Il pieno costa troppo, così aziende e Pa tornano allo smart working: chi lo sta già concedendo

Con il rincaro di benzina e diesel cresce il ricorso al lavoro da remoto: dove viene già concesso e quanto possono risparmiare i dipendenti

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Federica Petrucci

Editor esperta di economia e attualità

Laureata in Scienze Politiche presso l'Università di Palermo. Scrive di Fisco e Tasse, Economia, Diritto e Lavoro, con uno sguardo sull'attualità e i temi caldi

Il caro carburanti sta iniziando ad avere il suo peso anche nell’organizzazione del lavoro. Per molti lavoratori, infatti, andare ogni giorno in ufficio significa sostenere costi sempre maggiori, così lo smart working diventa uno strumento di flessibilità per ridurre le spese di trasporto.

Per la prima volta dopo la pandemia, il lavoro da remoto torna ad essere uno strumento per far fronte ad un’emergenza che, seppur diversa, sta spingendo molte aziende a rivedere le proprie decisioni e politiche interne.

Le aziende che stanno tornando allo smart working contro il caro carburanti

Una delle prime aziende a riconoscere lo smart working come benefit anti-inflazione ai propri dipendenti è Fiere di Parma, che ha scelto di raddoppiare le giornate di lavoro da remoto per i propri circa 90 dipendenti. Da ottobre ogni lavoratore può infatti scegliere una seconda giornata settimanale per lavorare da casa, in aggiunti a quella già prevista.

Non si tratta di un’obbligo, né di una decisione permanente e strutturale, ma l’iniziativa è stata presentata dall’amministratore delegato, Antonio Cellie, come un intervento mirato a ridurre le spese quotidiane sostenute dai lavoratori per raggiungere il luogo di lavoro.

Anche altre aziende stanno iniziando a proporre lo smart working come benefit. Specie nel settore It, nella consulenza e in molte attività digitali sono ormai diffuse formule che prevedono una presenza limitata in ufficio. In questi casi il risparmio sul carburante rappresenta un effetto indiretto per il dipendente, anche quando non costituisce la motivazione ufficiale della policy aziendale. Molte imprese preferiscono parlare di flessibilità, welfare, conciliazione vita-lavoro, sostenibilità e organizzazione.

Tuttavia, a sostegno della tesi del risparmio, anche l’Agenzia internazionale dell’Energia ha individuato nel lavoro da remoto uno degli strumenti attraverso cui è possibile ridurre i consumi di carburante legati agli spostamenti casa-lavoro.

E nel settore pubblico? Cosa sta succedendo nelle Pa

Non a caso, il fenomeno del caro carburanti ha alimentato negli ultimi anni diverse richieste da parte dei rappresentanti sindacali dei dipendenti pubblici.

Per esempio:

Il tema è arrivato anche a livello nazionale al ministero della Pubblica Amministrazione. FP Cgil e Uilpa hanno chiesto di favorire un maggiore ricorso al lavoro agile nella Pa anche come strumento di contenimento dei costi energetici e di trasporto.

Quanto si può risparmiare con un giorno in più da casa

Ritornando al caso di Fiere di Parma, poiché l’aumento delle giornate da remoto è stato presentato come risposta all’aumento dei prezzi di benzina e diesel, il beneficio che i dipendenti ne trarranno è stato quantificato, sia dal punto di vista economico che ambientale. Nel dettaglio, secondo la simulazione effettuata dall’azienda:

Questo comporta:

Il vantaggio aumenta naturalmente per chi percorre distanze maggiori. Ovvero:

Per chi viaggia di più, il beneficio può arrivare a circa 200 euro di solo carburante nello stesso periodo.

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