I bambini di tutto il mondo in estate rischiano un lockdown climatico. Uno studio pubblicato il 26 agosto su Science Advances ha fotografato il livello di difficoltà dei bambini più piccoli con il cambiamento climatico. Analizzando i dati demografici e i modelli climatici, il gruppo di ricercatori ha stimato quanti bambini da 0 a 9 anni stiano subendo le conseguenze dello stress termico.
Un caldo, in particolare quello umido e più insidioso per l’organismo umano, colpisce 350 milioni di bambini per almeno cinque mesi all’anno. In un mondo senza il riscaldamento antropogenico sarebbero circa 120 milioni, il 9%. Il cambiamento climatico ha quasi triplicato i numeri. Un caldo che ha conseguenze sulla salute e quindi anche sui comportamenti: per evitare di esporre i bambini a stress termico, aumenta la tendenza a rimanere al chiuso.
Indice
Stress da caldo umido: più colpiti i bambini
Con le estati che diventano sempre più calde ed estese, prende piede lo scenario del lockdown climatico. Già adesso sappiamo, come riporta il Ministero della Salute, che tra le 11:00 del mattino e le 18:00 di sera, quando il caldo è più forte nella stagione estiva, bisognerebbe evitare le attività fisiche all’aperto.
In futuro, questa condizione che al momento è un consiglio potrebbe diventare qualcosa di necessario, strettamente collegato alla salute umana. Lo studio “Age-specific exposure to human-induced increases in humid heat” racconta di come circa 560 milioni di bambini tra zero e nove anni, il 43%, subisca stress da caldo umido.
Il caldo umido colpisce particolarmente l’organismo e il sistema di raffreddamento attraverso il sudore. Con più umidità, c’è maggiore difficoltà a far evaporare il sudore. I bambini sono maggiormente vulnerabili al caldo estremo proprio perché tendono, più degli adulti, a giocare all’esterno e quindi a sudare.
Lockdown climatico per proteggere i bambini
I bambini dovrebbero poter stare all’aperto e giocare, come viene consigliato dagli esperti di salute e dell’educazione. In estate, però, è sempre più difficile. Basti pensare al caldo estremo di maggio, giugno, luglio e agosto 2026, attraversato da ondate di calore che hanno reso molte città italiane da bollino rosso, con temperature che hanno anche superato i 40 °C.
Così, come per le ordinanze anticaldo, quando inizia a fare molto caldo, il gioco si sposta all’interno. Uno studio del 2025 ha osservato come le condizioni ambientali incidano sul gioco attivo all’aperto.
GreenMe cita uno studio condotto in una contea dell’Arizona su 61 scuole elementari. Dallo studio emerge che il 93% degli istituti aveva modificato la normale ricreazione all’aperto a causa del caldo, e la soluzione più semplice era spostare la ricreazione dentro la scuola o cancellarla.
Giocare all’interno non è come giocare all’esterno e, proseguendo nella sua analisi, GreenMe racconta un altro studio che mostra come i bambini mostrassero livelli di emozioni positive più alti quando giocavano all’aperto o in palestra rispetto a quando rimanevano nelle aule.
Scuole aperte anche in estate
In questo quadro che sembra rinchiudere i bambini all’interno per tenerli al sicuro dal caldo, si affianca la necessità di tenere aperte le scuole anche in estate. A differenza dei centri estivi, spesso con posti limitati o dal costo troppo elevato, la scuola sarebbe un’alternativa gratuita. Si presenta però il problema dello spazio chiuso e al momento neanche abbastanza rinfrescato per poter accogliere i bambini.
Esistono i piani contro il caldo, con investimenti in condizionatori per nidi, centri estivi, scuole dell’infanzia e oltre, fino a raggiungere i più grandi con le scuole medie e superiori.
Milano, per esempio, ha spiegato di aver dovuto acquistare 609 condizionatori portatili, 1.817 ventilatori e 368 ombrelloni per rafforzare le zone d’ombra nei pressi di nidi e centri estivi.
Condizionatori nelle scuole: un’impresa quasi impossibile
Ci si potrebbe domandare come mai nelle scuole italiane non siano già disposti i condizionatori in tutte le aule o nei corridoi per poter rinfrescare il più possibile gli spazi in comune.
In Italia esistono più di 60.000 scuole e solo 4.457 hanno un condizionatore (il 7,42%). La regione con più condizionatori o ventilazione per le scuole sono le Marche, con il 30,2%, mentre la regione con meno aria condizionata è il Lazio con il 2,4%.
Il motivo è che molte scuole italiane sono in edifici costruiti prima del 1976, quindi che hanno ormai più di cinquant’anni. Le nuove scuole, quelle costruite dal 2018 a oggi, sono appena 429.
Ci sono quindi diversi ostacoli all’installazione di impianti di condizionamento o ventilazione, a partire dai costi di installazione, manutenzione e bollette dell’energia a carico degli enti locali.
Roma, per esempio, ha dichiarato di essere pronta a prendere in considerazione la possibilità di installare impianti di refrigerazione in tutte le scuole, ma mancano i fondi. Serve un intervento della Regione o dello Stato per coprire, soprattutto nelle zone con più carenze, tutte le scuole del territorio.
Ma vanno anche superati i vincoli architettonici e gli impianti elettrici obsoleti. Un lavoro quindi molto più ampio e che allungherebbe i tempi, oltre a far aumentare i costi degli interventi.