Tra il 25 e il 26 giugno si terrà a Washington D.C. il summit della Pax Silica, l’alleanza a guida statunitense per isolare la Cina nella filiera dell’intelligenza artificiale e dei chip avanzati. Il Governo italiano sta valutando di partecipare, probabilmente attraverso l’ambasciatore negli Usa, a causa delle tensioni personali tra Giorgia Meloni e Donald Trump.
La Pax Silica è ritenuta molto importante sia dall’Italia, sia dall’Ue. Darebbe accesso privilegiato alle tecnologie statunitensi e permetterebbe di formare un’alleanza in grado di contrastare il monopolio che la Cina ha nella produzione e nella raffinazione di molte materie prime cruciali per i chip.
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L’Italia vuole entrare nella Pax Silica degli Usa
Come riportato dal Sole 24 Ore, l’Italia si starebbe muovendo per essere presente al primo summit della Pax Silica, l’alleanza statunitense sulla filiera dell’IA e dei prodotti tecnologici. L’incontro si terrà il 25 e il 26 giugno a Washington D.C., in un momento di grande tensione tra Stati Uniti e Italia a causa degli screzi personali tra Donald Trump e Giorgia Meloni.
Nonostante questo, il nostro Paese ha manifestato la volontà di superare questi problemi contingenti per portare a termine un avvicinamento che dura da mesi su questi temi e che ha coinvolto anche l’Unione europea. In aggiunta, l’Italia vuole anche concludere la firma del memorandum sui materiali critici, auspicato soprattutto dal ministro degli esteri Tajani e dal segretario di Stato americano Rubio.
Cos’è e a cosa serve la Pax Silica
Come detto, la Pax Silica è un’alleanza. Non si parla quindi di finanziamenti, infatti al momento il fondo per questo progetto, stanziato dal Congresso Usa, è pari a soli 250 milioni di dollari. Gli Usa vogliono invece condividere con gli Stati storicamente alleati le loro conoscenze e le loro risorse tecnologiche in ambito di filiera dei semiconduttori e dell’intelligenza artificiale. L’accordo servirebbe a:
- garantire l’accesso preferenziale dei Paesi membri alle filiere;
- favorire gli investimenti congiunti;
- trasferire competenze e rendere più semplice la collaborazione industriale;
- proteggere dalle restrizioni commerciali, quindi evitare dazi;
- mettersi d’accordo sulle regole del settore.
Fonti giornalistiche, come il Financial Times, l’hanno definita una “Nato economico-tecnologica” per l’IA e i semiconduttori. Ogni Paese parteciperà con fondi propri, ma la collaborazione dovrebbe accelerare la crescita del settore.
Perché gli Usa vogliono isolare la Cina
La definizione di “Nato economico-tecnologica” ha anche un’altra sfumatura: l’obiettivo finale di questa alleanza, secondo molti analisti, è quello di isolare la Cina. Al momento, semplificando in maniera estrema, la filiera della tecnologia mondiale è divisa tra:
- la Cina, che ha un saldo controllo delle materie prime ma fatica a competere a livello tecnologico;
- gli Usa, che hanno un chiaro vantaggio tecnologico ma dipendono dalla Cina per le materie prime.
Nessuno dei due Stati è intenzionato a collaborare in questo settore, ritenendolo troppo sensibile per la sicurezza nazionale. Di conseguenza, mentre la Cina tenta di colmare il gap tecnologico, gli Usa stanno cercando, con questa alleanza, di spingere i propri alleati a investire maggiormente sulla filiera, sia nella produzione di chip, sia nell’estrazione delle materie prime critiche necessarie per produrli, in modo da isolare la Cina.