Deduzione per autotrasportatori ferma a 48 euro, la comunicazione del Mef

Nonostante l'aumento del costo dell'energia, la deduzione forfettaria per le piccole spese degli autotrasportatori è rimasta ferma a 48 euro al giorno, come è dal 2022

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Matteo Runchi

Editor esperto di economia e attualità

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Il Ministero dell’Economia e delle Finanze e il Ministero dei Trasporti hanno stabilito che la deduzione giornaliera concessa agli autotrasportatori per le piccole spese fuori dal Comune in cui si trova la propria azienda rimarrà a 48 euro al giorno. Nessun aumento per il costo dell’energia quindi, come invece era avvenuto nel 2021.

La dotazione del fondo che copre questa misura è infatti rimasta ferma a 70 milioni di euro, di conseguenza nemmeno le singole cifre giornaliere sono cresciute. Agli autotrasportatori era comunque stato rinnovato per giugno il fondo per i crediti d’imposta per contrastare il caro carburante.

Deduzione per gli autotrasportatori ferma a 48 euro

Nessuna modifica per la deduzione giornaliera degli autotrasportatori. Mef e Mit non hanno cambiato le cifre della misura che permette alle piccole imprese della categoria di non dover rendicontare ogni singola uscita durante l’attività lavorativa. Di conseguenza, la deduzione corrisponde anche per il 2026 a:

Sono le stesse cifre che gli autotrasportatori hanno già visto negli ultimi cinque anni. Il Governo infatti non ha mai aumentato la dotazione di questa misura, nonostante l’inflazione debba, in teoria, far crescere la cifra forfettaria. L’ultimo aumento, straordinario, è stato nel 2021, quando la soglia fu aumentata a 55 euro per far fronte alla crisi inflazionistica determinata dalla fine delle restrizioni della pandemia da Covid-19.

Come funziona la deduzione per gli autotrasportatori

La deduzione giornaliera per gli autotrasportatori è una misura pensata per evitare alla categoria di dover rendicontare ogni singola piccola spesa che in particolare gli imprenditori autonomi, che guidano i propri mezzi, eseguono durante le normali giornate lavorative. Uscite come pranzi, parcheggi o piccoli pedaggi, ad esempio, che richiederebbero un’attività di rendicontazione molto intensa per pochi euro di detrazione.

 

Si tratta, però, di una deduzione, non di una detrazione o di un bonus. Significa che i 48 euro al giorno non vengono dati all’autotrasportatore, ma si accumulano e sono rimossi dall’imponibile quando si arriva al momento di dover pagare le tasse. Questo può anche far scendere un reddito sotto determinati scaglioni Irpef, diminuendo sensibilmente la percentuale dovuta allo Stato.

Il contributo fiscale per il caro carburanti

La principale ragione per cui non ci sono stati aumenti nella deduzione per gli autotrasportatori è il fatto che un bonus per contrastare l’aumento dei prezzi questa categoria lo sta già ricevendo. Tra marzo e giugno, il Governo ha previsto, con i vari decreti accise, un sistema di crediti di imposta per assicurare agli autotrasportatori dei vantaggi che compensino l’aumento delle spese.

Il contributo fiscale, che è appunto stato esteso per tutto il mese di giugno, è costato allo Stato circa 300 milioni di euro. È servito anche a evitare che i maggiori costi dei trasporti si trasferissero sui beni di consumo, aumentando l’inflazione e il costo del carrello della spesa.

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