Quanto costa la guerra agli agricoltori, fertilizzanti a +40%: fino a +200 euro per ettaro

Il conflitto in Iran spinge i costi agricoli fino a 200 euro per ogni ettaro, l'analisi del Centro Studi Divulga: rincari superiori al 30%.

Pubblicato:

Federica Petrucci

Editor esperta di economia e attualità

Laureata in Scienze Politiche presso l'Università di Palermo. Scrive di Fisco e Tasse, Economia, Diritto e Lavoro, con uno sguardo sull'attualità e i temi caldi

L’escalation del conflitto in Medio Oriente sta producendo effetti immediati anche sull’economia agricola italiana. L’aumento dei prezzi di fertilizzanti, carburanti, energia e materiali tecnici, si traduce in un incremento dei costi di produzione. Si arriva fino a 200 euro per ettaro. Una crescita che supera il 30% per molti input produttivi e che, secondo le stime del Centro Studi Divulga, rischia di mettere sotto pressione l’intero sistema agroalimentare nazionale. Una concatenazione di fattori che avrà conseguenze sulla redditività delle aziende agricole e la sicurezza alimentare del Paese.

Costi in aumento, perché il settore agricolo è in crisi

Il settore agricolo, già provato dall’instabilità dei mercati internazionali e dagli effetti climatici estremi, si trova a fronteggiare un nuovo shock. A differenza di altri comparti industriali, infatti, l’agricoltura ha margini di manovra limitati: i costi salgono rapidamente, mentre i prezzi di vendita spesso non riescono ad adeguarsi con la stessa velocità. Il risultato è un progressivo assottigliamento dei margini economici, con il rischio concreto di riduzione delle superfici coltivate e tagli alla produzione.

Le stime indicano un incremento dei costi soprattutto nelle coltivazioni più energivore e dipendenti dai fertilizzanti. L’aumento riguarda tutti i principali fattori produttivi:

Questo incide direttamente sulla sostenibilità economica delle aziende, in particolare quelle con superfici medio-piccole. Hanno infatti minore capacità di assorbire gli shock di costo. In molti casi, gli agricoltori si trovano a dover scegliere se ridurre le concimazioni, con possibili cali produttivi, oppure sostenere costi più elevati riducendo i margini.

Il rischio non riguarda solo le imprese, ma l’intera filiera agroalimentare. Se i costi restano elevati, infatti, si potrebbe assistere a una contrazione dell’offerta, con effetti sui prezzi finali e sulla disponibilità di alcune produzioni.

Mobilitazione del settore e richieste all’Europa

Per questo motivo, la situazione ha portato migliaia di agricoltori a mobilitarsi per chiedere interventi urgenti. Oltre quattromila operatori si sono riuniti al Pala BigMat di Firenze per discutere dell’impatto della crisi geopolitica sui costi agricoli e sulle prospettive del settore. L’iniziativa ha messo in evidenza la preoccupazione diffusa tra le imprese per un aumento dei costi che rischia di compromettere le produzioni Made in Italy.

Al centro delle richieste c’è l’esigenza di una risposta coordinata a livello europeo. Secondo le organizzazioni agricole, l’Unione dovrebbe intervenire con misure straordinarie per sostenere i costi produttivi e stabilizzare i mercati delle materie prime. Senza un intervento strutturale, il rischio è che la crisi venga gestita in modo disomogeneo tra i diversi Paesi, penalizzando le imprese italiane.

La mobilitazione ha anche evidenziato come la crisi dei costi si intrecci con altri nodi strutturali del settore, tra cui le regole doganali, la concorrenza internazionale e la mancanza di un’etichettatura europea trasparente. Tutti fattori che, sommati, possono ridurre ulteriormente la competitività delle produzioni nazionali.

Aumenti diffusi in tutti i comparti agricoli

L’impatto della guerra sui costi si distribuisce in modo trasversale su tutte le filiere agricole. Nel comparto dell’olio d’oliva, i costi sono aumentati di circa 205 euro per ettaro di uliveto. Una crescita che incide su una produzione già influenzata da variabili climatiche e fitosanitarie.

Per i cereali, l’aumento medio si colloca tra i 65 e gli 80 euro per ettaro, ma nel caso del mais si registrano picchi fino a 200 euro. Si tratta di una dinamica particolarmente rilevante, perché il mais è una coltura molto utilizzata anche per l’alimentazione animale. L’aumento dei costi, quindi, si trasferisce lungo la filiera zootecnica.

Anche gli allevamenti stanno subendo un incremento delle spese. Produrre una tonnellata di latte costa circa 40 euro in più rispetto al periodo precedente al conflitto. Nel comparto suinicolo, invece, i costi aggiuntivi arrivano a circa 25 euro per capo allevato. Si tratta di aumenti che incidono direttamente sulla redditività delle stalle, già sotto pressione per i prezzi dell’energia e dei mangimi.

I frutteti registrano incrementi fino a 35 euro per tonnellata, mentre difficoltà si segnalano anche per il florovivaismo e per il settore vitivinicolo. In entrambi i casi, l’aumento dei costi energetici e dei materiali tecnici, come vetro e plastica, riduce i margini e complica la programmazione delle produzioni.

Fertilizzanti ed energia alle stelle

Il principale fattore di aumento dei costi è rappresentato dai fertilizzanti. Il prezzo dell’urea ha raggiunto gli 815 euro a tonnellata, con un incremento di circa 230 euro rispetto a fine febbraio. Si parla, dunque, di un aumento del 40%. Livelli che si avvicinano a quelli registrati dopo lo scoppio della guerra in Ucraina, quando i mercati dei fertilizzanti subirono forti tensioni.

Anche il nitrato ammonico ha registrato un aumento significativo, arrivando a circa 500 euro a tonnellata, quasi 100 euro in più in un mese, con una crescita del 21%. Questi rincari hanno un impatto diretto sui costi per ettaro, soprattutto per le colture che richiedono concimazioni intensive.

Inoltre, è esploso il costo del gasolio agricolo, passato da circa 0,85 euro al litro a 1,38 euro. L’incremento è superiore a quello del diesel ordinario e si registrano picchi particolarmente elevati in alcune aree del Sud Italia. Il carburante rappresenta una voce fondamentale per le lavorazioni agricole, dalla semina alla raccolta, e l’aumento si traduce immediatamente in maggiori costi operativi.

A questi rincari si aggiungono quelli dell’energia e dei trasporti, che incidono sull’intera filiera agroalimentare. Considerando che l’88% dei prodotti alimentari viaggia su gomma, ogni aumento del carburante si riflette sui costi logistici e, potenzialmente, sui prezzi finali al consumo.

© Italiaonline S.p.A. 2026Direzione e coordinamento di Libero Acquisition S.á r.l.P. IVA 03970540963