Agcm contro i videogiochi Diablo e Call of Duty, bambini a rischio con gli acquisti in-app

L'Antitrust ha avviato un'indagine sulle pratiche dei videogiochi mobile Diablo Immortal e Call of Duty, accusati di ingannare i consumatori, tra cui molti minori, per spingerli a spendere

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Matteo Runchi

Editor esperto di economia e attualità

Redattore esperto di tecnologia e esteri, scrive di attualità, cronaca ed economia

Activision Blizzard e la sua parent company Microsoft sono sotto indagine da parte dell’Antitrust per alcune pratiche commerciali scorrette attuate nei videogiochi per cellulari Call of Duty e Diablo Immortal. Le due applicazioni sono gratuite, ma al loro interno spingono i giocatori, spesso minorenni, ad acquistare valuta di gioco dal valore non sempre chiaro.

L’Autorità per la concorrenza ha criticato anche vari altri aspetti del modo in cui i due videogiochi interagiscono con i giocatori, dalle autorizzazioni per la privacy al parental control.

Le accuse dell’Antitrust contro Diablo e Call of Duty

Nel comunicato con cui l’Agcm (l’Autorità per il controllo della concorrenza e del mercato più comunemente nota come Antitrust) ha annunciato l’avvio di un’indagine che coinvolge Activision Blizzard e quindi Microsoft sui videogiochi Diablo Immortal e Call of Duty.

L’Autorità contesta:

Si tratta in realtà di pratiche piuttosto comuni nell’industria dei videogiochi, in particolare in quelli per cellulari, che spesso sono free to play.

La formula significa che scaricare l’applicazione in sé è gratuito, così come lo è giocare. All’interno, però, sono spesso presenti molte opzioni per acquistare prodotti, spesso non solo cosmetici (come skin e vestiti dei personaggi) ma che avvantaggiano chi spende di più – altro meccanismo noto come pay to win.

Giocatori costretti a pagare e mancanza di regole chiare

La prima critica dell’Antitrust a Diablo e CoD riguarda proprio il denaro.

L’Autorità sostiene che l’interfaccia dei due giochi dia troppo spazio a offerte, sollecitazioni all’acquisto e in generale alla parte a pagamento delle due applicazioni. Inoltre le regole poco chiare riguardo alla chiusura degli account rischiano di far perdere tutti i beni digitali acquistati, violando i diritti dei consumatori.

Uno dei punti più critici è quello della valuta di gioco. I beni digitali in queste applicazioni non possono essere acquistati direttamente e quindi ogni gioco mette a disposizione una valuta di gioco che a sua volta è a pagamento.

Per acquistare questa moneta digitale vengono messi a disposizione dei bundle, delle offerte per cui più si spende e meno costa la valuta. Questo però rende poco chiaro il valore della valuta stessa.

Su Diablo Immortal, per esempio, la valuta di gioco a pagamento ha diversi prezzi a seconda di quanta se ne acquista:

Nel primo caso il valore di una singola unità è poco più di 0,016 euro, mentre nel secondo è di 0,012 euro.

Infine, l’Agcm ha individuato problemi nel parental control e nel trattamento dei dati personali.

In entrambi i casi le opzioni selezionate di default andrebbero più a vantaggio dell’azienda che dei consumatori, in particolare dei minori, che sarebbero quindi troppo esposti alle offerte commerciali.

Il commento del Codacons contro i due videogiochi

L’associazione dei consumatori Codacons è stata tra i primi a commentare l’indagine dell’Antitrust:

Bene la nuova indagine dell’Antitrust in tema di videogiochi e, se saranno accertati illeciti, avvieremo iniziative legali a tutela degli acquirenti dei prodotti sotto inchiesta. Una pratica quella degli acquisti “in-game” particolarmente insidiosa, perché inserita nei videogiochi destinati ai minori allo scopo di indurre i bambini ad effettuare acquisti o a richiedere ai genitori di farlo, spesso attraverso grafiche accattivanti e messaggi aggressivi mirati proprio a modificare il comportamento dei più piccoli, che hanno meno strumenti di tutela.

Il Codacons ha poi sottolineato che queste pratiche rischiano di far sviluppare, soprattutto nei minori:

pericolose forme di dipendenza da gioco.

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