Come capire se i francobolli acquistano o perdono valore

Francobolli nuovi, usati, con gommatura o linguella, quali sono le caratteristiche da considerare e come stabilirne il valore

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Pierpaolo Molinengo

Giornalista freelance

Pierpaolo Molinengo è laureato in materie letterarie: ha avviato il suo percorso professionale nel 2002 specializzandosi in economia.

Le collezioni si costruiscono per passione. Poi, con il passare del tempo, ci si accorge di avere tra le mani un vero e proprio tesoro. Anche quando si tratta di francobolli. La domanda che torna spesso e volentieri, soprattutto tra i collezionisti alle prime armi, è quanto possano valere i propri francobolli. E come si debba fare per valutarli correttamente.

Prima di addentrarci negli aspetti più strettamente economici, ci piace solo ricordare che il primo francobollo della storia è stato emesso nel 1840 in Gran Bretagna. Mentre le prime riunioni di filatelisti si sono tenute negli Stati Uniti d’America a partire dal 1856. L’amore per i francobolli è partito fin da subito.

Quanto possono valere i francobolli

Sei curioso di sapere il valore della tua collezione di francobolli? Si tratta dei beni da collezione più diffusi, spesso ereditati, o accumulati per passione, ma  a volte è difficile stabilirne con esattezza il loro reale valore filatelico.

Come tutti gli investimenti sono soggetti ai cambiamenti e alle oscillazioni del mercato, ma esistono delle regole generali che si possono applicare sempre.

In primo luogo, è necessario stabilire, soprattutto nel caso si tratti di una collezione ereditata, se sia stata portata avanti in maniera seria e sistematica oppure no. Una persona esperta e appassionata, infatti, avrà selezionato con attenzione solamente i pezzi più rari, il cui valore rimarrà pressoché immutato nel tempo. Se invece sono state fatte scelte casuali e guidate magari dall’estetica o dal valore affettivo, è difficile che i pezzi siano ancora quotati.

Un primo indizio per capire come sia stata portata avanti la collezione, può essere dato dalla condizione in cui si sono conservati i singoli elementi. I francobolli, infatti, si deteriorano nel tempo, spesso ingialliscono o scoloriscono, a causa dell’umidità. Un collezionista esperto quasi sicuramente avrà provveduto a conservarli in maniera adeguata, magari in un raccoglitore apposito, per preservare il suo investimento, mentre se non ci sono queste condizioni è più probabile che si tratti di una collezione amatoriale.

Francobolli: come sono classificati

I francobolli si classificano, infatti in nuovi, nuovi con linguella e usati.

I primi sono quelli con ancora la gomma integra sul retro (liscia, compatta e senza macchie), mentre nei secondi è  alterata, probabilmente dalla linguella, ovvero dalla striscia di carta pergamena utilizzata per incollare i francobolli al foglio. Per quelli usati, invece bisogna controllare che l’annullo, una traccia apposta per evitarne il riutilizzo, sia leggero e non vada a toccare più di tanto la vignetta.

Più il francobollo è integro e conservato bene, più sarà alto il suo valore.

È fondamentale, inoltre, la dichiarazione di autenticità dei pezzi, rilasciata da alcuni periti filatelici o case d’aste, che ne certifica le condizioni e la validità.

Per conoscere il valore si possono consultare i cataloghi pubblicati, risalire a quelli di una vendita o di un’asta. Bisogna però sempre accertarsi che le condizioni dei vostri francobolli siano le stesse di quelli che avete preso ad esempio, altrimenti il valore potrà essere inferiore.

Anche i francobolli sono soggetti alle fluttuazioni di mercato, come tutti gli altri beni, in particolare quelli da collezione come quadri, gioielli e medaglie, che hanno un prezzo indicativo.

Come regola generale, si deve tener presente che negli ultimi anni sono aumentati i valori di quelli molto rari e degli esemplari di alta qualità, mentre i prezzi per gli esemplari più comuni hanno sofferto un deprezzamento significativo.

Al contrario di diamanti o medaglie d’oro, inoltre, non si può contare sul valore intrinseco dell’oggetto prezioso, ma bisogna rifarsi al prezzo fissato dal compratore.

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