Sconto sui contributi agricoli del 2026, Inps pubblica le regole per ottenerlo

Le linee guida dell'Inps sui requisiti per mantenere l'agevolazione contributiva nel settore agricolo e i chiarimenti sul caporalato

Pubblicato:

Federica Petrucci

Editor esperta di economia e attualità

Laureata in Scienze Politiche presso l'Università di Palermo. Scrive di Fisco e Tasse, Economia, Diritto e Lavoro, con uno sguardo sull'attualità e i temi caldi

L’Inps ha precisato quali sono le condizioni per mantenere il diritto allo sconto dei contributi nel settore agricolo, riconosciuto a determinate imprese e cooperative. Con un messaggio pubblicato il 15 luglio sono stati chiariti in particolare una serie di dubbi interpretativi emersi negli ultimi mesi, fornendo delle vere e proprie linee guida. L’Istituto, nel fare chiarezza, ha infatti precisato quando la riduzione dei contributi previdenziali può essere riconosciuto e quando, invece, deve essere revocata.

Come funziona lo sconto dei contributi agricoli

L’agevolazione consiste in una minore imposizione contributiva per i datori di lavoro agricolo che operano in zone montane o svantaggiate. Istituita dalla legge n. 67/1988, nel 2023 è stata estesa anche alle cooperative e ai loro consorzi non operanti in zone svantaggiate, a patto che il prodotto provenga da soci che coltivano o allevano in zone montane o svantaggiate e che lo conferiscono alla cooperativa stessa.

A differenza di altri sgravi contributivi, questo non è subordinato al possesso del Durc (regolarità contributiva), né al rispetto degli accordi sindacali o delle norme sulla salute e sicurezza. L’unico vincolo per accedere e mantenere lo sconto è il rispetto delle norme sul collocamento.

I chiarimenti Inps

Con il messaggio n. 2370 del 15 luglio 2026, l’Inps ha specificato che il richiamo alle norme sul collocamento va inteso in senso restrittivo e tecnico. Riguarda cioè soltanto la fase genetica del rapporto di lavoro – ossia le regole che disciplinano l’accesso e l’instaurazione formale del contratto – e non la fase successiva di gestione o esecuzione del lavoro.

Di conseguenza, per non perdere l’agevolazione, il datore di lavoro deve adempiere correttamente a tutti gli obblighi formali di assunzione. Tra questi rientrano:

Al contrario, tutte le violazioni che avvengono dopo l’assunzione e che riguardano la vita quotidiana del rapporto lavorativo non incidono sulla spettanza dello sconto contributivo. Se ad esempio un datore di lavoro non rispetta i minimali contributivi o applica una retribuzione difforme da quella prevista dai contratti collettivi, andrà incontro alle specifiche sanzioni previste dalla legge, ma non perderà il diritto alla sotto-contribuzione. Lo stesso vale per le violazioni relative all’orario di lavoro, alla salute e sicurezza o alla tenuta del libro unico del lavoro.

Stretta contro il caporalato

Un capitolo a parte riguarda il contrasto allo sfruttamento del lavoro e al caporalato. A tal proposito, l’Inps ha specificato che:

Conseguenze per l’azienda

Se viene accertata una violazione delle regole sul collocamento, la perdita dello sconto non colpisce l’intera azienda, ma è limitata esclusivamente ai singoli lavoratori interessati dall’irregolarità e per i soli periodi di paga in cui la violazione si è verificata. Per quel personale e per quelle mensilità, il datore di lavoro dovrà versare la contribuzione calcolata con l’aliquota ordinaria, e le somme recuperate dall’ente previdenziale verranno maggiorate con le sanzioni civili previste per legge.

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