariffe pari al 2% annuo, che tiene conto dell’andamento dei costi sostenuti dalle strutture termali e della necessità di preservare la qualità dei servizi offerti ai cittadini.

Anche sul fronte dei tetti di spesa regionali viene confermata una linea di prudenza accompagnata da una certa flessibilità. I limiti di spesa resteranno invariati nel 2025 rispetto ai livelli del 2024. Nel 2026 le singole regioni potranno decidere autonomamente di incrementare tali tetti fino a un massimo del 5%, mentre nel 2027 e nel 2028 verranno mantenuti i livelli raggiunti nell’anno precedente.

Per fare un esempio, se una regione aveva un tetto di spesa di 10 milioni di euro nel 2024, nel 2025 resterebbe a 10 milioni, nel 2026 potrebbe decidere di portarlo fino a 10,5 milioni (+5%), mentre nel 2027 e nel 2028 resterebbe a 10,5 milioni.

Le tariffe

Le tariffe delle cure termali convenzionate variano in base al tipo di trattamento erogato. Di seguito alcune relative alle prestazioni più richieste (i costi sono indicativi e per seduta):

Si tratta delle somme che il Servizio sanitario nazionale riconosce agli stabilimenti termali per l’erogazione delle singole prestazioni o dei cicli di cura convenzionati. Per il cittadino, invece, resta generalmente a carico soltanto l’eventuale ticket previsto dalla Regione di appartenenza, salvo i casi di esenzione.

Come funziona l’accesso alle cure

Le cure termali sono trattamenti sanitari che utilizzano le proprietà terapeutiche delle acque minerali naturali, dei fanghi e dei vapori provenienti da sorgenti termali. In Italia alcune di queste prestazioni sono riconosciute dallo Stato e possono essere effettuate pagando soltanto il ticket sanitario (o gratuitamente per chi ne è esente), previa prescrizione medica.

L’accordo approvato non introduce nuove cure, ma stabilisce quanto verranno rimborsate alle strutture termali le prestazioni erogate a carico del SSN e quali saranno i limiti di spesa regionali fino al 2028. Serve cioè a garantire che i cittadini possano continuare ad accedere alle cure termali convenzionate e che gli stabilimenti ricevano le risorse necessarie per erogarle.

Le principali cure termali previste dal sistema sanitario sono:

In genere il SSN consente un ciclo di cure termali all’anno per chi soffre di determinate patologie incluse negli elenchi ministeriali e presenta una prescrizione del medico di famiglia o dello specialista convenzionato.

L’impatto sul turismo

Dal punto di vista economico, il settore termale italiano è particolarmente rilevante perché unisce sanità e turismo: molte persone raggiungono località come Abano Terme, Montecatini Terme, Salsomaggiore Terme o Ischia proprio per effettuare questi trattamenti, generando ricadute positive su alberghi, ristoranti e attività locali.

Per questo motivo, Federalberghi – che da tempo seguiva la trattativa – ha espresso apprezzamento per il via libera all’accordo.  Secondo il presidente Emanuele Boaretto, il risultato è il frutto di un lungo percorso di confronto tra operatori e istituzioni, capace di valorizzare un comparto che continua a rappresentare una componente essenziale dell’economia di numerosi territori italiani.

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