Il settore pubblico è tornato ad attrarre masse di candidati come non accadeva da anni. Secondo il ministero della Pubblica amministrazione, Paolo Zangrillo, a oggi
per ogni 10mila posizioni i candidati sono circa 700mila.
Tenendo conto di questi dati, è possibile procedere con una stima statistica di massima, per capire quali potrebbero essere effettivamente le probabilità di vincita di un concorso pubblico nel 2026.
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Quali sono le probabilità di essere assunti
Se a gennaio circa 700mila persone si sono candidate per 10mila posti, il rapporto è di 1 vincitore ogni 70 candidati, pari a una probabilità media di successo intorno all’1,4%. Ovviamente, si tratta di una percentuale puramente teorica, che non tiene conto delle differenze tra i singoli concorsi.
Questi 700mila candidati, infatti, potrebbero sostenere (e spesso è così) selezioni molto diverse tra loro: concorsi con migliaia di posti (per ministeri, forze di polizia o Inps) con pochi posti (enti centrali, agenzie, profili specialistici) oppure ancora concorsi per titoli ed esami o riservati a determinate categorie.
Eppure, questi numeri ci permettono oggi di affermare che, per la maggioranza dei candidati, il concorso pubblico è oggi una selezione ad alta intensità, non dissimile da quelle dei grandi gruppi privati o dai test di accesso più affollati del sistema universitario, come il test di Medicina.
L’effetto InPA: sempre più iscritti ai concorsi
Uno degli elementi che ha contribuito all’aumento esponenziale delle domande è sicuramente la piena operatività del portale InPA.
Diventato l’unica porta di accesso ai concorsi pubblici, digitalizzando le procedure per compilare le domande ha abbattuto le barriere di ingresso, rendendo più semplice e veloce anche la candidatura a più procedure contemporaneamente.
A oggi gli utenti registrati sono circa 3 milioni. La platea dei potenziali partecipanti quindi è enorme, spesso composta da candidati che presentano domanda “di prova”, senza una preparazione specifica.
Tuttavia, l’elevato numero di iscritti non deve trarre in inganno. Perché se è vero che molti candidati vengono esclusi nelle prime fasi, è altrettanto vero che il livello medio di chi arriva alle prove scritte e orali si è progressivamente alzato.
Il fattore generazionale: candidati più giovani e preparati
Un altro dato interessante riguarda l’età dei candidati. Oltre la metà degli iscritti a InPA ha meno di 40 anni. Si tratta spesso di giovani laureati attratti dalla stabilità del pubblico impiego.
Questo elemento incide direttamente sulle probabilità di vincita, dato che una platea più giovane è anche una platea mediamente più preparata, abituata a test selettivi, studio intensivo e competenze digitali.
Il ruolo della norma taglia-idonei
A rendere più difficile la prospettiva di assunzione contribuisce anche l’applicazione della cosiddetta norma taglia-idonei, entrata stabilmente in vigore, che limita il numero degli idonei non vincitori.
In passato, infatti, accadeva spesso che, per esempio, a fronte di 100 posti messi a concorso, venissero dichiarati 300, 500 o più idonei e che la graduatoria restasse valida per anni, con continui scorrimenti.
Oggi questo meccanismo viene ridimensionato. Nei concorsi pubblici banditi con la normativa attuale, vengono dichiarati vincitori solo i candidati che rientrano nei posti a bando e il numero degli idonei non vincitori non può superare il 20% dei posti a concorso.
Se, dunque, viene bandito un concorso per l’assunzione di 100 nuove figure, allora la graduatoria potrà scorrere solo fino alla 120esima posizione. Questo significa che le probabilità di essere assunti dopo il concorso, anche in presenza di un buon piazzamento, sono oggi molto più basse.
Probabilità diverse a seconda del concorso
Il dato medio dell’1,4% non vale per tutte le procedure. Nei concorsi per le forze di polizia e le forze armate, ad esempio, le probabilità effettive aumentano per chi supera le selezioni fisiche e mediche, che riducono sensibilmente il numero dei concorrenti.
Nei concorsi altamente specialistici, come quelli in ambito sanitario, statistico o informatico, la platea è più ristretta e le chance migliorano.
Al contrario, nei concorsi amministrativi generalisti, soprattutto per enti centrali e ministeri, le probabilità di successo possono scendere anche sotto l’1%, a causa dell’elevatissimo numero di candidati con titoli simili.