Agricoltura in ginocchio a causa del caldo, miliardi di euro di danni: chi paga il prezzo più alto

L’agricoltura italiana si trova ancora una volta a fare i conti con un clima sempre più difficile da prevedere e da gestire.

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Federica Petrucci

Editor esperta di economia e attualità

Laureata in Scienze Politiche presso l'Università di Palermo. Scrive di Fisco e Tasse, Economia, Diritto e Lavoro, con uno sguardo sull'attualità e i temi caldi

Caldo estremo, siccità, grandine e incendi stanno mettendo a dura prova l’agricoltura in Italia. Il conto pagato da chi opera in questo settore è sempre più alto, si parla di miliardi di euro di danni e di una situazione che potrebbe peggiorare ulteriormente qualora l’assenza di precipitazioni dovesse proseguire nelle prossime settimane.

Caldo estremo, a quanto ammontano i danni per l’agricoltura

Secondo un’analisi di Coldiretti, pubblicata l’11 agosto 2026, la stima danni per gli agricoltori ha già superato i 3 miliardi di euro. La cifra comprende:

Dalla coltivazione agli allevamenti, fino ad arrivare alla produzione e distribuzione, la crisi climatica ha di fatto coinvolto l’intera filiera, fino ad arrivare al consumatore. L’aumento generale dei costi, infatti, spesso si trasferisce sul prezzo di vendita dei prodotti, contribuendo ad aumentare il costo della vita e ad erodere il potere d’acquisto delle famiglie.

Dove la situazione è più critica

La situazione più delicata si concentra soprattutto nel Nord Italia, dove la scarsità d’acqua sta mettendo a rischio intere produzioni. In alcune aree il mais rischia addirittura di andare completamente perso, mentre per il riso si registrano previsioni di riduzione del raccolto che arrivano, in alcune zone, al 40%.

Il problema è particolarmente evidente nel bacino del Po. Qui la riduzione delle risorse idriche interessa produzioni molto importanti per l’industria alimentare e per la zootecnia, creando un effetto domino che anche in questo caso può ripercuotersi sui prezzi e sulla disponibilità di mangimi e materie prime.

In Piemonte il  deficit di precipitazioni ha portato le riserve idriche a essere circa il 30% inferiori rispetto alla norma, mettendo sotto pressione:

Ancora più critica è la situazione della Lombardia, dove la disponibilità di acqua si sarebbe ridotta fino alla metà. Le perdite per i produttori di mais e colture estive in alcune zone hanno raggiunto il 70%.

In Veneto ed Emilia-Romagna, anche se stanno intensificando il ricorso all’irrigazione per cercare di proteggere le produzioni, restano sotto osservazione:

Le temperature elevate sono diventate un problema anche nel Centro Italia. Nel Lazio, in particolare, il caldo prolungato sta colpendo:

Per alcune produzioni ortofrutticole i cali delle rese arrivano al 20%, mentre per i foraggi le perdite vengono stimate tra il 20% e il 30%.

Infine al Sud e nelle Isole, per via dello stress idrico, si teme una riduzione delle reso soprattutto di ortaggi e pomodoro, con il rischio di una riduzione delle rese. Anche in questo caso il problema non è soltanto agricolo: il pomodoro rappresenta una materia prima fondamentale per numerose filiere dell’industria alimentare italiana.

Laghi e Po ai minimi: l’acqua è ormai una questione economica

La crisi idrica ha colpito ovviamente anche i grandi laghi italiani. Secondo Coldiretti, che ha analizzato i dati di Laghi.net:

Particolarmente pesante è anche la situazione del Po:

Chi paga il prezzo più alto?

Gli agricoltori sono i primi a subire direttamente la perdita delle produzioni e contemporaneamente l’aumento dei costi necessari per salvare ciò che può essere salvato. Tuttavia, il prezzo rischia di essere pagato dall’intera filiera agroalimentare. Se una materia prima agricola diventa più scarsa, il suo prezzo tende a crescere, e questo:

Il rischio è quindi quello di una spirale, dove meno acqua e meno raccolti riducono i margini di profitto di chi vende e aumentano costi e prezzi di chi compra.

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