Vendemmia in anticipo causa siccità, le regioni messe peggio

La vendemmia 2025 parte in anticipo a causa del caldo, ma la produzione resiste: ecco dove l'uva è di ottima qualità e quali regioni rischiano di più

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Federica Petrucci

Editor esperta di economia e attualità

Laureata in Scienze Politiche presso l'Università di Palermo e Consulente del Lavoro abilitato.

L’estate 2025, caratterizzata da temperature torride, siccità prolungata e fenomeni climatici estremi, ha messo in luce la straordinaria capacità di adattamento della vite. In alcune regioni del Sud, infatti, si stanno già raccogliendo i primi grappoli maturi. La vendemmia è iniziata in anticipo, ma non è un caso raro, solo una tendenza che si ripete sempre più di frequente negli ultimi anni.

Il cambiamento climatico ha modificato il calendario della viticoltura, ma il 2025 segna un’accelerazione ancora più netta.

La vendemmia arriva prima nel 2025

La principale causa dell’anticipo della vendemmia è, ancora una volta, il caldo estremo. Le alte temperature hanno accelerato i cicli di maturazione dell’uva, connotando la stagione 2025 come una delle più calde e siccitose degli ultimi decenni. Eppure la vite, pianta rustica e resiliente, ha risposto con tenacia, mantenendo nella maggior parte dei casi una qualità da buona a ottima.

Secondo Coldiretti, la produzione stimata è di circa 45 milioni di ettolitri, in linea con gli anni precedenti, nonostante le difficoltà climatiche.

I viticoltori hanno affrontato numerosi ostacoli, tra cui siccità, costi in aumento per l’irrigazione e la difesa fitosanitaria, nonché i timori legati a malattie fungine come la peronospora, che lo scorso anno aveva colpito duramente le vigne.

Tuttavia, nel 2025, l’incidenza di queste patologie è rimasta sotto controllo, così come quella di parassiti alieni, spesso protagonisti negativi della stagione estiva.

Le regioni messe meglio

La fotografia della vendemmia 2025 è estremamente variegata, a testimonianza della diversità pedoclimatica del nostro Paese. Alcune regioni registrano risultati incoraggianti, mentre altre fanno i conti con cali produttivi e preoccupazioni legate allo stress idrico.

Tra le regioni messe meglio spiccano:

Sul versante opposto, tra le regioni messe peggio troviamo:

Secondo Coldiretti, il comparto del vino italiano vale oltre 14 miliardi di euro, con 241.000 imprese coinvolte su 675.000 ettari di vigneti. Le regioni più produttive restano Veneto, Sicilia e Puglia. 

Tuttavia, mentre nei campi si raccolgono i frutti di mesi di lavoro, il settore guarda anche ai mercati globali. Le esportazioni sono messe alla prova da ostacoli come i dazi imposti dagli Stati Uniti, primo mercato per valore del vino italiano.

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