Un nuovo bonus da 500 euro ai dipendenti, la proposta: chi potrebbe riceverlo a dicembre

Un intervento sulla tredicesima allo studio per la legge di bilancio potrebbe portare da 200 a 500 euro netti in più ai dipendenti a dicembre

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Federica Petrucci

Editor esperta di economia e attualità

Laureata in Scienze Politiche presso l'Università di Palermo. Scrive di Fisco e Tasse, Economia, Diritto e Lavoro, con uno sguardo sull'attualità e i temi caldi

Nella prossima legge di bilancio potrebbe essere inserito un nuovo bonus per lavoratori dipendenti, ovvero uno sconto sulla tredicesima che – secondo le stime – garantirebbe da 200 a a 500 euro in più nella busta paga di dicembre. La misura è attualmente al centro del confronto politico, ma già sono state avanzate delle ipotesi sulla platea dei beneficiari e l’aliquota sostitutiva applicabile.

Cosa sappiamo sul nuovo bonus da 500 euro per i dipendenti

Il bonus al vaglio si basa su meccanismo piuttosto semplice e già noto, ovvero quello di rendere meno pesante la tassazione della tredicesima. In questo modo il vantaggio fiscale comporterebbe il riconoscimento di una somma aggiuntiva a dicembre, ma non in maniera diretta. A cambiare sarebbe infatti la quantità di imposte trattenute, con la conseguenza di un importo netto in busta paga più elevato.

L’idea allo studio è quella di applicare sulla tredicesima un’imposta sostitutiva con aliquota fissa, separata rispetto alla normale tassazione Irpef. In particolare, si è parlato di un’aliquota compresa tra il 10% e il 15%. La percentuale definitiva, però, dovrà essere eventualmente stabilita dal legislatore, compatibilmente con le risorse disponibili.

Il bonus deriverebbe quindi dalla differenza tra quanto il lavoratore pagherebbe con la normale tassazione e quanto verserebbe applicando la nuova aliquota agevolata.

Come calcolare il bonus e quanto spetterebbe

Se la proposta dovesse essere approvata, il beneficio sarebbe collegato al reddito e all’importo della tredicesima. Come è emerso da una delle proposte attualmente discusse. quella presentata da Marco Osnato, esponente di Fratelli d’Italia, il bonus nella sua prima formulazione prevede una soglia di 15.000 euro di reddito annuo per l’applicazione dell’aliquota agevolata del 15% sulla tredicesima. La misura potrebbe essere modificata, poiché pare si stia valutando anche una tassazione al 10% e una platea dei beneficiari più ampia.

Così facendo, le prime stime parlano di un vantaggio compreso indicativamente tra 200 e 500 euro netti per i lavoratori interessati. Ipotizziamo, per esempio, un lavoratore con una tredicesima lorda di 2.500 euro:

La differenza tra i due importi sarebbe quindi di 200 euro, che rappresenterebbero il maggiore netto disponibile per il lavoratore rispetto allo scenario ipotizzato senza agevolazione.

Il vantaggio diventerebbe ancora più significativo nel caso in cui l’aliquota sostitutiva venisse fissata al 10%. Sempre prendendo come riferimento una tredicesima lorda di 2.500 euro, infatti l’imposta sarebbe pari a 250 euro. Rispetto ai 575 euro dell’ipotesi ordinaria considerata nell’esempio, il risparmio fiscale teorico arriverebbe quindi a 325 euro.

Per arrivare a 500 euro, invece, occorrerebbe una tredicesima più elevata oppure un’aliquota agevolata particolarmente bassa. Ad esempio, mantenendo l’ipotesi di un prelievo ordinario del 23% e considerando una tassazione sostitutiva del 10%, su una tredicesima lorda di circa 3.846 euro la differenza tra le due imposte sarebbe di circa 500 euro.

Quanto costerebbe allo Stato

Come tutti gli interventi che entreranno a far parte della legge di bilancio, l’approvazione o meno di questo bonus dipenderà dalla copertura finanziaria. Nelle relazioni presentate insieme alla proposta, il primo intervento (aliquota al 15% e tetto di 15.000 euro) avrebbe un costo per le casse pubbliche di circa 500 milioni di euro.

Questo è il costo che lo Stato dovrà sostenere se si applica un’imposta più bassa sulla tredicesima, conseguente alle minori imposte incassate dai lavoratori interessati. Il minore gettito fiscale dovrà quindi essere compensato attraverso le risorse che saranno disponibili all’interno della prossima manovra finanziaria.

Ed è proprio questo uno degli aspetti che potrebbe incidere sulla formulazione definitiva della misura. Una proposta può infatti essere modificata durante l’iter parlamentare in funzione delle risorse effettivamente disponibili.

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