Papa Leone XIV ha pubblicato la sua prima enciclica, Magnifica humanitas, che è dedicata interamente all’intelligenza artificiale. Nel testo, il pontefice ammonisce contro i possibili effetti avversi che questa tecnologia potrebbe avere sulle persone, in vari ambiti della società, dal lavoro ai rapporti interpersonali.
Ampio spazio è dato soprattutto all’effetto di aumento delle diseguaglianze che l’IA potrebbe avere. Il testo è diretto soprattutto ai dirigenti del settore, a cui Leone XIV si è già più volte rivolto. Nell’enciclica è presente anche un parallelo biblico, quello del mito della torre di Babele.
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La prima enciclica di Leone XIV
Magnifica humanitas è la prima enciclica di Leone XIV da quando è diventato Papa. Quando è scritta da un Papa, l’enciclica, che normalmente è solo una comunicazione emessa da varie cariche della Chiesa, assume il ruolo di una lettera all’intera comunità cattolica. Tratta spesso di temi morali, ma anche dottrinali o sociali, che il pontefice ritiene importanti in quel momento storico.
Leone XIV ha deciso di dedicare interamente Magnifica humanitas all’intelligenza artificiale. Il sottotitolo spiega il tema principale:
La custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale.
Nel lungo testo, quasi 36mila parole in italiano, Leone XIV non esprime una posizione conservatrice nei confronti della tecnologia in sé, ma piuttosto accetta che l’IA farà sempre più parte della vita delle persone. Chiede però che sia governata, in modo che non porti a una disumanizzazione di chi ne fa uso.
L’IA “torre di Babele”
Il parallelo biblico più citato nel testo è quello della torre di Babele. Il mito, narrato nell’Antico Testamento, nel libro della Genesi, racconta di un tentativo, da parte dei primi uomini, di costruire una torre che raggiungesse il cielo. Il Papa, nel testo, lo descrive come:
Un piano derivato dell’idolatria del profitto che sacrifica i deboli, l’uniformità che appiattisce le differenze, la presta di un linguaggio unico.
Leone XIV vede quindi l’IA come dannosa per i più deboli, e nel testo lancia un appello per la sua regolamentazione:
Chiedo a tutti di fermare il cantiere dell’ennesima Babele e di unire le forze per edificare nel bene, affinché l’umanità non perda mai la propria bellezza.
Il parallelo con la Rerum Novarum
Nell’enciclica, Leone XIV ne cita un’altra, la Rerum Novarum, scritta nel 1891 da Leone XIII. Il Papa traccia un parallelo tra il suo testo e quello del predecessore, che invece chiedeva alla Chiesa di mitigare gli effetti negativi della rivoluzione industriale. La Rerum Novarum è considerata il testo fondante della dottrina sociale della Chiesa, che negli anni successivi ha anche ispirato il sindacalismo cattolico.
Proprio al ruolo delle parti sociali che dovrebbero garantire i diritti dei lavoratori in questo momento di trasformazione, l’enciclica di Papa Leone dedica un passaggio critico. Il pontefice si domanda se le strutture nate ai tempi della Rerum Novarum siano ancora in grado di svolgere il loro lavoro.