Indennità ISCRO 2026, via ai corsi di formazione: le nuove regole e come fare domanda

Firmato il decreto di Lavoro ed Economia: chi chiede il sussidio dovrà attivarsi sulla piattaforma Siisl e avviare un percorso certificato

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Giorgia Bonamoneta

Giornalista

Nata ad Anzio, dopo la laurea in Editoria e Scrittura e un periodo in Belgio, ha iniziato a scrivere di attualità, geopolitica, lavoro e giovani.

Per ottenere l’indennità straordinaria di continuità reddituale e operativa, bisognerà seguire dei percorsi di aggiornamento professionale. Questa è la novità introdotta dal decreto firmato dai ministri del Lavoro e dell’Economia. Per accedere all’indennità bisognerà quindi partecipare a percorsi formativi che, sulla carta, hanno lo scopo di aggiornare le conoscenze, le abilità e le competenze del beneficiario della domanda ISCRO.

Non è una sorpresa: sono almeno due anni che si attende la firma per il decreto interministeriale che disegna le nuove regole per la partecipazione ai percorsi di aggiornamento professionale dei lavoratori e delle lavoratrici autonome che presentano domanda di indennità all’INPS. Che cos’è questo sussidio straordinario, come funziona, chi ne ha diritto e cosa sta davvero cambiando con i requisiti nel 2026.

Che cos’è l’indennità straordinaria ISCRO?

Prima delle novità, cerchiamo di capire che cos’è questa Indennità Straordinaria di Continuità Reddituale e Operativa, abbreviata in ISCRO. Per la prima volta compare in via sperimentale nel triennio 2021-2023 e si rivolge ai lavoratori iscritti alla Gestione Separata che esercitano attività di lavoro autonomo come professione abituale.

Come funziona l’indennità ISCRO?

L’indennità viene erogata per sei mesi, a partire dal giorno successivo alla data di invio della domanda. Il primo limite è che non può essere richiesta nel biennio successivo all’anno di inizio della fruizione della stessa.

Per quanto riguarda l’importo, questo è:

pari al 25%, su base semestrale, della media dei redditi da lavoro autonomo dichiarati dal soggetto nei due anni precedenti all’anno antecedente la presentazione della domanda.

Per capire meglio, riprendiamo l’esempio dell’INPS:

Se il reddito dichiarato per gli anni 2021 e 2022 è pari rispettivamente a 6.000 euro e a 5.000 euro, si deve determinare la media del reddito. In questo caso, 11.000 euro da dividere per due, che fanno 5.500 euro. Questo risultato va diviso nuovamente per due, dando quindi 2.750 euro, cifra che a sua volta va moltiplicata per il 25%. Da questo calcolo si conosce l’indennità, che per esempio è pari a 687,50 euro.

I passaggi in breve:

In genere, l’assegno mensile non deve essere inferiore a 250 euro e non deve superare gli 800 euro.

Gli importi vengono calcolati ogni anno sulla base della variazione dell’indice ISTAT dei prezzi al consumo rispetto all’anno precedente.

Attenzione: la prestazione concorre alla formazione del reddito e non comporta l’accredito di contribuzione figurativa.

Chi ha diritto all’ISCRO?

Per presentare domanda di indennità, il beneficiario deve rispettare tutti i requisiti previsti. Sono i seguenti:

Come cambiano le regole nel 2026?

Si arriva così alla novità: i beneficiari dell’indennità ISCRO devono partecipare a percorsi di aggiornamento professionale. C’era attesa proprio per la firma del decreto interministeriale che definiva le regole per la partecipazione ai percorsi formativi. Con la firma, l’obbligo formativo è diventato un elemento vincolante.

In ogni caso, tutto avverrà all’interno della piattaforma SIISL (il Sistema Informativo per l’Inclusione Sociale e Lavorativa). Al momento della domanda, i beneficiari dovranno sottoscrivere il Patto di Attivazione Digitale (PAD), esattamente come i beneficiari della NASpI e della DIS-COLL.

Dopo la firma del PAD, verranno proposti lavori e percorsi di aggiornamento professionale. Se entro 90 giorni dalla firma del patto il beneficiario non ha avviato un corso di aggiornamento certificato, questo verrà segnalato ai Centri per l’Impiego per la convocazione.

Come funzionano i corsi di aggiornamento?

Dal decreto si apprende che i percorsi di aggiornamento professionale dovranno essere erogati da enti titolati o da enti accreditati dalle Regioni e dalle Province Autonome.

Dovranno inoltre essere finalizzati al conseguimento di competenze riferite agli standard professionali e di qualificazione definiti e aggiornati annualmente nell’ambito del repertorio nazionale, e prevedere il rilascio di almeno un documento di trasparenza.

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