Certificazione Unica errata, milioni di italiani rischiano di perdere fino a 960 euro

Errori nelle Cu 2026, soprattutto Inps, mettono a rischio il bonus cuneo fiscale: cosa controllare e come evitare perdite fino a 960 euro

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Giorgio Pirani

Giornalista economico-culturale

Giornalista professionista esperto di tematiche di attualità, cultura ed economia. Collabora con diverse testate giornalistiche a livello nazionale.

La stagione delle dichiarazioni dei redditi 2026 è partita nel peggiore dei modi. Le Certificazioni Uniche 2026 sono al centro di un vasto caso di errori di compilazione che ha messo a rischio il riconoscimento del nuovo taglio del cuneo fiscale per milioni di lavoratori dipendenti. Il caso più clamoroso ha coinvolto direttamente l’Inps, responsabile di circa due milioni di certificazioni compilate in modo inesatto.

Cos’è la Certificazione Unica e perché conta

La Cu è il documento che ogni anno il datore di lavoro, l’Inps o un altro sostituto d’imposta consegna al lavoratore per certificare i redditi percepiti e le ritenute subite.

Quest’anno il modello è stato aggiornato con nuove caselle (dalla 718 alla 725), inserite nella sezione dedicata alle “somme che non concorrono alla formazione del reddito”. Questi campi sono determinanti per stabilire se un contribuente ha diritto ai nuovi benefici fiscali introdotti dalla Legge di Bilancio 2025. Con la stessa legge, il governo Meloni ha trasformato il taglio del cuneo da sconto sui contributi previdenziali a vera e propria detrazione fiscale Irpef.

La casella 718 è diventato il nodo centrale della vicenda. Il codice inserito in questa casella stabilisce se un determinato reddito debba essere incluso o escluso dal calcolo del nuovo beneficio fiscale.

Un errore può produrre due effetti opposti: negare il taglio del cuneo a chi ne ha diritto oppure riconoscerlo indebitamente. In entrambi i casi, le conseguenze economiche possono essere rilevanti: si parla di importi fino a 960 euro di mancato beneficio.

L’errore dell’Inps

Il caso più grave ha riguardato l’Inps. Nelle prime certificazioni uniche relative a diverse prestazioni, nella casella 718 era stato indicato il codice 2, che esclude le somme dal calcolo del beneficio fiscale. Questo è accaduto per indennità come:

Il problema è che queste indennità sostituiscono redditi da lavoro dipendente e avrebbero dovuto essere incluse nel calcolo del bonus. Circa due milioni di posizioni sono risultate interessate dall’errore.

Dopo le segnalazioni di Caf e Cgil, l’Inps ha ammesso l’errore. Le certificazioni corrette sono state caricate a partire dal 31 marzo 2026. I dati aggiornati sono confluiti automaticamente nella dichiarazione precompilata, disponibile dal 30 aprile. L’Istituto invita i contribuenti a scaricare nuovamente la propria Cu 2026, soprattutto se era stata ottenuta prima del 31 marzo.

Il nodo delle sanzioni

A complicare ulteriormente il quadro c’è il regime sanzionatorio per la correzione delle Cu. Chi invia una certificazione rettificativa rischia una multa di 100 euro per ogni documento, ridotta a circa 33 euro se la correzione avviene entro il 16 maggio 2026.

Per enti o aziende con migliaia di certificazioni da correggere, il costo può diventare insostenibile. Per questo, Cgil e il Consorzio Caaf hanno scritto al ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti e al viceministro Maurizio Leo, chiedendo la sospensione delle sanzioni in questi casi specifici, così da facilitare la correzione degli errori senza penalizzare i soggetti coinvolti.

Cosa devono fare i lavoratori

Il consiglio degli esperti è chiaro e vale per tutti:

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