Contributo a fondo perduto per i ristoranti: chi può richiederlo e come funziona

Contributo fondo perduto 30% per turismo e ristorazione, pubblicato il decreto 2026 del Ministero del Turismo: cosa spetta e a chi

Pubblicato:

Federica Petrucci

Editor esperta di economia e attualità

Laureata in Scienze Politiche presso l'Università di Palermo e Consulente del Lavoro abilitato.

È stato pubblicato il decreto attuativo del Ministero del Turismo che definisce le regole per accedere al nuovo contributo a fondo perduto destinato alle imprese del settore turistico, ai ristoranti e alle attività affini. L’intervento mira a sostenere le imprese del comparto, ma anche a incentivare investimenti strutturali, innovazione e sostenibilità.

Un piano da 50 milioni l’anno per il turismo (e la ristorazione)

La misura si inserisce nel quadro della legge di bilancio 2026, che ha stanziato 50 milioni di euro per ciascuno degli anni 2026, 2027 e 2028. Le risorse sono destinate a sostenere lo sviluppo delle filiere turistiche, comprese quelle a forte integrazione con la ristorazione. Non si tratta di un semplice bonus, ma di una vera strategia industriale: l’obiettivo è rafforzare l’ecosistema turistico nazionale attraverso interventi mirati su più fronti.

Contributo a fondo perduto del 30%: cosa prevede

Il legislatore, con l’approvazione del decreto, ha previsto di riconoscere un contributo a fondo perduto pari al 30% delle spese ammissibili. Questo significa che una parte significativa degli investimenti effettuati dalle imprese verrà coperta direttamente dallo Stato, senza obbligo di restituzione.

A questo si affianca la possibilità di ottenere finanziamenti agevolati per il restante 70% della spesa, creando così un mix finanziario particolarmente vantaggioso.

Quali investimenti sono finanziabili

Il decreto definisce in modo puntuale le categorie di spesa ammissibili, orientando i finanziamenti verso interventi che non siano solo di mantenimento, ma di vero rilancio strutturale e tecnologico dell’attività. Le risorse possono essere impiegate per l’acquisto o l’ammodernamento di tecnologie che migliorano l’efficienza operativa e il rapporto con l’utente. Sono ammesse le spese per:

In linea con le direttive europee sulla transizione ecologica, il contributo finanzia anche interventi che riducono l’impatto ambientale della ristorazione, quindi le spese per:

Per favorire l’attività anche nei mesi di bassa stagione, sono invece ammessi investimenti volti a diversificare l’offerta, ovvero per:

Infine, sono finanziabili le spese per progetti di rete che collegano la ristorazione all’ospitalità, come:

Quali ristoranti possono richiedere il contributo

Possono accedere al contributo le imprese che rientrano nelle seguenti categorie:

Questo significa che il beneficio non riguarda solo i ristoranti tradizionali, ma anche tutte quelle attività ibride e innovative che oggi caratterizzano il settore food, fino alle formule più flessibili legate al turismo esperienziale.

I requisiti per accedere

Per ottenere il contributo, le imprese devono essere attive al momento della domanda, iscritte al Registro delle imprese e in regola con gli obblighi contributivi (DURC) e fiscali.

Il decreto attuativo è stato bollinato il 17 marzo 2026 dalla Ragioneria generale dello Stato, ma presto saranno definiti i termini per la presentazione delle domande, le modalità operative (probabilmente tramite piattaforma online) e i criteri di valutazione dei progetti.

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