Il 31 ottobre non è solo Halloween ma è anche la Giornata mondiale del risparmio. È stata istituita nel 1924, a Milano, su suggerimento del professor Ravizza, durante un Congresso Internazionale.
Gli italiani sono stati da sempre considerati un popolo di risparmiatori, ma le abitudini sono in continua trasformazione, grazie anche al ruolo di primo piano rivestito dai pagamenti digitali e, in generale, dagli smartphone, per come sono stati in grado di plasmare e organizzare la quotidianità delle persone.
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Dalle origini ai nuovi strumenti digitali
La cultura del risparmio in Italia affonda le sue radici nella creazione del primo libretto postale nel 1875 e nella successiva introduzione dei Buoni fruttiferi postali nel 1925, strumenti garantiti dallo Stato che hanno formato intere generazioni. Oggi, pur rimanendo centrali con decine di milioni di sottoscrizioni attive, questi prodotti tradizionali si affiancano a una gestione del denaro sempre più automatizzata.
L’evoluzione tecnologica degli ultimi 30 anni ha impresso una forte accelerazione all’uso di app, piattaforme di home banking e pagamenti elettronici. Come evidenziato dalle analisi di The European House Ambrosetti, tra il 2024 e il 2026 l’utilizzo dei pagamenti digitali in Italia è passato dal 57,4% al 64,2%, guidato da fattori quali la velocità d’uso, la sicurezza e la facilità nel tracciamento delle spese quotidiane.
La ricchezza delle famiglie
Nonostante l’inflazione e le incertezze del quadro macroeconomico, il patrimonio finanziario accumulato dalle famiglie italiane continua a registrarsi su livelli record. Secondo i report della Federazione Autonoma Bancari Italiani, la ricchezza finanziaria ha toccato la quota di 6.500 miliardi di euro, registrando una crescita del 35% rispetto al 2020.
Parallelamente, le rilevazioni condotte da Intesa Sanpaolo e Centro Einaudi confermano che oltre il 56% degli italiani riesce ad accantonare regolarmente una quota del proprio reddito disponibile, pari mediamente all’11,9%. Il mattone continua a rappresentare la forma di investimento preferita, pur mostrando un peso leggermente inferiore rispetto ai decenni passati.
Meno liquidità ferma sul conto
Un cambiamento significativo riguarda l’atteggiamento verso la gestione del capitale. Il Rapporto Assogestioni-Censis evidenzia come più del 70% dei risparmiatori non consideri più il denaro fermo sul conto corrente come un porto sicuro, a causa dell’erosione generata dal costo della vita.
Più della metà degli italiani, circa il 54,7%, dichiara di preferire la conservazione sul conto della sola liquidità strettamente necessaria alle emergenze, scegliendo di destinare la restante parte a forme di investimento in grado di tutelare il valore reale del capitale nel tempo.