Precari in Italia, la classifica delle categorie più colpite dai contratti a termine

Analisi Adapt su dati Eurostat: in sei anni i contratti a termine calano del 16,1% ma cresce la precarietà per alcune categorie di lavoratori

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Federica Petrucci

Editor esperta di economia e attualità

Laureata in Scienze Politiche presso l'Università di Palermo. Scrive di Fisco e Tasse, Economia, Diritto e Lavoro, con uno sguardo sull'attualità e i temi caldi

Anche se in Italia il numero di contratti a tempo determinato risulta ridotto rispetto agli anni precedenti alla pandemia, questo trend non ha interessato tutti i lavoratori allo stesso modo e alcune categorie continuano a essere più esposte di altre alla precarietà.

Secondo quanto emerso dal rapporto di Adapt, elaborato sulla base dei dati Eurostat, in sei anni i dipendenti con un contratto a tempo determinato sono diminuiti del 16,1%. Tuttavia, tra giovani, donne e lavoratori stranieri i contratti precari continuano a essere ancora molto diffusi.

Contratti a termine e precariato in Italia: numeri a confronto

Mettendo a confronto i numeri, dal 2019 al 2025 (il periodo di tempo analizzato e monitorato):

L’anno scorso si è registrato il livello più basso dal 2016. Nel confronto con il 2019, quindi, la diminuzione è di circa 483 mila lavoratori, pari al 16,1%.

Considerando però l’occupazione complessiva, la trasformazione dei contratti e la composizione della forza lavoro, la diminuzione del lavoro a termine non è andata di pari passo con quella dei precari. Al contrario, il problema si è solo spostato, interessando col tempo fasce specifiche della popolazione.

La classifica delle categorie più colpite

Se si osservano i dati per categoria, tra i gruppi maggiormente interessati dai contratti a tempo determinato:

Il mercato del lavoro nel 2026

Analizzando invece gli ultimi dati Istat, a giugno gli occupati erano complessivamente 24 milioni e 310 mila, mentre i dipendenti a tempo determinato erano 2 milioni e 542 mila. Rispetto al mese precedente, registrando un incremento che non si osserva dal 2021, sono 91 mila in più i lavoratori a termine.

Ancora una volta, però, giovani, donne e lavoratori stranieri rimangono le categorie maggiormente esposte. Infatti:

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