Controlli a tappeto per stanare gli abusivi dell’olio, Lollobrigida annuncia la task force

La cabina di regia coordinerà forze dell'ordine e ispettori lungo tutta la filiera dell'olio, dal frantoio allo scaffale, contro le frodi

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Federica Petrucci

Editor esperta di economia e attualità

Laureata in Scienze Politiche presso l'Università di Palermo. Scrive di Fisco e Tasse, Economia, Diritto e Lavoro, con uno sguardo sull'attualità e i temi caldi

Il ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, ha annunciato la nascita di una task force speciale per contrastare le pratiche illegali nel settore olivicolo. Una nuova fase di controlli interesserà la filiera dell’olio d’oliva, dalla produzione fino alla vendita nei negozi.

La cabina di regia per queste verifiche straordinarie è uno strumento già previsto nell’ambito delle strutture di coordinamento del ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, ma in questa fase sarà rafforzata per un’azione più mirata e intensiva.

Forze dell’ordine unite contro le frodi agroalimentari

La task force annunciata dal Masaf avrà il compito di coordinare in modo più efficace le diverse strutture coinvolte nelle verifiche: forze dell’ordine, ispettorati del lavoro, organismi di controllo e uffici tecnici del settore primario.

L’idea è quella di evitare frammentazioni operative e sovrapposizioni, creando un sistema integrato in grado di intervenire in modo più rapido e capillare. In altre parole, non controlli sporadici o concentrati solo in alcuni periodi dell’anno.

Il ministro ha parlato esplicitamente di una “campagna straordinaria di controlli a tappeto”, sottolineando la volontà di colpire con durezza chiunque operi nell’illegalità e contribuisca a deprezzare le produzioni italiane.

Controlli e i prodotti sequestrati

Secondo i dati ufficiali dell’ICQRF (l’Ispettorato centrale della tutela della qualità e della repressione frodi dei prodotti agroalimentari) con l’attività di verifica svolta lungo la filiera – nel corso del 2025 – sono stati effettuati 54.913 controlli in tutto il settore agroalimentare, che hanno portato a 497 sequestri per un valore complessivo di 47,8 milioni di euro di prodotti bloccati. È importante considerare che questa cifra rappresenta esclusivamente il valore della merce intercettata dalle autorità, e non il totale delle frodi circolanti sul mercato.

Per quanto riguarda specificamente il comparto dell’olio, le verifiche mirate registrano tassi di non conformità che in alcuni casi raggiungono circa il 27% dei campioni analizzati. Questo dato non indica che quasi un terzo dell’olio in commercio sia contraffatto, ma segnala che la filiera presenta un rischio elevato di irregolarità per quanto riguarda l’indicazione dell’origine del prodotto e la sua classificazione commerciale. Quello che la nuova cabina di regia vuole fare, infatti, è rintracciare i responsabili delle manipolazioni lungo i vari passaggi della filiera, concentrando l’attenzione sulle fasi più critiche per ripulire il mercato dagli operatori scorretti.

L’obiettivo è proteggere la trasparenza dell’etichettatura, in modo che ogni singola bottiglia rifletta esattamente l’origine e la qualità dichiarate, salvaguardando il lavoro dei produttori onesti e garantendo acquisti sicuri ai consumatori.

Il valore economico del danno

Secondo i dati più aggiornati di Ismea, il comparto olivicolo-oleario italiano ha raggiunto un valore complessivo di circa 5,8 miliardi di euro di fatturato della filiera e oltre 3,09 miliardi di euro di export nello stesso anno. L’Italia è inoltre, secondo esportatore mondiale di olio d’oliva e, con circa 344 mila tonnellate esportate nel 2024 (confermate come base strutturale 2026), rappresenta circa 20% del commercio globale.

Numeri alla mano, quindi, è facile capire perché è un mercato che va tutelato. Il valore dei prodotti sequestrati, non conformi o sostituiti incide per una cifra stimata tra i 300 e i 600 milioni di euro, mentre la concorrenza sleale e la presenza di prodotti non autentici spingono i prezzi al ribasso, provocando un danno economico valutato tra i 300 e i 700 milioni di euro.

A queste perdite si sommano quelle del cosiddetto italian sounding e la perdita di reputazione sui mercati esteri costano al settore tra i 200 e i 600 milioni di euro. Si tratta cioè di un danno d’immagine che colpisce al cuore il valore del Made in Italy nel mondo. Quando i mercati internazionali vengono invasi da oli che richiamano l’italianità solo nel nome, ma che in realtà non hanno nulla a che fare con la nostra filiera, si crea una concorrenza sleale che confonde i consumatori esteri e penalizza le aziende che investono sulla qualità autentica.

In base a queste voci, la stima complessiva del danno economico causato dalle frodi nel 2026 si attesta tra gli 800 milioni e gli 1,9 miliardi di euro all’anno.

Le conseguenze sulla fiducia e sui prezzi

Il danno principale non è legato unicamente alla quantità di prodotto contraffatto, ma colpisce la reputazione dell’intero settore. L’olio extravergine italiano viene percepito come un prodotto di alta gamma. Di conseguenza, le irregolarità finiscono per ridurre il prezzo medio di vendita, minare la fiducia dei consumatori e ostacolare il posizionamento del prodotto sui mercati internazionali.

Su una filiera che vale 5,8 miliardi di euro, una perdita di valore percepito anche solo del 10% o 15% si traduce in un danno strutturale compreso tra i 580 e gli 870 milioni di euro, in linea con l’andamento dei prezzi e i dati sui sequestri registrati tra il 2025 e il 2026.

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